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Emma Stone: “Il mondo ha bisogno di sognatori”

Candidata all’Oscar per “La La Land” racconta i tanti “no” che si è sentita dire, i genitori e quel difficile compromesso tra vita privata e lavoro

Ven 24 Feb 2017 | di Alessandra De Tommasi | Interviste Esclusive
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Con lo smalto rosa pastello e gli occhi chiarissimi, incorniciati in un intenso smokey, Emma Stone gioca con i contrasti, ma si vede lontano un miglio che ha paura. Chi non ne avrebbe al posto suo? È l’astro nascente tra i candidati all’Oscar e la Mostra del cinema di Venezia le ha dedicato l’apertura – oltre che la Coppa Volpi, il premio più prestigioso – nel film dell’anno e dei record, il musical “La La Land”. Sta vivendo un momento d’oro e deve giocarsela al meglio, ecco perché tormenta gli anelli mentre cerca sempre una risposta diplomatica. Non stupisce che sia la migliore amica di Jennifer Lawrence.
Perché il mondo ha bisogno di sognatori, come dice in “La La Land”?
«L’unico modo per esorcizzare il cinismo è lanciare messaggi di bellezza e speranza. E questa storia dimostra che i desideri hanno un prezzo e si chiama costanza. Racconta due sognatori che cercano di farcela insieme, dividendo i propri sogni!».
Lei è diventata un’icona di bellezza, ma spesso la si vede al naturale, senza un filo di trucco. Ha mai sentito la pressione sul proprio aspetto?
«Ognuno, me compresa, combatte una battaglia con le insicurezze per tutta la vita, hai il terrore di non essere abbastanza e mi sembra umano. Sono sollevata dal fatto che anche in un film romantico come questo passi l’idea che devi avere il coraggio di mostrare chi sei».
Ha subìto i ripetuti rifiuti del suo personaggio?
«Certo, ho provato i ‘no’ ai provini e lo sconforto, proprio come è successo a lei. Anche se non saprei dire se sono una sognatrice o un’idealista. Piuttosto, quando amo o voglio qualcosa, mi attivo ad ottenerlo, a qualunque costo. Serve duro lavoro e ci devi mettere l’anima».
Alle donne spesso viene chiesto di scegliere tra vita privata e professionale. Cosa ne pensa?
«Che non si debba scegliere. Certo, nel film le circostanze portano i protagonisti a fare determinate scelte, però ad un certo punto lei sta per mollare e vuole tornare dai genitori, poi capisce che tutto richiede sacrificio, a volte ci si mette in mezzo anche il tempismo, altre il destino, che ha scritto per te una strada. E so di cosa sto parlando, perché ho avuto quella stessa tentazione, lasciarmi questo lavoro alle spalle e ricominciare, ma alla fine ho desistito».
Ci faccia degli esempi.
«Ho sperimentato il fallimento, anche se forse non a un livello devastante, più che altro come una specie di montagna russa professionale, ma adesso mi sembra di aver trovato una specie di equilibro, guardo alla meta, ma intanto mi godo il viaggio».
“La La Land” è anche un inno all’amore. È uno spirito romantico?
«(Lunga pausa - ndr) Non troppo, ma arrivo al punto di ridere e piangere allo stesso tempo quando il cuore mi batte forte».
Sembra molto protettiva verso la sua privacy, si concede di leggere cosa scrivono i giornali di lei?
«L’ho fatto per molto tempo, ma tra cattiverie e commenti meschini ci ho sofferto troppo. Eppure continuo a metterci la faccia, faccio del mio meglio. Lo so che c’è gente che mi odia e a cui non piacciono le mie idee, ma sono un essere umano anch’io e tutto questo mi ferisce….».
Cosa le hanno insegnato i suoi genitori?
«Se ve l’immaginate lì seduti a tifare per me con striscioni d’incoraggiamento a gridare “Sei la migliore” allora beh, vi sbagliate di grosso. Non si comportano da fan, ma so di poter fare sempre affidamento su loro due e su mio fratello». 
Ricorda il suo primo musical?
«Avevo 8 anni e ho visto “Les Misérables”, ricordo che ero talmente piccola che mi hanno messo un seggiolino sulla sedia per vedere meglio. Da allora li ho visti tutti da “Cabaret” a “Singing in the rain”».
Già in passato ha scelto progetti impegnativi, premiati con l’Oscar, come “Birdman”. Perché?
«Amo i film di genere. In quel caso, c’era molto cinismo, l’opposto di “La La Land”, e mi ha devastato, ma mi ha fatto bene, è stata una palestra dura».
Al momento di questa chiacchierata non si conosce ancora il verdetto degli Oscar, dove lei è candidata come miglior attrice. Se dovesse ricordare quest’esperienza, premi a parte, che immagine avrebbe impresso nella memoria per sempre?
«Io e Ryan Gosling, ormai un amico fidato e compagno d’avventure, durante il complicato numero di danza della panchina. La sfida è stata ricordare i passi, ma soprattutto evitare di cadere e ruzzolare giù dalla collina, piangendo come una bambina. Non è stata impresa da poco! (Finalmente si lascia andare ad una risata - ndr)».

 


LA NUOVA STELLA DI HOLLYWOOD

 

Emily Jean Stone a soli 28 anni ha conquistato Hollywood. Partiamo dagli ultimi successi: ha vinto la Coppa Volpi alla Mostra del cinema di Venezia, dove ha presentato lo scorso anno il film d’apertura, “La La Land”, per il quale ha anche ottenuto un Golden Globe come migliore attrice. Il musical le è valsa la seconda nomination agli Oscar (dopo “The Help”) e ha infranto ogni record di nomination (14, per essere precisi, al pari di “Eva contro Eva” e “Titanic”). Alla sua terza collaborazione con Ryan Gosling, dopo “Crazy, stupid, love” e “Gangster Squad”, e solo dopo dieci anni dal debutto al cinema, questa giovane di talento è una certezza e non più solo una promessa. Reginetta delle commedie romantiche, ha conquistato il grande pubblico nell’ultima rivisitazione dell’Uomo Ragno, “The Amazing Spider-Man”, nei panni della fidanzatina del supereroe. La finzione si è trasformato in realtà quando ha iniziato a fare coppia fissa con il partner di set, Andrew Garfield, nominato agli Oscar come miglior attore nel 2017. Nuova musa di Woody Allen, ha collezionato collaborazioni eccellenti da “Birdman” a “The Help”.


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