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La ‘conquista’ del sonno

Ci vuole tempo perché il bimbo inizi a dormire regolarmente

Ven 24 Feb 2017 | di Lucrezia L. | Genitori&Figli

Per tante, tantissime neo mamme e papà dormire una notte di filato senza essere  risvegliati dai pianti del pupo di casa non è scienza, è fantascienza, tanto per fare il verso a un vecchio spot pubblicitario. Eppure la scienza si è applicata seriamente per studiare modi di alleviare la piaga della mancanza di sonno o meglio dell'irregolarità del sonno, che affligge i neo genitori. 

Anni fa, su queste stesse pagine, avevo raccontato il metodo Estivill, che all'epoca era molto "di tendenza". Ma siccome questo genere di scienza umana, la scienza dei comportamenti, è una delle più soggette a revisioni e a vere e proprie mode. Risultato: il metodo Estivill è inesorabilmente caduto in disgrazia già da un paio d'anni. Semplificando, il sistema prevedeva di lasciar piangere il bimbo gradualmente sempre più a lungo, finché non si fosse abituato, associando al momento della nanna e degli interventi per farlo riaddormentare, un rituale sempre uguale. Ma nell'epoca delle mamme ansiose era inevitabile che un sistema basato sulle lacrime del piccolo risultasse poco gradito, se non inaccettabile per i cuori materni.

Negli ultimi anni diversi saggi sul sonno infantile hanno assunto come punto di partenza proprio la critica al metodo Estivill, vedi il saggio di Elizabeth Pantley dall'eloquente titolo: "Fai la nanna senza lacrime". Il testo mette in fila una decina di consigli, divisi a seconda della fascia di età. Per i più piccoli, adorabili bambolotti da 0 a 4 mesi di età, la consulente familiare suggerisce innanzitutto di lavorare sull'innegabile legame sonno-fame, che in quella tenera età è decisivo. 

Il sonno di un bimbo così piccolo infatti non è ancora basato sui classici ritmi circadiani, che per noi adulti, chi più chi meno, hanno un andamento più o meno regolare. Il bimbo si addormenta quando è stanco e si sveglia quando ha fatto il pieno di riposo. Spesso la molla è proprio la fame. La consulente suggerisce, ad esempio, di spezzare l'abitudine consolidata dei bimbi di addormentarsi durante la poppata. Meglio, almeno qualche volta, staccarlo dal seno un po' prima. Altrimenti nel neonato si creerà un automatismo difficile da interrompere. Alle neo mamme è anche suggerito di far caso ai rumori del sonno. I piccolini ne emettono di ogni tipo durante il sonno, ma impariamo a non scambiarli per un segno che è sveglio. Quando invece è davvero sveglio, sostiene Elizabeth Pantley, bisogna intervenire tempestivamente per nutrirlo, altrimenti si sveglierà del tutto e poi sarà più difficile farlo riconciliare col sonno. Per affinare un metodo personalizzato, visto che ogni bimbo è diverso, l'autrice suggerisce anche di stilare un registro dei pisolini durante la giornate e del comportamento del bimbo nelle due ore precedenti la nanna. Lo schema fornirà indicazioni utili a individuare eventuali attività ipereccitanti da evitare a ridosso del momento di chiudere gli occhi per la notte.

Per i bimbi più grandi, Pantley raccomanda di far attenzione anche al cibo: un'alimentazione sana e variata è importante. Sulla creazione di rituali del sonno sempre uguali insiste invece un testo più recente, "Facciamo la nanna", di Grazia Honegger Fresco, allieva di Maria Montessori. Che, confermando il no alle tecniche basate sul lasciar piangere i bambini, introduce un altro tema: la regolarità degli orari. Da ottenere con piccoli, graduali, spostamenti del momento della nanna, in modo da portarlo a un momento fissato.

In ogni caso, tutte le autrici specificano che la regolarità del sonno, soprattutto per i bambini fino a un anno, è una chimera. Rassegnamoci, il ciclo "normale" per i nostri pargoli sarà una conquista progressiva. Mentre per noi mamme sarà una lieta riconquista. 


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