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Un tatuaggio contro gli sprechi

Etichette adesive sui cibi: servono davvero? Un innovativo sistema garantisce tracciabilità e riduzione di sprechi

Ven 24 Feb 2017 | di Roberto Lessio | Ambiente
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Avete presente quel piccolo adesivo che sempre più spesso troviamo appiccicato su ogni mela, pera, arancia, avocado, banana o altri prodotti deperibili, tipo il pane, nei supermercati? È una reale necessità per identificare l’origine del prodotto o è solo l’ennesimo eccesso nell’uso sconsiderato della plastica, senza valutazioni delle conseguenze che quell’uso comporta? Più in generale: l’uso di etichette e imballaggi risponde effettivamente ad esigenze di sicurezza e salute o sono spesso le esigenze commerciali a consigliarne l’uso? 

La risposta a queste domande, come vedremo, non è affatto retorica, perché tutto dipende da una delle tante leggi comunitarie mal riuscite: in base alle norme dell'Unione Europea, infatti, tutti i prodotti sfusi devono essere contrassegnati per fini di tracciabilità. Come ciò debba avvenire però non è chiaro. Da qui l’uso indiscriminato di adesivi, plastica, inchiostro e colla, che spesso restano attaccati al prodotto. Eclatanti sono poi gli alimenti confezionati singolarmente. Una grossa multinazionale della frutta è arrivata a commercializzare le patate “plastificate” una per una… Oltre ad avere maggiore impatto sull'ambiente per via degli imballaggi, il cibo lavorato in certi modi, già sgusciato, affettato, sbucciato e così via costa molto di più. Ma così risparmi tempo, si potrebbe dire. Certo, ma devi lavorare più tempo per pagare quei soldi in più spesi per avere quei prodotti super-lavorati.

 
IL TATUAGGIO BIO
Partendo dalla necessità di dare una risposta ai consumatori, soprattutto al fine di contrastare la proliferazione degli imballaggi e delle etichettature inutili, nell’ultimo periodo qualcuno ha cominciato a dare una risposta a tanta inutile dissipazione di risorse. La ditta spagnola Laser Food ha messo a punto un innovativo sistema di etichettatura laser: una sorta di tatuaggio direttamente sulla buccia che garantisce la tracciabilità dei prodotti agricoli, impresso con un raggio laser che non intacca in alcun modo il sapore, le caratteristiche organolettiche e la conservabilità dei prodotti, che così possono essere consumati direttamente con o senza buccia. Un’idea dell’impatto positivo? L’azienda olandese Nature & More, che fornisce prodotti ortofrutticoli biologi nel Nord Europa, accortasi di quanta plastica veniva consumata per appiccicare il bollini di plastica ad ogni frutto commercializzato, si è mossa. Avendo venduto nel 2015 ai supermercati svedesi del marchio ICA oltre 725mila confezioni di avocado bio, si sono accorti che, solo per questo tipo di frutto ogni anno dovevano usare una pellicola larga circa 30 centimetri e lunga 217 chilometri: in peso si trattava di oltre 2mila chili di plastica. Il fornitore olandese ha quindi proposto ai suoi clienti svedesi il nuovo metodo di etichettatura naturale nato in Spagna, al posto delle etichette adesive. 
 
MENO IMBALLAGGI E MENO INQUINAMENTO
Il processo è stato certificato come perfettamente biologico in Svezia da un apposito ente (Skal) e dalle autorità preposte alla sicurezza alimentare di quel Paese. In tal modo, i prodotti possono essere venduti sfusi - come prevede la legge – in un modo sano anche per l'ambiente, contribuendo così anche a contrastare lo spreco alimentare. Il sistema consente di risparmiare anche sulle confezioni, le scatole di cartone e i pallets che servono a conferire i prodotti. Il costo per la macchina laser è notevole, ma i risparmi sull’acquisto e la stampa degli adesivi di plastica lo rendono progressivamente ammortizzabile. Non è ancora possibile quantificare gli enormi risparmi economici ed ecologici che potrà determinare questa nuova tecnologia, ma di sicuro siamo di fronte ad una netta inversione di tendenza rispetto alla filosofia dell’usa e getta. La tecnologia è in fase di applicazione anche per mele, pesche noci e meloni.             
 
SE LE AZIENDE CAMBIASSERO DESIGN...
Per rendere sempre più sostenibili i prodotti ed evitare sprechi, determinante è il ruolo della progettazione e del design dei nuovi prodotti da imballaggio: sempre più devono essere concepiti per essere riusati, riciclati e riparati. Secondo un recente rapporto della Ellen MacArthur Foundation, senza una fondamentale riprogettazione, circa il 30% degli imballaggi in plastica non potrà mai essere riutilizzato o riciclato. 
 
 
MENO PLASTICA, MENO CO2 
Ridurre l’utilizzo della plastica e degli imballaggi sta diventando una necessità economica, prima ancora che ecologica, nei paesi del Nord Europa: l’azienda tedesca Rewe ha messo al bando tutti i sacchetti di plastica a favore delle buste di carta, cartone, cotone e juta. Le catene dei supermercati inglesi Tesco e Sainsbury's da quest’anno non commercializzano più i bastoncini di plastica per pulire le orecchie, a favore di prodotti fatti interamente di cotone. Anche le micro-biglie utilizzate nella cosmesi e nei dentifrici sono in fase di eliminazione da parte di alcuni produttori.  
 
 
A BUON RENDERE
Allo scopo di favorire l’economia del riutilizzo e del riciclaggio, il deposito di una cauzione all’atto dell’acquisto svolge una funzione molto importante. È quanto avveniva tanti anni fa in Italia, ad esempio, con il vuoto a rendere delle bibite anche nei negozi e supermercati, mentre ora solo bar, locali e ristoranti lo fanno. Con questa impostazione economica, in Olanda attualmente il 96% delle grandi bottiglie in plastica PET viene ritirato per essere riutilizzato.  
 
 
PACKAGING MANIA E LE BANANE GIÀ SBUCCIATE
Il sito internet tedesco utopia.de si è divertito a fare una sorta di reportage sui cibi “fast food” pronti all'uso, pieni di imballaggi ed etichette. Avocado sbucciato e tagliato, uovo lesso senza guscio e banane senza buccia (rivestimenti naturali perfettamente biodegradabili), ma messi sotto plastica; patate incellophanate una per una e vino in calici singoli, dove il contenitore costa più del contenuto. La lista è lunga, basta farci caso quando si fa la spesa.
 
 
UE, OBIETTIVO 70%
Approvando il nuovo pacchetto delle misure per l’Economia Circolare, nelle scorse settimane il Parlamento Europeo ha approvato l'obiettivo di riciclare almeno il 70% dei rifiuti entro il 2030.
 
 
CONTENITORE PIÙ CARO DEL CONTENUTO!
A girare i supermercati italiani (la stessa cosa comunque avviene in altri Paesi), delle volte si rimane davvero allibiti su certi prodotti messi in vendita: definirli ridicoli è dire poco, sia a causa degli imballaggi in cui sono avvolti e confezionati, sia per le etichettature che promettono cose inverosimili. In una nota catena di supermercati italiani si paga, ad esempio, 1,29 euro per acquistare “in offerta” tre confezioni di 0,25 centilitri di vino alquanto scadente (circa il volume di un bicchiere) contenute ciascuna in un separato contenitore di tetrapak. Nessuno però ci spiega quanto si sta pagando realmente il vino, il trasporto, l’energia consumata per realizzare un prodotto monouso e il costo dello smaltimento di quel rifiuto. Né ci dicono che il contenuto (il vino) rappresenta appena il 25% del costo complessivo. Il resto se ne va per il contenitore. E questo è niente rispetto a quello che si trova in giro e su internet (vedi riquadro in alto). 

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