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Giovanni Scifoni: “Vi presento i ‘miei’ Santi”

Da attore di “Squadra Antimafia” a presentatore di “Beati voi” su Tv2000

Ven 24 Feb 2017 | di Giuseppe Stabile | Zona Stabile
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Nonostante il freddo pungente, Giovanni Scifoni arriva all’appuntamento in sella alla sua inseparabile bicicletta, accompagnato dalla voce possente, dal sorriso contagioso e da quell'irresistibile simpatia che hanno contribuito a farlo diventare uno dei giovani attori più apprezzati. Ma quando confessa di essere anche un accanito lettore di “Acqua & Sapone”, allora tutto diventa ancora più facile! Sapevamo che sei un bravo attore, autore, musicista e disegnatore di fumetti. Ora ti abbiamo inaspettatamente scoperto anche presentatore televisivo, con il programma “Beati Voi” su Tv2000. «Non sono un vero presentatore, quindi sono molto grato a Tv2000 e ad Alessandro Sortino che hanno incautamente deciso di affidarmi la conduzione di “Beati Voi”. Questa nuova edizione ha abbandonato il taglio giornalistico a vantaggio di quello teatrale, per raccontare in modo originale l’esistenza di sette grandi Santi, prendendo spunto anche per approfondire l’attualità. Sono felicissimo di fare questo programma; anzi, mi sento proprio beato ad aver scoperto le storie di queste persone straordinarie! Spesso siamo molto ignoranti su queste grandi storie, che invece sono, non solo edificanti, ma soprattutto vive, sorprendenti e affascinanti, donando tantissima speranza». Che cosa hai imparato da questa nuova esperienza televisiva? «Professionalmente, ho iniziato a comprendere come condurre un’intervista grazie ai consigli di Sortino, che da buon ex Iena maestro di garbata antipatia, mi spinge ad essere contemporaneamente accogliente, scettico e pronto a stupirmi nei confronti dell’ospite. Soprattutto, mi sono arricchito interiormente, attraverso l’esplorazione dell’umanità dei Santi che abbiamo raccontato, portando alla luce anche i loro sbagli e le loro piccolezze. È sui limiti di ogni persona che interviene la Grazia divina, compiendo una trasformazione preziosa che cerchiamo di portare in tv con una rappresentazione anche teatrale». Cos’è la santità per te? «Ognuno di noi può essere santo se gioisce dei doni che ha ricevuto da Dio, cercando di esprimere i propri talenti. In ogni puntata di “Beati Voi”, abbiamo scoperto che oggi la santità continua a esistere, messa in pratica da uomini e donne che conducono delle esistenze straordinarie, piene di amore, magari rimanendo sconosciute. La santità non è impossibile e il pubblico televisivo ha fame di cose belle. Personalmente, vorrei riuscire a ringraziare sempre il Signore con pienezza, per ciò che sono e che ho. Purtroppo sono spesso ansioso, cerco qualcos’altro, fuggo dalla mia storia cercando la felicità altrove. Mi auguro di conquistare la serenità di vivere con soddisfazione il momento presente». È difficile esprimere la tua fede anche sui set cinematografici o con le troupe delle fiction televisive? «Spesso non è semplice, ma oggi può essere anche divertente avere il coraggio di non appiattirsi nel ripetere le cose che dicono tutti. Essere autentici è una liberazione e non dobbiamo aspettare di essere anziani per dire quello che ci pare. Esprimere liberamente la propria fede cattolica è diventato difficile in qualsiasi luogo di lavoro, anche se nel nostro ambiente può avvenire con dei modi particolari. Ad esempio, i primi giorni sul set di “Squadra Speciale Antimafia” furono molto difficili: ero isolato dal cast e da tutta la troupe, alla quale, a mia insaputa, era stato vietato di bestemmiare dopo il mio arrivo. Poi gradualmente si è tutto risolto, ma ho cercato di spiegare che a volte la bestemmia autentica può nascondere una richiesta di dialogo e di aiuto nei confronti di Dio». “Le ultime 7 parole di Cristo” e “Guai a voi ricchi” sono due spettacoli teatrali che hai scritto e recitato con grande successo in tutta Italia. Cosa ti ha spinto a realizzare questi progetti? «Mi sono chiesto: io sono sempre lo stesso, perché devo sentirmi uno quando recito nelle fiction e un altro nella vita quotidiana o quando vado a Messa? Vorrei unire i vari aspetti della mia esistenza. Ho sentito il desiderio di sviscerare il tema sul quale mi sono più scontrato interiormente: la fede che mi hanno regalato i miei genitori. Delle proprie ferite bisogna parlare, ognuno di noi secondo la propria esperienza. La fede è la cosa che mi provoca più emozioni, mi fa ridere e piangere. Sulla spiritualità tutti portiamo delle ferite addosso e per questo è necessario approfondire. Ad esempio, partendo dalle ultime parole che Gesù ha pronunciato sulla Croce, ognuno dovrebbe chiedersi come imitare Gesù che ha amato fino alla fine anche chi lo disprezzava. Come mettere in pratica quest'atteggiamento verso un amico, un collega, oppure nei confronti del coniuge o di un figlio?». È vero che stai scrivendo un testo teatrale sulla sessualità? «Sì, perché è un tema affascinante che tocca tutti, al di là dell’essere credenti o meno. Non ho ancora deciso il titolo, ma è un argomento troppo importante per me, soprattutto dopo la nascita dei miei tre figli. Sto facendo molti approfondimenti, anche grazie agli interessantissimi articoli scritti da padre Angelo Benolli sulle pagine di questo vostro mensile. Di fronte alla sessualità siamo tutti nudi. Mi sono chiesto come mai anche nella Bibbia e nella storia della Chiesa questo tema sia così centrale: l’incarnazione stessa di Gesù passa per il grembo di Maria e il primo Vangelo inizia con la genealogia di Gesù. Meditando, ho compreso che la mia energia sessuale è lo strumento attraverso il quale amare il prossimo. La sessualità non si esprime solo con un amplesso: anche un sacerdote e una suora utilizzano la propria energia sessuale, seppur nella castità». Tra le varie iniziative di solidarietà alle quali partecipi, realizzi un laboratorio teatrale in un carcere minorile. Cosa ti ha insegnato? «In quell'ambiente i ragazzi riescono a sperimentare solo pochissime emozioni, soprattutto rabbia e angoscia. Attraverso il teatro, cerchiamo di aiutarli a tirar fuori sentimenti come fiducia, gioia, serenità e autoironia; emozioni pericolose, perché nel carcere devi pensare a difenderti dal gruppo, dimostrando di non essere debole. Spero di riuscire a dar loro qualcosa, ma sicuramente sto imparando moltissimo. Fin dall’inizio, mi sono reso conto del ridicolo bisogno che sovente abbiamo di essere simpatici a chiunque. Questi giovani detenuti hanno messo in luce il mio difetto di voler piacere agli altri, di tendere inconsciamente a essere accondiscendente verso tutti. È un retaggio della mia educazione e anche una stortura della mia professione, ma ora sono consapevole della necessità di cambiare, perché così non vado da nessuna parte! Inoltre, sto rendendomi conto del valore enorme della nostra libertà e di come spesso non sappiamo usarla. Finiamo per imprigionarci da soli, ad esempio lavorando molto più del necessario. È incredibile il disagio che a volte proviamo quando siamo in ferie o andiamo in pensione, oppure il disappunto di molti genitori quando le scuole sono chiuse e i figli rimangono a casa! Dio ci ha fatto un dono immenso creandoci liberi: la vera gioia è nel farsi carico della propria vocazione e impegnarsi per realizzarla». Come ti prendi cura della tua anima? «La preghiera è fondamentale e parlo molto con Gesù, anche se, preso dai mille impegni, cado nel grave errore di rivolgermi a Lui soprattutto quando ho bisogno di aiuto. Invece, la gioia più grande arriva dal condividere con il Signore le cose semplici e quotidiane, come il tempo trascorso con i figli: da loro ho imparato moltissimo, ma soprattutto che l’attenzione è la prima forma di carità verso l’altro. Stiamo vivendo un momento storico molto difficile e non abbiamo altra scelta che rimettere al primo posto la nostra anima. Come ci sta ripetendo Papa Francesco, i valori fondamentali arrivano nel cuore dell’uomo quando il cuore è sano. Non sono i valori che formano il cuore delle persone!».


DAI FUMETTI ALLA VITA DEI SANTI
Giovanni Scifoni, nato a Roma il 23 maggio 1976, sin da bambino studia musica e recitazione, sviluppando anche una predilezione per il disegno di fumetti. Dopo aver accumulato molta esperienza in teatro, si mette in mostra per la partecipazione al pluripremiato film “La meglio gioventù” (2003) e inizia a recitare in molte fiction di successo, tra le quali “Don Matteo”, “Io e mio figlio”, “Squadra Antimafia” e “Un passo dal cielo”. Nel 2010 presenta in teatro il suo testo “Le ultime sette parole di Cristo”, che ottiene un grande successo di pubblico, al pari di un’altra sua opera “Guai a voi ricchi!”, vincitore del festival Teatri del Sacro. Ha recentemente esordito come conduttore televisivo su TV2000, con la nuova edizione del programma “Beati Voi” di Alessandro Sortino, presentando sette speciali con il racconto della vita di altrettanti Santi.

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