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Gli altri non sono altro da noi

Perché non proviamo a rallentare e a guardare davvero chi è seduto accanto a noi?

Mar 28 Mar 2017 | di Angela Iantosca | Editoriale

I giornali ci rimandano notizie sempre più negative. Per strada ogni motivo è buono per litigare, truffare e arrangiarsi. In tv, dove spesso la verità è falsata, lo spazio viene riservato ai delatori, agli opinionisti chiamati ad infangare gli ospiti, a chi strilla, al dolore che viene prostituito, all’intimità che diventa un affare da condividere con sguardi sconosciuti, al buonismo inutile, all’ipocrisia e ai processi sommari. 

Non so voi, ma io non mi ci ritrovo in questo mondo che precipita. Troppo veloce, distratto, pieno di retro pensieri, diffidente, indifferente e poco empatico. 

Ma forse qualcosa possiamo farlo. 

Perché non proviamo a cambiare ritmo e a rallentare? Perché non proviamo a riconquistare spazi di bellezza? Guardiamoci intorno, alziamo lo sguardo dal display del cellulare, guardiamo chi è seduto accanto a noi - al lavoro, in metropolitana, in aereo - non come altro da noi, ma come un nostro naturale prolungamento. Domandiamogli come sta, interessiamoci a lui, impariamo a capire le difficoltà o le gioie degli altri. Sintonizziamoci con il mondo intorno. 

Siamo una catena di energia e il benessere altrui influisce indubbiamente anche sul nostro (e viceversa). E poi, perché non proviamo a togliere quella ruga in mezzo alla fronte e a distendere il viso in un sorriso? Sarà tutto più semplice!


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