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OGM, voltafaccia dell’Italia

Il Ministro Lorenzin rompe la tradizione italiana del ‘no’ al transgenico e vota a favore di tre mais Ogm in Commissione europea

Mar 28 Mar 2017 | di Caroline Susan Payne e Francesco Buda | Ambiente
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Consentire la coltivazione di semi geneticamente modificati nel resto dell’Europa, dopo averla vietata in casa propria. 
Questa in estrema sintesi è la nuova posizione del Governo italiano, decisamente ambigua, sui tentativi di modificare con la chimica e l’ingegneria gli organismi viventi. 
Giusto un anno fa la Ministra della Salute Beatrice Lorenzin, di concerto con i colleghi Ministri dell’Agricoltura e dell’Ambiente - Maurizio Martina e Gian Luca Galletti -, aveva annunciato l’intenzione di mettere al bando il glifosato, l’erbicida più diffuso al mondo e legatissimo agli Ogm e alla lobby mondiale del settore transgenico. Un prodotto classificato nel 2015 come “probabilmente cancerogeno” dalla IARC, l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro che fa capo all’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità). Altre valutazioni successive hanno poi smentito questo pericolo, gettando nello sconcerto sia gli scienziati che i consumatori. Ad esprimere il nuovo giudizio sono state la stessa OMS di concerto con la FAO, l'agenzia delle Nazioni unite, e l'Autorità europea per la sicurezza alimentare. A marzo, infine, l’Echa, l’Agenzia UE per le sostanze chimiche, ha detto che il glifosato non è cancerogeno. 

INCUBO GLIFOSATO
Fatto sta che alcune nazioni dell’Unione Europea (lo ha già fatto Malta) stanno prendendo in seria considerazione l’ipotesi di non autorizzare più la commercializzazione del glifosato sul proprio territorio. Anche l’Italia si è già mossa in tale direzione: un decreto del 9 agosto dello scorso anno, firmato dal Direttore Generale del Ministero della Salute dottor Giuseppe Ruocco, ha vietato l’uso di diserbanti contenenti questo pesticida nella fase di pre-raccolta dei prodotti agricoli. Infatti, questo erbicida viene irrorato anche pochi giorni prima del raccolto, specialmente nelle colture intensive, e in alcuni Paesi addirittura viene spruzzato a pioggia dall'aereo. Tale divieto è stato inoltre esteso alle aree di gioco per bambini, alle zone a verde pubblico interne alle scuole e agli ospedali, oltre a tutte quelle aree frequentate dalla popolazione: parchi, giardini, campi sportivi e zone ricreative.  Sotto la scure ministeriale sono finiti oltre ottanta prodotti industriali. Tutto questo, quindi, lasciava pensare alla conferma del principio di precauzione che anche nel nostro Paese, come nel resto d’Europa, sta accompagnando il dibattito e le scelte che si stanno compiendo sugli OGM: se non vi è certa ed evidenza scientifica al 100% che qualcosa sia innocuo per la salute e l'ambiente, non si autorizza. 

DIETROFRONT DELLA MINISTRA
Invece, a fine gennaio scorso, la nostra Ministra della Salute ha espresso il suo parere favorevole per autorizzare, sempre a livello europeo, la coltivazione di due nuovi tipi di mais Ogm e il rinnovo dell’autorizzazione ad un altro mais già in commercio. Tutta roba saldamente in mano ad un paio di colossi del settore, uno dei quali è leader mondiale anche nella produzione e vendita del glifosato. La votazione è avvenuta durante una seduta della Commissione Europea, che ha istituito un apposito comitato permanente per le autorizzazioni di piante, animali, alimenti e mangimi. La Commissione proponeva di dare le tre autorizzazioni ai tre mais, ma la proposta non ha ottenuto la maggioranza perché alcuni Stati si sono astenuti, mentre la Francia ha votato contro. Il voto dell’Italia però ha dimostrato, malgrado la netta contrarietà dei consumatori, che la battaglia sugli Ogm nel nostro Paese non è ancora conclusa.

AMBIGUITÀ AL POTERE
Gli Ogm, sebbene vietati per la coltivazione, sono già ammessi per la produzione di alimenti e mangimi nell'Unione Europea. E il mais la fa da padrone nell'àmbito dei mangimi. Soprattutto, però, il mais brevettato che non ha ottenuto il rinnovo nell'Unione Europea sopra citato è ad oggi l’unico organismo geneticamente modificato finora ammesso alla coltivazione nell'UE. Questa autorizzazione alla coltivazione però è scaduta nel 2007 e sono ormai dieci anni che l’azienda sta chiedendo all’UE il rinnovo. La nuova normativa consente ad ogni Stato membro di impedire la coltivazione di semi e piante transgenici sul proprio territorio, e la coltivazione del mais ingegnerizzato attualmente è vietata in gran parte dei Paesi europei, tra i quali il nostro. 
A firmare il divieto nel 2013, poi prorogato nel  gennaio 2015 fino a luglio 2017, sono stati anche in quel caso i Ministri dell’Agricoltura, dell’Ambiente e della Salute allora in carica: in quest’ultimo dicastero c’era la stessa Lorenzin. Come dire: si può coltivare fuori dai nostri confini ciò che non è ammesso qui da noi.

IL MIX OGM – DISERBANTI 
Ma questa non è l’unica contraddizione che emerge dal voto favorevole della rappresentante del nostro Governo: ben più grave è il fatto che quel mais già venduto in Europa e i suoi “fratelli” sono stati progettati per essere in grado, tra l’altro, di resistere ai trattamenti proprio a base di glifosato. Cioè quel pesticida che la stessa Lorenzin disse di voler vietare. Con altri tipi di diserbanti la produttività di questi organismi, mai esistiti prima in natura e creati in laboratorio, non è garantita, perché le piante sono selezionate apposta per metabolizzare esclusivamente quel principio chimico e non altri. In definitiva, per resistere a quel veleno che stronca tutte le altre piante ed 'erbacce' non transgeniche.
Un prodotto che quindi è rischioso per i nostri bambini e la nostra salute, non lo sarebbe più una volta varcata la frontiera. Malgrado il fatto che senza la chimica e l’ingegneria genetica queste piante non potrebbero esistere, dobbiamo quindi aspettare ancora che si faccia chiarezza su una materia così controversa. 
 



Glifosato in assorbenti e cibo

Il glifosato è usato in modo massiccio in USA e Canada per seccare e garantire artificialmente un elevato livello proteico ad alcuni cereali, esportati anche in Italia. Uno studio dell'università argentina di La Plata ha trovato tracce di glifosato in tamponi, garze sterili e assorbenti (il cotone proviene prevalentemente da colture Ogm trattate con glifosato). 
Il glifosato è entrato nella catena alimentare umana: suoi residui sono stati trovati nelle urine del 99,6% dei tedeschi esaminati (fondazione Heinrich Boell) e nel 93% degli americani testati dall'Università della California.  48 europarlamentari, l’anno scorso, si sono sottoposti all’esame delle urine e in tutti e 48 i campioni erano state rinvenute tracce di glifosato.
Malta è il primo Paese UE che ha deciso il divieto completo dell’uso del glifosato sul proprio territorio. Da noi, la Regione Calabria ha da poco escluso dai fondi pubblici europei le aziende agricole che utilizzano questo erbicida. 

 



Cercasi chiarezza disperatamente

L’EFSA, l'Autorità europea per la sicurezza alimentare con sede a Parma, dopo che l’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro ha dichiarato il glifosato “probabilmente cancerogeno”, ha dichiarato: “È poco probabile che la sostanza sia tossica per il DNA o aumenti il rischio di cancro negli uomini”.  Qual è la verità?


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