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Samarcanda: Benvenuta primavera

Sulla via della Seta una città piena di vita integra nella sua antica bellezza

Mar 28 Mar 2017 | di Roberto Gabriele | Mondo
Foto di 34

Adagiata lungo l’antica Via della Seta, la strada carovaniera percorsa da Marco Polo che univa l’Oriente e l’Occidente, Pechino a Roma passando per tutta l’Asia Centrale, la Turchia, i Balcani per arrivare in Italia, Samarcanda non è solo il titolo di una famosa canzone né di una città mitica ormai scomparsa. Samarcanda è una città frizzante, piena di vita e di turismo, che mantiene integra la sua bellezza antica insieme ad uno stile di vita occidentale molto legato alle tradizioni.

CITTA' DELL'UZBEKISTAN
Quello che forse pochi sanno è che oggi la città si trova in un luogo che si chiama Uzbekistan, uno Stato che molti di noi non hanno neanche studiato a scuola (ai nostri tempi non esisteva neanche sulle carte geografiche, era ancora una delle tante, sconosciute, Repubbliche Sovietiche!).
Vedere questa città è come vivere un sogno a lungo atteso. Arrivare qui ed entrare  nella Piazza Registan illuminata al tramonto è un’esperienza che ti lascia senza fiato, che ti fa provare un senso di appartenenza a qualcosa che già fa parte del tuo DNA. 

LE MADRASSE
A Samarcanda la cosa più famosa sono le tre enormi madrasse, ossia le scuole coraniche che con i loro minareti costituiscono i tre lati di una piazza di rara bellezza. Le madrasse sono aperte al pubblico dei visitatori anche non musulmani: qui l’Islam è una religione molto sentita, perchè moderata, pacifica e accogliente. Gli Uzbechi sono un popolo sorridente e, sorridendo, mostrano con orgoglio i denti d’oro che nella loro cultura vengono apprezzati come un vezzo estetico e come status symbol del livello sociale.

TAMERLANO IL CONQUISTATORE
Il periodo d’oro di questo Paese fu quello di Tamerlano, un conquistatore che creò un regno enorme ed efficientissimo: la via della Seta qui mostra ancora i suoi antichi splendori con edifici decorati con maioliche coloratissime e disegni geometrici, che a ben guardare sono versetti del corano stilizzati. 
Sono stato già due volte in Uzbekistan a scattare foto: la lunga strada che attraversa il Paese, i suoi caravanserragli, le stazioni di sosta degli animali, i mercati straordinari di scambio delle merci ancora oggi si distinguono per la varietà dei prodotti che si possono trovare. Dai tappeti alle sete più raffinate, dall’artigianato al pane, che si presenta in ogni forma e viene cucinato con le tecniche più diverse, che merita un'attenzione particolare.
I commerci nei secoli hanno unito culture lontane, hanno fatto incontrare viaggiatori lungo le loro strade, hanno portato benessere a chi li ha praticati e a chi di essi si è giovato per migliorare la propria vita. In effetti, qui la gente sta bene, c’è una cultura molto pacifica e accogliente nei confronti di chi passa in viaggio da queste parti e si ferma anche solo per un thè prima di riprendere il suo cammino. Viaggiare lungo la Via della Seta ti fa sentire molto forte proprio questa “presenza” di altri viaggiatori che prima di te hanno percorso quella strada, trovandola nei secoli sempre uguale a se stessa, con le sue moschee e minareti, le stazioni di posta, le botteghe degli artigiani che ancora oggi si affacciano su di essa. La Via della Seta va vissuta dai viaggiatori di oggi come quelli del passato, nel ricordo e nella percezione della sua importanza storica e culturale.

L'ARRIVO DELLA PRIMAVERA
In tutto l’Uzbekistan, il 21 marzo si celebra il Navruz: la festa più importante dell’anno che in tutto il Paese dà il benvenuto alla Primavera. Quindi segnate questa data sul vostro calendario e organizzate un viaggio! 
Io ci sono stato due volte ed è sempre un evento unico.
I festeggiamenti possono essere celebrati in vari modi a seconda delle usanze del luogo, del villaggio, della città in cui si organizza l’evento secondo la tradizione. Mi è capitato di parteciparvi in un villaggio piuttosto isolato nei pressi di Samarcanda. 
Ricordate che occorre sapere dove si trovano certi eventi perché assistervi non è così semplice, spesso si rischia di arrivare solo ad una tavolata comune a cielo aperto, una sorta di pranzo di quartiere… Io invece con la mia guida sono riuscito ad arrivare in questo posto nel quale più che una vera piazza come la intendiamo noi c’era uno slargo sterrato tra le casette dell’agglomerato urbano e lì si svolgeva la festa.

TORNEO DI LOTTA TRA MASCHI
Gli uomini, riuniti in quadrato intorno ad un grande tappeto da gara imbottito come una sorta di tatami artigianale, si esibiscono rigorosamente tra loro in un torneo di Kurash, la lotta libera locale nella quale sono fortissimi. Gli incontri durano pochi minuti, il giudice di gara non è una persona, ma è tutto il pubblico che testimonia la regolarità dell’incontro. Gli atleti si presentano scalzi sul campo di gara indossando i vestiti di tutti i giorni, quelli con i quali vanno al lavoro nei campi, niente divise, nessun abbigliamento da gara, niente rituali di preparazione: la lotta non è violenta e non prevede colpi, ma solo leve di forza per mettere l’avversario con le spalle a terra. Il vincitore dell’incontro porta a casa premi in natura, come ad esempio una gallina viva o un sacco di 25 chili di riso.

DONNE MATRIOSKE IN CERCA DI MARITO
Mentre gli uomini lottano, sul lato opposto della piazza, le donne sono invece tutte vestite a festa con abiti coloratissimi dai tipici disegni uzbechi che ricordano molto da vicino le matrioske, con i loro fazzoletti annodati sulla testa e un tipo di trucco che unisce le sopracciglia rendendo sul viso l’effetto di una specie di onda molto caratteristico. I loro vestiti sono pieni di merletti, di ricchi copricapo decorati, a vestire con grande eleganza e femminilità. Si esibiscono in danze e improvvisate, sfilate di moda che servono alle ragazze anche per trovare marito, mostrandosi nel migliore dei modi a quelle che sono le loro potenziali future suocere, che potrebbero intercedere a loro favore nei confronti dei figli maschi. Non pensare a matrimoni combinati, a obblighi di sposarsi con persone stabilite dalla famiglia, vedila piuttosto come una presentazione informale tra le famiglie che esprimono in partenza il loro gradimento per il formarsi della coppia, che poi è completamente libera di piacersi o no.

QUANDO LA PALLA E' LA TESTA DI UNA PECORA...
In altri villaggi la disputa si fa con uno sport chiamato Buzkashi. Si tratta di una gara piuttosto cruenta nella quale la palla è sostituita da una pecora decapitata, che ha le modalità di contesa tipiche del rugby, fatto però a cavallo, e della pallacanestro, poichè per segnare punti il malcapitato animale viene gettato in una buca o in un pneumatico di camion. Si tratta di feste davvero isolate, momenti di grande tradizione e storia ai quali è difficile assistere, perchè lontani dai normali percorsi turistici.

RITI DI PASSAGGIO
Per tutti , la festa termina con una enorme tavolata in strada a cui prende parte tutto il villaggio e i fortunati ospiti che sono riusciti ad arrivare fino a lì come nel mio caso. Anche questa va vista con un occhio attento alla cultura, la tavolata infatti si fa nelle case, non in strada, ed è rituale: ha una apparecchiatura estetica e molto curata con cibi che hanno un valore simbolico, come ad esempio i dolci che sono l’augurio ad un anno dolce, un piatto con germogli di grano fioriti che rappresentano la fertilità della terra, i frutti della campagna che sono arance e mele che per il loro odore rappresentano il piacere e la frutta secca, tipico cibo dei viandanti. Il tutto accompagnato rigorosamente da una tazza di thè caldo. Nelle tavolate in piazza invece mangerai grigliate di pecora, maiale, manzo e salsicce tipiche, il tutto condito con buonissime salse di ceci o di sesamo. In alcuni casi, infine, potrà ancora capitarti di vedere i salti rituali del fuoco a fine serata. Sono dei riti di passaggio e prove di ardimento, viene celebrato l’alternarsi delle stagioni saltando dei falò che vengono arsi in strada. Oggi questo tipo di rito è più raro da vedersi, perché ci sono normative di sicurezza che in città impediscono di appiccare incendi nelle strade, può capitare di vederli ancora, ma sempre più raramente, nelle campagne.

FUORI DAGLI ITINERARI TRADIZIONALI
E se vuoi seguire le mie tracce alla ricerca delle particolarità più belle dell’Uzbekistan, devi proprio uscire dagli itinerari tradizionale turistici, lasciare la Via della Seta alle tue spalle e proseguire verso nord, seguendo la strada diretta in Kazakistan, e arrivare sulle sponde di quello che fu il Lago Aral, lì ci sarai solo tu. Ci vuole un intero giorno di auto da Khiva per arrivare fino qui. Un angolo di mondo completamente sconosciuto al turismo, che è il teatro di uno dei più grandiosi scempi ecologici della storia: un intero lago di 300 chilometri di diametro è stato completamente prosciugato per irrigare i campi di cotone che si trovano a monte del fiume immissario.

IL LAGO ARAL OGGI UN DESERTO
Oggi il lago è un deserto arido e salato sulle cui sabbie giacciono centinaia di barche arrugginite, definitivamente arenate su quello che un tempo era il fondo. Dal punto di vista fotografico è una situazione bellissima in cui scattare, ma dal punto di vista sociale ed economico questa è una piaga della quale dopo più di 30 anni ancora non ci si riesce a riprendere. La gente che viveva di pesca sulle sue sponde, di commercio e trasformazione del pesce, è rimasta senza lavoro e la vecchia enorme fabbrica in cui veniva inscatolato è ormai un luogo decadente e abbandonato e nella città semideserta restano solo pochissime persone. Per arrivare fin qui occorre un intero giorno di auto da Khiva, poi occorre cambiare i mezzi e prendere i fuoristrada per poter entrare in sicurezza sul fondo ormai desertico del lago e spostarsi alla ricerca dei vecchi relitti navali. Dopo il lago Aral, inizia il rientro verso casa: prima tappa Tashkent, la capitale, e poi in volo verso l’Italia. La Via della Seta è ormai lontana, ma sento ancora la grande influenza che ha avuto nella mia vita e nella mia voglia di conoscere, scoprire e fotografare il mondo.  


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