acquaesapone Interviste Esclusive
Interviste Esclusive Viaggi Editoriale Inchieste Io Giornalista TV/Cinema A&S SPORT Zona Stabile Rubriche Libri

Samuel L. Jackson: La famiglia prima di tutto

Samuel L. Jackson ha dato vita ai ruoli più iconici del cinema, da “Pulp Fiction” a “Jurassic Park”, ma il successo più grande sono la moglie e la figlia

Mar 28 Mar 2017 | di Alessandra De Tommasi | Interviste Esclusive
Foto di 11

Teme di rimanere disoccupato, ma è chiaro che questa fobia di Samuel L. Jackson resta per ora una possibilità davvero molto remota. Alla vigilia dei 70 anni, l’attore cult di “Pulp Fiction” sembra più in forma che mai e alterna ruoli da leader integerrimo a parti da pazzo super criminale. Non si può dire, dunque, che si annoi né abbia fretta, anzi l’opposto: avanza con passo deciso, ma composto, parla lentamente e pondera ogni singola parola, quasi avesse il terrore di essere frainteso. Ai manifesti politici e ai proclami buonisti preferisce i fatti, perché si considera un artista all’antica, vecchio stampo, di quelli che non hanno bisogno di red carpet e paparazzi per trovare un posto a Hollywood.

Ha sempre sognato di fare l’attore?
«Macché, immaginavo un futuro da oceanografo e ancora oggi penso che molte risposte si trovino nella vita sottomarina. Per non parlare del fatto che occorre prendersi cura della terra, guardare avanti con comportamenti responsabili».

Cosa voleva fare da grande?
«L’idea di Hollywood non mi sfiorava minimamente, anche se da ragazzino passavo i fine settimana a teatro, mai pensato comunque che potesse essere una vocazione né tanto meno un lavoro. Dalle mie parti pensavi di diventare avvocato o insegnante, ma certo non attore. Poi al college mi hanno proposto crediti extra per il corso d’arte e così mi sono iscritto. In poco tempo mi svegliavo al mattino con il pensiero di andare a lezione, tutto contento, cosa che non mi era mai successa per biologia o altre materie».

Qual è il valore più importante della sua vita?
«L’amore: da oltre 40 anni vivo accanto a mia moglie e ogni giorno ci svegliamo facendo quello che ci piace, con la stessa emozione e la medesima passione, e poco importa che sia il golf, come nel mio caso, o la recitazione». 

Ha dato spesso il volto ai supereroi, anche in versione cartoon, tanto che sta per tornare in sala con “Gli Incredibili 2”. Perché questo genere piace tanto?
«Mi piace l’idea che il mondo abbia bisogno di salvatori, che siano in carne e ossa oppure cartoni animati. Nel caso de “Gli Incredibili” mi emoziona l’idea che siano indistruttibili come famiglia. Fin da quando sono entrato invece nella famiglia Marvel ho avvertito una pressione enorme nel portare in vita una squadra di eroi, da Iron Man a Captain America, che fanno parte dell’immaginario collettivo di tutto il mondo».
Le minoranze stanno trovando uno spazio maggiore a Hollywood? Basti guardare gli Academy Awards di quest’anno, dopo la polemica #OscarSoWhite.
«La strada è ancora lunga, ma noto tanti progressi e una maggiore apertura rispetto a qualche anno fa, quando i ruoli per gli afroamericani erano solo secondari e relegati ad ambienti di disagio e delinquenza. Oggi le nuove generazioni hanno molte piattaforme a disposizione, quindi il cinema non è l’unico modo per raccontare storie di spessore né l’unico per far sentire la propria voce, senza pregiudizio».

Mi faccia un esempio.
«Prendi il telefilm “The Night Of”: racconta il razzismo e l’intolleranza nei confronti di una famiglia musulmana. Ecco, fino a poco tempo fa questo accadeva con gli afroamericani, ma i tempi cambiano e anche i bersagli di questa paura. Oggi guardiamo un musulmano e ci sentiamo minacciati prima ancora che dicano “Ciao” ed è assurdo perché sono un gruppo etnico su cui si basa la forza lavoro americana. Parafrasando il nome di un’altra serie cult, direi che “Muslim is the new black”».

I primi registi a darle credito sono stati Spike Lee e Quentin Tarantino. Chi preferisce?
«Non potrei mai scegliere, perché entrambi hanno ricoperto un ruolo cruciale nella mia carriera. “Jungle Fever” mi ha portato a Hollywood, mentre “Pulp Fiction” ha portato al cinema il mio approccio teatrale, quello dei lunghi monologhi, per capirci. Da entrambi ho imparato che il rapporto di fiducia tra interprete e regista resta uno dei motivi chiave per il successo di un film».

Alcune scelte della sua filmografia, come “Snakes on a plane” o “Kong: Skull Island”, sono state fatte di pancia?
«Assolutamente sì. Sono cresciuto con il mito di King Kong e con il tempo ho capito che vale la pena abbracciare un progetto anche solo per il gusto di divertirsi, per quel brivido e quell’emozione di tornare bambino e di confrontarti con i tuoi miti. E “Snakes on a plane” rientra nella categoria, ho voluto farne parte a tutti i costi perché so che mi sarebbe piaciuto guardarlo come spettatore». 

Meglio interpretare un buono o un cattivo?
«Ammettiamolo, il buono deve solo salvare il mondo, mentre il cattivo ha più sfumature e mille motivazioni e quindi da attore a volte offre sfide maggiori».
 



GIGANTE DI BRAVURA

Samuel Leroy Jackson, classe ’48, è uno dei pochi interpreti a Hollywood a vantare una relazione duratura: ha sposato la moglie LaTanya Richardson nel 1980 e due anni dopo è nata la loro unica figlia Zoe. Inseparabile dalla sua famiglia, l’attore e produttore ha così compensato l’abbandono del padre in tenera età. Attualmente è al cinema con “Kong: Skull Island”, accanto al Premio Oscar Brie Larson, che ha raccontato in anteprima al Dubai International Film Festival che l’ha insignito di un premio alla carriera. Ha esordito con pellicole di culto, da “Pulp Fiction” a “Die Hard – duri a morire”. È uno degli attori più apprezzati da Quentin Tarantino e ha collaborato con i registi più talentuosi del suo tempo, da Spike Lee a Martin Scorsese (che l’ha diretto in “Quei bravi ragazzi”). Ha recitato in franchise iconici, da “Star Wars” agli “Avengers” a “xXx”, e da “Kill Bill” a “Jurassic Park”. È passato con disinvoltura dalla commedia al dramma riuscendo persino a prendersi poco sul serio come super cattivo in “Kingsman” accanto a Colin Firth. Lo vedremo l’anno prossimo in”Invasion”, “Gli Incredibili 2” e “Avengers: Infinity War”, dove continuerà a coordinare e comandare la squadra di supereroi Marvel, i Vendicatori, di cui fanno parte Hulk, Captain America e Iron Man.

 


Condividi su:
Galleria Immagini