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The Giornalisti: Non siamo una band

Tommaso Paradiso racconta come sono nati i The Giornalisti che a maggio saranno in concerto a Roma con il tour “Completamente senza”

Mar 28 Mar 2017 | di Angela Iantosca | Interviste Esclusive
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Loro non vogliono essere considerati una band, non hanno un fil rouge che lega le loro canzoni, piacciono alle nonne e ai bambini, sono i Thegiornalisti, ma, tranquilli, con la nostra categoria non hanno niente a che fare.

Perché la scelta di questo nome?
«Come giornalisti vogliamo raccontare delle cose che ci succedono giorno per giorno. La nostra, infatti, è una musica molto narrativa: c'è più prosa e meno poesia. Abbiamo messo quel 'the' davanti per essere un po’ più musicali, perché conserviamo una parte artistica che nel giornalista non c'è…». 

Di cosa volete parlare?
«Il filo conduttore di questo disco sono storie che raccontano un paio di anni vissuti con persone che le hanno ispirate. Non c’è un lavoro di intelletto, di ricerca. C’è solo un racconto di storie vissute».

Nei testi si trovano riferimenti cinematografici: Carlo Verdone, Paolo Sorrentino, De Sica. 
«La nostra band è in generale molto più legata al cinema che alla musica. Essendo tutti e tre molto appassionati di cinema, essendo nati a Roma e cresciuti in un quartiere molto cinematografico, abbiamo visto più film di quanta musica abbiamo ascoltato… Per questo le nostre canzoni sono più film che canzoni, sono più legate al mondo dell’immagine che a una canzone vera e propria».

Vi sentiremo presto al cinema?
«Frequento molte persone del cinema, tra cui molti registi e si parla sempre di fare qualcosa insieme. Sono anni che seguo Paolo Sorrentino molto da vicino. Mi appassiona, sono dentro la sua poetica, dentro le sue storie, dentro il suo cinema… Mi piacerebbe scrivere qualcosa per lui. Ma ce ne sono tanti con cui vorrei lavorare: già uno come Virzì sarebbe un colpo da maestro!».

È nata prima l'amicizia del rapporto musicale?
«Io, Marco Antonio Musella e Marco Primavera ci siamo conosciuti qualche anno fa. Io e Marco ci conosciamo almeno dal 2000! Ma per me il gruppo è una cosa “stronza”, mi spiego: è una cosa troppo per ragazzini. Ci definiamo band per la comunicazione, ma in realtà siamo tre persone che hanno scritto delle cose insieme e che stanno facendo questo percorso insieme ora».

Come nascono le canzoni?
«Frequentando gente, facendo tardi la sera. Da questi incontri, a volte, può nascere della meraviglia e dalla meraviglia nasce una canzone».

Cosa vi rende diversi dagli altri gruppi? 
«Le nostre canzoni entrano in modo diretto nella testa delle persone. Sono canzoni che potrebbero piacere anche a mia nonna. Ma possono piacere anche ai piccoli».

Come vi state preparando al concerto del 9 maggio al Palalottomatica di Roma, dove ci sarà anche Elisa? 
«Mi sto allenando fisicamente. Poi quando metteremo in piedi la macchina, allestiremo queste due date…».

La popolarità è esplosa tra le vostre mani in un anno: cosa è cambiato?
«A me non è cambiato nulla… me lo fanno notare gli altri che le cose sono cambiate e di molto. Il fatto che ti fermano per strada non è una cosa tipo “oddio che successo”. Quando mi fermano penso solo che è una cosa carina. L’unica cosa un po’ che mi mette in imbarazzo è quando vedo i parenti a cena o durante le feste: ti guardano come una bestia rara e poi ti dicono che la vicina di casa mi ha visto… Ma lo so che lo fanno perché mi vogliono bene!».

Come è la situazione romana da un punto di vista musicale?
«Ci sono tanti ragazzi che stanno iniziando a farsi un nome. Hanno aperto due-tre punti di riferimento dove si incontrano tanti gruppi e anche cantanti piccoli. Ci passo una volta ogni sei mesi a salutare gli amici e ogni volta vedo che c’è una energia incredibile. Stanno uscendo nomi nuovi e devo dire che da un paio di anni vedo Roma protagonista di un nuovo risveglio musicale!».

E Roma come è cambiata?
«Io ho 33 anni e, a dispetto di qualsiasi sindaco e movimento o giunta, a me questa città sembra sempre la stessa. Anzi, a parte i sensi di marcia non cambia niente. Roma è come il latino e il greco, lingue bellissime che un giorno vorrò che mio figlio impari, ma dal fascino statico. Quando mi chiedono se la città mi ispira le canzoni, un tempo dicevo di sì, ora faccio fatica, anche perché Venditti su questa città ha scritto tutto e dalla Roma di Venditti e di Verdone non è cambiato nulla. Ovviamente amo questa sua staticità!».

Se non avessi raggiunto la popolarità cosa avresti fatto?
«Sono laureato in Filosofia, ma avrei 'ripiegato' sulla piccola azienda di famiglia che si occupa di pietre preziose. Ovviamente per me sarebbe stato bellissimo, un po' meno per mia madre!». 

 



COMPLETAMENTE SENZA

Tommaso Paradiso, Marco Antonio Musella e Marco Primavera formano i Thegiornalisti nel 2009. Si autoproducono “Vol.1” (2011) e poi “Vecchio”. Nel 2013 firmano con Foolica e fanno uscire “Fuoricampo”. Dal 2014 partono con il “Fuoricampo tour”. Nel 2016 firmano con Carosello Records per “Completamente Sold Out”. Il 9 maggio saranno al Palalottomatica di Roma, l’11 maggio al Mediolanum Forum di Milano.

 


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