acquaesapone TV/Cinema
Interviste Esclusive Viaggi Editoriale Inchieste Io Giornalista TV/Cinema A&S SPORT Zona Stabile Rubriche Libri

Maggio, il mese di Diego

Maradona nell’immaginario di Napoli, la storia di una donna normale, l’animazione, una commedia e tre storie vere

Mer 26 Apr 2017 | di Boris Sollazzo | TV/Cinema
Foto di 5

Maradonapoli

Voto: 5
Genere: documentario
Regia: Alessio Maria Federici
 
I documentari, i film, le trasmissioni televisive, le interviste a e su Diego Armando Maradona, definito dai suoi tifosi, o meglio adepti, D10S, hanno invaso le videoteche, le edicole, i palinsesti. Marco Risi ed Emir Kusturica, persino Paolo Sorrentino: centro narrativo o caratterista periferico, in tanti hanno provato a raccontarlo. Mancava, forse, la cosa più semplice, più importante, più coinvolgente. Capire non tanto Maradona, ma quanto Diego abbia inciso sull’immaginario, sulla vita, sulla felicità di una città e di una cultura. 
Perché Maradona è considerato una divinità? Perché c’è un amore incondizionato per lui in un luogo che non lo ha visto nascere, amore peraltro ricambiato? Perché un solo uomo sembra aver cambiato il mondo, almeno lì sul golfo? Alessio Maria Federici, con passione ed empatia, trova persone normali e con loro percorre questo sentimento totale e tenerissimo, adulto e bambino, emotivo e a suo modo anche politico. Con loro, le loro facce, le loro voci scopriamo cos’è e chi è Maradona per Napoli e forse anche viceversa. Un capolavoro, perché ci racconta la vera magia di un rapporto unico: sapere che “si può fare”, anche a Napoli. Anzi “s’adda fà”.
 

 

Sole cuore amore

Voto: 4,5
Genere: Drammatico
Regia: Daniele Vicari
 
Tratto da una storia vera. Non c’è bisogno di saperlo, vedendo “Sole cuore amore”, perché lo senti dentro che è successo. Che potrà accadere ancora. Che Eli siamo noi, schiacciati dal lavoro e da un sistema drogato dall’avidità e dal profitto, da un motore parossistico che ci rende ingranaggi da buttare, impietosamente, se ci blocchiamo. Eli ha il viso di Isabella Ragonese: quello, per intenderci, de “La nostra vita” di Daniele Luchetti, che in 10 minuti ci fece innamorare e poi piangere. è un sorriso di periferia, è una donna che non rinuncia a vivere anche se lei e la sua famiglia, in verità, sopravvivono. Cerca, nei dettagli, lo scarto: un accenno di ballo in un pianerottolo, un gioco con i clienti nel bar in cui lavora. Ma Eli è una madre, una lavoratrice e una moglie: devota, forse troppo, al senso del dovere. Eli fa quattro ore di mezzi solo per raggiungerlo quel lavoro. Eli si sta consumando. Ci stiamo consumando tutti. è una discesa agli inferi “Sole cuore amore”, così dura e dolorosa che molti odiano il film, per non odiare questo mondo. E invece è un’opera straordinaria, con interpreti eccellenti, un regista tra i migliori d’Europa e una capacità di usare fotografia e montaggio tale da renderlo quasi un thriller sociale. Ma è una storia vera. Maledettamente vera. 
 
 

Orecchie

Voto: 4
Genere: Commedia
Regia: Alessandro Aronadio
 
Alessandro Aronadio ha talento, ironia e arguzia. Ha esordito con “Due vite per caso” sette anni fa, andando a Berlino e subendo il destino dei giovani artisti italiani senza le spalle coperte: tanti complimenti, festival e pochi incassi. Un peccato, perché il nostro, diplomato alla Los Angeles Film School, è autore brillante, nella scrittura come nei movimenti di macchina. E, con la sua opera seconda, scopriamo che nella commedia, surreale e improbabile (lo spunto è “il tuo amico Luigi è morto” lasciato come messaggio, ma il protagonista non ricorda nessuno con questo nome e per un giorno andrà alla ricerca della verità), riesce forse anche meglio. In un paese in cui ci lamentiamo che si ride male, volgarmente e senza eleganza, Aronadio sa percorrere parole e immagini non perdendo il gusto e la fluidità di raccontare una storia strana e divertente. Bravo l’esordiente Daniele Parisi come protagonista, imperdibile il Papaleo prete, così come la coppia Purgatori-Wertmuller in una scena riuscita e feroce. Una giornata di ordinaria follia a Roma, vista con ironia, qualche ora alla ricerca di se stessi tra Jarmusch e Kaurismaki con un bianco e nero che fa molto Clerks. Conosce il cinema, Aronadio, e adora plasmarlo insieme alle sue intuizioni. Il risultato è ottimo.
 
 

East End

Voto: 3
Genere: Animazione
Regia: Giuseppe Squillaci
 
C’è un mondo, quello dell’animazione italiana, che cresce bene e gradualmente e va guardato con attenzione. Non c’è solo la Mad, factory napoletana, ma anche un universo di creatività e di talenti importanti e indipendenti. “East End”, con i suoi difetti e ingenuità, con la sua scrittura ruvida - e forse qualche eccesso di politicamente scorretto sul tema dell’identità sessuale - ne è un esempio brillante. Piace la storia di questi ragazzi della via Paal della periferia est di Roma, tutti concentrati sul loro amore per il calcio tanto da arrivare a dirottare un satellite internazionale per vedere il derby. Squillaci e Scanferla ci regalano un divertente e intelligente sguardo su una crisi mondiale cialtrona, in cui gli adulti sono disastrosi e i bambini scoprono, sulla loro pelle, in che razza di pianeta stanno crescendo. Vivono disavventure assurde in cui capiscono che solo fratellanza, tolleranza, diversità possono rispondere a una società integralista e ottusa. Una gradevole favola moderna.
 
 

Gold - La Grande truffa

Voto: 3
Genere: Thriller
Regia: Stephen Gaghan
 
Stephen Gaghan non lo vedevamo dai tempi di “Syriana”, opera sottovalutata che diede a George Clooney uno dei suoi ruoli migliori. Ritorna alla regia, dopo 11 anni, raccontandoci la storia assurda, ma vera, di una miniera d’oro nel Borneo e di una società che si gioca tutto sulla scoperta di un uomo che da anni cerca fortuna, ma trova solo ostacoli ed errori. Sembra un affare per tutti e soprattutto per questo avventuriero, Wells, un cialtrone a suo modo geniale e troppo avido, che qui riesce a raggiungere il sogno di una vita. Scoprendo che non c’è nulla di peggio di realizzare i propri desideri e ambizioni, perché ti costringono a misurarti con la parte più oscura di te stesso. A far da mattatore Matthew McConaughey, sempre più camaleontico in questa seconda giovinezza, istrione e quasi irriconoscibile, affiancato da un Edgar Ramirez già scoperto da Assayas in Carlos e in gran forma. Ritroviamo anche Bryce Dallas Howard, sorprendente. Film di genere di quelli che forse non rimarranno nella storia, ma che assicurano un’ottima serata per gli spettatori.

 



I MAGNIFICI 7 IN SALA

Maradonapoli: Alè, alè alè, Diego, Diegooo. Se passeggi per Napoli e la intoni, tutti risponderanno. Federici capisce la magia di un dio pagano, napo-argentino e interroga i suoi fedeli.
 
Sole cuore amore: Daniele Vicari è uno dei nostri registi migliori. E lo è perché indaga la vita, l’anima, le contraddizioni violente e implacabili del sistema che viviamo. Un Loach non ideologico.
 
Orecchie: vi divertirete e alla fine con gli amici commenterete “non sembra un film italiano”. Infatti sembra un incrocio tra Kaurismaki e Smith. Al di là del bianco e nero. Una sorpresa, già un cult.
 
East End: che bella l’animazione italiana moderna. Adulta, ironica, sociale, capace di trovare le assurdità del nostro mondo e percorrerle con originalità. Qui tutto è incentrato su… Roma-Lazio!
 
Gold - La grande truffa: Matthew McConaughey ormai vuole e sa essere uno nessuno e centomila. Camaleonte vero, rende un thriller normale tratto da una storia vera un piccolo gioiello. D’oro…
 
Pirata dei Caraibi - La vendetta di Salazar: Johnny Depp da quando s’è truccato da Jack Sparrow ha smesso di essere un attore per fare il pagliaccio. Meglio Bardem nella parte di Salazar.
 
Alien - Covenant: Sequel di “Prometheus” e prequel della saga di Alien, vuole spiegarci come, dove e perché ci siamo trovati l’Alien tra i piedi. Firmato sempre da Ridley Scott, ma manca il suo tocco.

 

 


Condividi su:
Galleria Immagini