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Mense: bimbi viziati o pasti disgustosi?

Racconto choc di alcuni maestri romani: secondo Coldiretti è tutta colpa delle gare d'appalto al ribasso. Eppure la soluzione è a portata di mano

Mer 26 Apr 2017 | di Barbara Savodini | Attualità

Quando è il giorno del risotto allo zafferano il digiuno è di massa, non va meglio con la pasta al pomodoro che, pur essendo il più semplice dei piatti italiani, riesce ad assumere consistenza e sapore davvero sgradevoli, ma il clou sono le uova strapazzate, talmente cattive che non riescono a mangiarle neppure le maestre per dare il buon esempio. Quella appena descritta è una scena di ordinaria quotidianità a mensa in una delle scuole elementari più “in” della Capitale, nel quartiere dei Parioli, ma situazioni simili riguardano in lungo e in largo l'intera città e il resto d'Italia. Tutto ciò risulterebbe difficile da credere se a raccontarlo fossero mamme e padri apprensivi. Ma, purtroppo, è quanto osservano quotidianamente le maestre, che, accampando scuse quali la dieta o intolleranze varie, spesso e volentieri saltano il pasto a piè pari. Ma allora perché mai un bambino dovrebbe essere più forte di stomaco di un adulto? Infatti a pranzo non mangia praticamente nessuno e quando passa il ‘pizzettaro’, come lo chiamano a Roma, viene letteralmente preso d'assalto. C'è però un giorno in cui è festa grande a mensa ed è quello in cui viene servita la pastasciutta burro e parmigiano. Certo, non contiene vitamine, ma quanto meno è nutriente e i bambini non tornano a casa a digiuno. 
 
I racconti choc di due maestre «Purtroppo – racconta una maestra dei Parioli – anche a fine pasto le cose non vanno meglio e l'unico frutto servito veramente invitante è il kiwi, che però non piace a tutti. Quanto alle altre pietanze, quando riesco, faccio uno sforzo, e dire che sono una che mangia davvero tutto, ma con quelle uova strapazzate proprio non ci riesco». 
«Credo che il vero problema siano i condimenti - analizza una collega che ha prestato servizio sia nel III che nel VII Municipio -: capisco che i bambini debbano osservare un regime alimentare equilibrato, ma il risultato è che tutti i piatti sono insapori, la pasta poi neanche a parlarne, nella migliore delle ipotesi è scotta. Nessuno mangia nulla e purtroppo assai di rado anche io riesco a dare il buon esempio. Il peggior pasto della settimana? Uova a parte, sicuramente le polpette di pesce: sono davvero immangiabili, spero almeno che siano genuine e che quei pochi bimbi che le buttano giù ne traggano benefici».
 
Colpa delle gare al ribasso
Nulla di nuovo sotto la luce del sole secondo Coldiretti, che ha affrontato la questione durante la presentazione del rapporto Agromafie, individuando la causa della scarsa qualità dei pasti alle mense nelle gare d'appalto al ribasso. Insomma, è ovvio che se ad aggiudicarsi il servizio è sempre chi offre di meno, le prime vittime saranno qualità e freschezza. «È il settore più delicato – ha spiegato David Granieri, presidente della Coldiretti del Lazio – perché riguarda ancora più direttamente la salute pubblica, in particolare quella dei bambini. Abbiamo proposto di attivare le mense a chilometro zero, quelle cioè dove i pasti siano realizzati con i prodotti provenienti dalle campagne locali per garantire i massimi standard di sicurezza alimentare. In attesa di risposte non possiamo far altro che ripetere la nostra sollecitazione a potenziare il sistema dei controlli per una verifica sempre più puntuale sulla qualità e sulla sicurezza degli ingredienti e dei cibi serviti». Secondo Granieri, in pratica, a fare la differenza per l'aggiudicazione di una gara d'appalto dovrebbe essere la presenza di alimenti biologici o di prodotti a chilometri zero, così da rilanciare le aziende locali, non il prezzo più basso. Va da sé che, se si andrà avanti a suon di gare al ribasso, i piccoli studenti continueranno a non mangiare mentre le cosiddette agromafie, in grado di battere la concorrenza sul prezzo, prenderanno il sopravvento. La questione, per fortuna, è stata presa sin da subito molto sul serio in particolare dal presidente dell'Autorità nazionale anticorruzione Raffaele Cantone.  «Sono in dirittura di arrivo - ha rassicurato il numero uno dell'Anac -  i bandi tipo per abolire, nell’aggiudicazione degli appalti per le mense, il massimo ribasso e premiare invece il valore aggiunto della filiera corta». 
 
Il caso positivo di Pastena 
Per fortuna non tutte le mense d'Italia sono uguali. Molto dipende dal tipo di appalto e in ogni Municipio delle grandi città o in ogni piccolo comune la casistica è molto varia. Non mancano realtà eccellenti, come quella della scuola dell’infanzia di Pastena (Fr), dove tra piatti non usa e getta, posate d’acciaio e prodotti locali il momento del pasto per i bambini è una grande gioia. E a leccarsi i baffi sono anche gli insegnanti del piccolo plesso, tra i quali, guarda caso, nessuno ha allergie, né osserva particolari diete, ma mangia di gusto il menù assieme ai piccoli (che spesso e volentieri fanno il bis). “Tutti i prodotti – raccomanda del resto il bando per l’aggiudicazione della fornitura degli alimenti fino al 2019 – devono essere di prima qualità e di recente produzione; sulle confezioni deve inoltre essere indicata l’esatta provenienza e l’azienda produttrice”. Specifiche che, a ben vedere, sono presenti in molti bandi, anche se, a quanto pare, troppo spesso non vengono rispettate. In linea di massima, comunque, a giudicare anche dalle numerose testimonianze raccolte, nei piccoli Comuni le cose vanno meglio e ci sono persino alcune mense in cui il personale prende nota dei gusti dei bambini, depennando dal menù tutto ciò che torna puntualmente indietro senza essere neppure toccato.                         
 

 
 
QUANTO COSTA UN PASTO?
 
La tabella della quota massima spettante alle famiglie dei bambini
Fonte: Save the Children, dati anno scolastico 2015/2016, province sopra i 100.000 abitanti
 
Regione Costo
Catania  € 2,30
Perugia  € 2,50
Latina  € 3,41
Verona   € 3,60
Salerno   € 3,60
Messina  € 3,71
Foggia  € 3,75
Terni  € 3,85
Milano  € 3,90
Siracusa  € 4,00
Cagliari  € 4,00
Roma € 4,00
Pescara € 4,07
Bolzano € 4,11
Ancona   € 4,12
Sassari  € 4,19
Venezia   € 4,25
Taranto € 4,30
Vicenza € 4,50
Andria € 4,30
Napoli  € 4,50
Trento  € 4,53
Novara  € 4,80
Padova   € 4,81
Firenze € 4,90
Trieste  € 4,93
Modena € 5,00
Bari  € 5,00
Reggio C. € 5,00
Prato € 5,10
Bologna   € 5,20
Monza € 5,46
Bergamo € 5,50
Piacenza € 5,56
Forlì € 5,85
Brescia  € 5,95
Reggio E. € 6,13
Parma € 6,42
Genova € 6,50
Livorno € 6,71
Torino € 6,77
Rimini € 6,92
Palermo € 7,00
Ravenna   € 7,17
Ferrara  € 7,28
 
 
 

 
I BAMBINI METTONO I VOTI ALLA PAPPA
 
A Bologna, 2.000 bambini delle scuole primarie e secondarie, appena finito di mangiare alla mensa scolastica, compilano un questionario in cui esprimono il loro gradimento, anche attraverso l’uso delle emoticon.

 


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