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La penisola dei corrotti

Inchiesta sul malcostume che strozza l’Italia: corruzione al massimo condanne al minimo

Ven 28 Apr 2017 | di Francesco Buda | Attualità
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La mollezza interiore, il compromesso, il non prendere posizione, l'adattarsi al tiepidume del “tengo famiglia” ha reso l'Italia marcia e sfiduciata. Quindi, ingiusta e poco rassicurante per investirci quattrini e imbrigliata. 
Un barcone con pirati al timone, poco competitivo, con incerta applicazione delle regole, dove non c'è più il confine tra lobby e istituzioni, tra affari e politica. E la gente onesta costretta a remare tra tasse estreme e malagestione. Questa la percezione dominante del nostro Paese, dentro e fuori i confini nazionali, dopo 25 anni dallo scoppio di Tangentopoli. Un barlume di miglioramento s'è visto, ma il cancro della corruzione a tutti i livelli e in tutti i settori ci ride in faccia e non recede. Ce lo dicono un paio di ricerche indipendenti rese note ultimamente. Oscure radiografie che fanno scopa con le analisi ufficiali delle massime istituzioni europee. 
 
ITALIA ANCORA BOCCIATA
Anche se in timida risalita, restiamo tra i bocciati nell'ultima edizione della classifica della corruzione percepita: in una scala che va da zero a 100 - più il numero è basso e più la corruzione è alta - abbiamo un misero 47. Nemmeno la sufficienza. Il dato risulta dall'incrocio di diversi parametri e valutazioni, espresse da manager, investitori, economisti ed istituzioni internazionali, come ad esempio la Banca mondiale, analisti finanziari e dirigenti di grosse aziende. 
La ricerca è elaborata dall’associazione Transparency International. Al livello mondiale, risultiamo 60esimi su 176 Paesi analizzati, parecchio più sotto di Paesi africani, come Botswana, Namibia, Capo Verde e Ruanda, dopo Uruguay, Malesia e diversi Stati dell'ex Unione sovietica. 
 
SISTEMA FALLITO
Dato meno noto: ciò che più spaventa gli italiani è proprio la corruzione, tra le preoccupazioni rilevate nell'ultimo barometro sulla fiducia Edelman (86% in Italia; media mondiale: 69%). L’analisi abbraccia 28 Paesi, tra le Americhe, Europa, Asia e Africa. Tra le azioni del mondo economico e imprenditoriale che danneggiano la fiducia in un futuro migliore - rileva la ricerca - al primo posto c'è il pagare le mazzette ai funzionari pubblici per vincere gli appalti. Tutto ciò va a braccetto con sfiducia e disincanto: il sistema nel suo complesso è fallito, è ingiusto ed offre poche speranze per un futuro migliore, secondo il 72% degli italiani (media globale 53%). È il record mondiale. Tante persone con tale sfiducia si registrano solo in Francia. 
Che brutto per noi, culla della civiltà giuridica e sede del vicario di Cristo, e per la patria della liberté, egalité, fraternité. 
 
PUBBLICO E PRIVATO
Il Trust Barometer Edelman 2017 ci dice che neanche un italiano su tre si fida dei rappresentanti delle istituzioni: solo il 30% della gente (36% nell’edizione dell’anno precedente) li ritiene credibili. La peste di mazzette e clientelismi non riguarda solo i politici e chi lavora nelle pubbliche amministrazioni. Anche il settore privato ne è fortemente infettato, in Italia e nel resto del pianeta. 
Del resto ancora stiamo pagando lo scotto della grande crisi innescata da banchieri e speculatori della finanza, che non si sono fermati, ma continuano come prima e più di prima. Basti pensare ai titoli finanziari “derivati”: una sorta di scommesse che derivano da debiti e che servono solo a rendere più aggressive le speculazioni, scollegate dall'economia reale e dal lavoro. Sono i pezzi di carta, per intederci, alla base della grande crisi mondiale tuttora in corso. Trappole con le quali sono stati inguaiati vari enti, tra cui Comuni, Province, Regioni e lo Stato italiano: il nostro enorme debito pubblico è intrappolato da simili speculazioni ed è fondamentalmente in mano agli stessi speculatori. La nuova analisi Edelman registra un crollo di fiducia nei confronti degli amministratori delegati, i numeri uno delle aziende: in un solo anno, sono scesi dal 38 al 28% gli italiani che li ritengono credibili, a fronte di una media mondiale più alta di dieci punti. 
Il patto scellerato tra poteri pubblici e privati è esemplare negli appalti: il primo rapporto della Commissione europea sulla corruzione negli Stati membri ci dice che, mediamente, la probabilità che una gara d’appalto pubblico sia viziata da corruzione in Italia è del 10%, contro una media europea del 3%. 
Un imprenditore su due (49%) ritiene che “sia un problema molto o piuttosto serio” per la sua azienda quando fa affari in Italia. 
 
TUTTI COINVOLTI
Il report europeo è del 2014. L'ultimo rapporto annuale della Guardia di Finanza, pubblicato nel 2017, e i più recenti scandali politico-affaristici fanno rabbrividire: 3,4 miliardi di euro è il valore degli appalti irregolari scovati l'anno scorso dalle Fiamme gialle, oltre il triplo rispetto al 2015.
Mentre lo scandalo Consip – la centrale degli acquisti della pubblica amministrazione italiana – ci parla di un malloppo da 2,7 miliardi per la gara d'appalto più grande, mai bandita in Europa, sui servizi di gestione presso molti palazzi e uffici pubblici. Comprese varie icone della Nazione, quali Montecitorio, Palazzo Madama e Palazzo Chigi, sedi di Camera, Senato e Governo, oltre a quelle di vari Ministeri, compreso l'Interno, che ironia della sorte è quello a cui fa capo la Polizia… Stando al solito report della Commissione europea, 97 italiani su 100, cioè 20 in più rispetto alla media europea, ritengono che sia un fenomeno dilagante e il 42% afferma di subirla personalmente nella vita quotidiana (contro una media UE del 26%). Il 75% afferma poi che in Italia l'unico modo per avere successo nel lavoro è avere conoscenze politiche: ma quale successo è quello che si basa non sulle proprie forze, ma sulla dipendenza da altri e su regole truccate? 
Una importante ricerca dell'Università svedese di Göteborg mostra che più corruzione significa scadente qualità amministrativa e di governo, ma pure minore qualità della vita. Anche questo studio, purtroppo, vede l’Italia in pessime condizioni.
 
REAGIRE AL MARCIUME
La corruzione rovina la sana economia: siamo 79esimi su 180 insieme alla Namibia nella classifica annuale delle libertà economiche - una è proprio quella dalla corruzione - pubblicata dalla Heritage Foundation. Peggio di Ruanda, Colombia, Albania, Guatemala e molti altri Paesi considerati arretrati. Nel 2000 eravamo 28esimi. “La corruzione insieme al crimine organizzato sono impedimenti significativi agli investimenti e alla crescita economica”, scrivono gli autori della ricerca. Ai massimi livelli come negli ufficietti di paese, la corruzione s'infiltra. Le crepe sono anche nelle persone. Un italiano su quattro – dice l'Eurobarometro – ritiene accettabile fare favori per ottenere qualcosa da un'amministrazione o servizio pubblico. Nell'ultima edizione dell'analisi di Transparency International sulla corruzione, l'Italia mostra un piccolo miglioramento, anche grazie alla legge anti-corruzione del 2012. Ma siamo ancora dietro Stati ritenuti super-corrotti, come la Romania. In quel Paese, a febbraio, in mezzo milione hanno protestato nel corso di una imponente manifestazione, non solo nella capitale Bucarest, per ribellarsi al governo che vuole depenalizzare alcuni reati di corruzione e l'abuso di potere con una legge approvata d'urgenza. Un salvagente per tanti politici corrotti finiti sotto processo. Si tratta delle proteste popolari più grosse dalla caduta del comunismo: hanno indotto il governo a bloccare il decreto salva-papponi. Chissà che non saranno i rumeni a darci una mano a reagire anche in Italia?


 



Agli ultimi posti in europa


Italia terzultima tra i 28 membri UE in fatto di integrità, nella classifica della corruzione percepita. L’analisi esprime valutazioni di investitori e istituzioni socio-economiche internazionali. 
 
Punteggio medio UE: 65 
Punteggio Italia: 47
 
 

 

I film dei ragazzi

“Immagina un mondo senza corruzione”. È il concorso per la realizzazione di brevi film scritti da studenti delle scuole superiori, con storie di corruzione su cui però si innestano messaggi positivi di speranza. In finale sono arrivati il Liceo delle scienze umane Vito Scafidi di Sangano (TO),  l’IIS Pertini-Falcone di Roma e l’IIS Leonardo Da Vinci di Lamezia Terme. I ragazzi hanno scritto le storie, che diventeranno cortometraggi alla guida di tre registi. I cortometraggi saranno valutati da una giuria internazionale.




Sanità malata di corruzione 


Ogni azienda sanitaria ha l'obbligo di approntare un piano triennale di prevenzione della corruzione. Secondo criteri ben precisi stabiliti dalla legge. Ebbene, in tale compito solo una su due ha svolto un'analisi pienamente rispettosa della legge, affermano gli analisti dei “Curiamo la Corruzione”, progetto di Transparency International Italia. Almeno 6 miliardi di euro, cioè più del 5% della spesa sanitaria pubblica, sono distolti dai servizi per la nostra salute a causa della corruzione e delle frodi e 2 milioni gli italiani che hanno pagato “bustarelle” per ricevere favori in ambito sanitario. Lo dice il Censis. L'autorevole istituto di ricerca socio-economica aggiunge che il 54% degli italiani è convinto che la sanità nel nostro Paese sia corrotta. E ti credo! 

 


Lobby, trasparenza col contagocce


Nell'Italia repubblicana, ci sono voluti 71 anni per approvare una  pallida regolamentazione sui lobbisti, quei personaggi che premono nelle secrete stanze per favorire interessi particolari. Emanata ad aprile 2016, ci hanno messo più di un anno per renderla operativa: è entrata in vigore a marzo scorso. Ma vale solo per la Camera dei deputati. Prevede un registro dei lobbisti, i quali non possono più circolare liberamente tra corridoi e stanze di Montecitorio, uno dei due rami della massima assemblea del popolo italiano, come facevano finora a caccia di politici e dirigenti da convincere e ungere. Potranno operare solo in un’apposita sala. E siccome questi professionisti delle pressioni sul potere pubblico non di rado sono personaggi che passano dal ruolo di eletti o pubblici amministratori, a quello di lobbisti privati - il  meccanismo detto delle “porte girevoli” – ex parlamentari ed ex membri del governo possono iscriversi al registro solo dopo almeno un anno dal termine del loro mandato. Non ci si può iscrivere chi negli ultimi 10 anni ha subìto condanne definitive per reati contro la pubblica amministrazione, la fede pubblica o il patrimonio. Non previste però sanzioni specifiche per i trasgressori, se non la sospensione o cancellazione dal registro per massimo 5 anni. Le parole 'lobby' e 'lobbisti' non compaiono mai nel regolamento o nelle successive norme attuative. Ancora troppo poco: secondo una ricerca dell'Università Unitelma Sapienza, l'80% delle attività di lobbying in Italia non è tracciabile: non si può sapere con esattezza chi le fa e per cosa. Sono 58 i disegni di legge presentati in Italia per regolamentare il settore. Zero approvati. 


 


È normale... lo fanno tutti

Michele Corradino, commissario dell’Anac, racconta la corruzione attraverso le intercettazioni
 
“Era il migliore, l'abbiamo fregato”, queste le parole di due professori universitari all'indomani di un concorso... Benvenuti a corruttopoli, il regno in cui tutto è ribaltato: vince chi truffa, chi paga, l'ignoranza, il pressapochismo, l'arrangiarsi, i figli di papà, la raccomandazione, gli “zero tituli”, come direbbe Mourinho, ed anche il maschilismo. Eh sì, perché, come ci racconta Michele Corradino, commissario dell'Anac, nel suo libro “è normale… lo fanno tutti” (Chiarelettere), da una intercettazione riportata da ilgazzettino.it, in un concorso per vigili urbani prevale addirittura una discriminazione di genere quando nel mirino dei commissari sono le donne: “Dobbiamo farle fuori sennò ci ritroviamo con tutte le sapientone che hanno studiato”.
Quando si parla di corruzione si pensa sempre ai grandi appalti, all'Expo, al corpo di reato più lungo al mondo, cioè la Salerno-Reggio Calabria, ma non si pensa mai che è un qualcosa che ci tocca da vicino, perché chi truffa ha come obiettivo il guadagnare il più possibile senza preoccuparsi degli effetti collaterali. Per capirlo basta pensare che nel 2013 venne pubblicato su veronasera.it un articolo in cui si riportavano intecettazioni in cui si discuteva su come si poteva risparmiare anche sulle mense scolastiche, addirittura mettendo nelle polpette la sabbia al posto della carne. E ancora non è raro che, pur di risparmiare, le strade vengano costruite non a norma, ed anche le scuole, perché “depotenziare il cemento è il modo migliore per realizzare proventi in nero che possono essere utilizzati per nuove corruzioni, in una spirale della cui efficacia si sono rese conto le maggiori organizzazioni criminali”, scrive Corradino che noi abbiamo incontrato a “Noicontrolemafie”, festival giunto alla settima edizione, organizzato a Reggio Emilia e provincia, grazie al professor Antonio Nicaso, direttore scientifico, e alla dottoressa Rosa Frammartino coordinatrice dello staff scientifico.
«Il libro nasce dall'idea di far parlare direttamente corrotti, corruttori e affaristi usando i brani delle intercettazioni - spiega Corradino -. Andando nelle scuole, ho notato che i ragazzi si sentono molto coinvolti quando gli racconti le storie attraverso la voce dei diretti interessati». 
Ciò che accomuna i dialoghi tra corrotti è la banalizzazione della propria azione. 
«è il concetto che passa di più, la normalizzazione della corruzione, il tentativo di autogiustificarsi, trovando anche una morale del corrotto». Dialoghi drammatici in cui addirittura i padri spiegano ai figli cosa fare o a volte i figli spiegano ai padri come comportarsi o addirittura le madri consolano i figli che non sono ancora 'capaci' come i padri!
«Nell'atteggiamento sociale da una parte abbiamo un’avversione verso il corrotto e dall'altra un processo di normalizzazione. Eppure la corruzione è cambiata: siamo nella fase di smaterializzazione, cioè nell'ultimo decennio si è passati dall'economia delle mazzette all'economia dei favori e in effetti uno dei tratti ricorrenti che emerge dalle inchieste è l'assenza di scambio di denaro». 
Come ci racconta, ancora una volta, un’intercettazione: «Un corrotto sta guardando il tg durante il quale si parla di un funzionario che è stato colto con la tangente in tasca e lui dice “Garda questi poveracci che stanno ancora al denaro!”. Ora, per esempio, le tangenti vengono pagate anche con le comparsate in tv. Oppure ci possono essere forme di corruzione preventiva, cioè ci si avvantaggia su un favore che si potrebbe avere in futuro!». Importante è avere i contatti giusti, gli interlocutori giusti, perché l’obiettivo è quello di vendere il prodotto e per farlo “bisogna vendersi come le puttane”, come si legge su ilfattoquotidiano.it.
Ma l'Italia è il Paese più corrotto d'Europa?
«Non è così! I dati che vengono diffusi si basano sulla percezione del fenomeno, non sono dati oggettivi e le variabili sono molte: le risposte possono essere influenzate dal rilievo mediatico delle inchieste in corso; la nozione di corruzione varia da paese a paese; non tutti gli intervistati hanno la stessa sensibilità culturale di fronte al fenomeno. Ciò detto il dato non va trascurato, perché la corruzione percepita influisce sugli investimenti: è stato calcolato che ogni punto perso nella classifica di Transparency porta a una riduzione del 16% degli investimenti dall'estero».         

Angela Iantosca

 



Bimbi uccisi dalla corruzione


Secondo una ricerca pubblicata nel 2011 (Hanf M., Van-Melle A., Fraisse F., Roger A., Carme B., Nacher M. et al., Corruption kills: estimating the Global Impact of Corruption on Children Death, in PLoSE ONE n. 6, 11, 2011) si individua una correlazione tra il tasso di mortalità dei bambini fino a cinque anni e alti livelli di corruzione percepita calcolata da Transparency International. Lo studio stima che l’1,6% dei decessi dei bambini nel mondo può essere ricondotto a questo fattore, per un totale di 140mila decessi annui a livello mondiale. Questo perché? Perché la corruzione redistribuisce nelle tasche di corrotti e corruttori quote di quei fondi che dovrebbero essere invece destinati alle cure. Basti pensare - scrive Save The Children nell’Atlante dell’infanzia “Bambini senza” del 2015 - ai risultati delle recenti indagini epidemiologiche compiute dall’Istituto Superiore di Sanità nella Terra dei Fuochi, che hanno segnalato un eccesso notevole di incidenza di tumori per le fasce minorili.  

 


Autorità nazionale anticorruzione

 
L’Autorità nazionale anticorruzione, in acronimo ANAC, è un'autorità amministrativa indipendente italiana. La sua funzione è la prevenzione della corruzione nell'ambito delle pubblica amministrazione italiana, nelle società partecipate e controllate dalla pubblica amministrazione, anche mediante l'attuazione della trasparenza in tutti gli aspetti gestionali, nonché mediante l'attività di vigilanza.
Suo presidente è il magistrato Raffaele Cantone. Michele Corradino dal 2014 è commissario dell’Anac: magistrato del Consiglio di Stato, già capo di gabinetto di diversi ministeri, è stato anche funzionario della Banca d’Italia. Coordinatore scientifico della rivista www.ildirittoamministrativo.it, ha pubblicato “è normale... lo fanno tutti. Storie dal vivo di affaristi, corrotti e corruttori”, edito da Chiarelettere.

 



Nicola Gratteri: “Delinquere non deve essere conveniente”

 
Il Procuratore Capo di Catanzaro e quel report da 150 punti non ancora approvato
 
Ha 'rischiato' di essere il nostro Ministro della giustizia, ma non è stato voluto da Napolitano, come lui stesso afferma (“se volete sapere le motivazioni chiedetele a Napolitano”, dichiara), ha presieduto durante il Governo Renzi per sei mesi la Commissione per l’elaborazione di proposte normative in tema di lotta, anche patrimoniale, alla criminalità formata da avvocati, docenti universitari e magistrati, da lui scelti, pretendendo che fosse un lavoro gratuito per tutti i membri (“neanche i viaggi e gli alberghi ci siamo voluti far pagare, perché le mani bisogna averle libere”, sottolinea), ma dei 150 punti nessuno è stato recepito, tranne la videoconferenza nei processi.
 
Eppure in questo momento tutti sono concentrati sul problema della prescrizione.
«Mi arrabbio quando sento che si parla di allungare i tempi della prescrizione. Ma il problema non è quello, allungando la prescrizione nulla cambierebbe. Il motivo principale per cui i reati si prescrivono è che i processi non si celebrano a causa di cose banali, apparentemente irrilevanti. Per esempio, quando uno dei tre componenti del collegio giudicante cambia, il processo ricomincia da capo. La nostra idea sarebbe quella di mostrare al nuovo componente le registrazioni delle udienze precedenti, perché altrimenti i mesi passano e il reato si prescrive. Quando c'è qualcosa che non funziona non esiste mai una causa, ci sono più concause. Bisogna solo stabilire le percentuali delle concause e stabilire su cosa intervenire, altrimenti non possiamo avere il risultato sperato». 
 
Cosa fare per avere un sistema giudiziario che funzioni?
«Se vogliamo un sistema che funzioni, le riforme normative, ad esempio in tema di giustizia, non possono essere un compromesso, perché il compromesso gioca sempre a ribasso. Ma non è possibile avere riforme normative quando una parte di coloro i quali devono votare le norme sono parte in causa. Se un terzo dei parlamentari è o imputato o indagato o indagabile o faccendiere non possiamo pretendere da quel sistema che passino delle riforme normative tali da non commettere più reati, tali da non essere conveniente delinquere. La mamma di tutti i problemi, dunque, quando si parla di contrasto alla corruzione e di funzionamento del sistema giudiziario, è avere delle norme, un ordinamento penitenziario, codici proporzionati alla realtà criminale. La cosa importante è che la norma non deve mai abbassare il livello di garanzia dell'imputato e non deve essere in contrasto con la Costituzione, ma, dandosi queste direttive, è possibile creare un sistema giudiziario per creare una inversione di tendenza in modo che non sia conveniente delinquere». 
 
Esiste una ricetta?
«Non esiste una ricetta contro la corruzione, non possiamo ragionare in termini emergenziali, cioè non si può intervenire ogni volta che c'è un problema. Perché quando parliamo di contrasto alle mafie o a quelle problematiche che riguardano il vivere quotidiano dobbiamo pensare di modificare il sistema giudiziario in modo da svolgere i processi velocemente. Noi siamo tutti ipertecnologici e non possiamo ancora stare fermi all'ufficiale giudiziario o addirittura ai carabinieri che bussano alla porta per consegnare la notifica al diretto interessato, perché se non c'è l'interessato, si rimanda la consegna. Allora dobbiamo cominciare a ragionare in un altro modo: ogni cittadino a 18 anni dovrebbe avere una pec e, se non ha soldi, gliela paga lo Stato, così comunque si risparmia. L'indagato spesso non si fa trovare o si sposta di domicilio apposta: è questo il motivo per cui si arriva alla prescrizione. E ancora, quando arrestiamo 40 persone ogni ordinanza è di circa 2000 pagine, bisogna fotocopiarle per tutti e si arrivano a spendere migliaia di euro solo per una notifica. Invece si dovrebbe applicare l'informatica al processo: al detenuto diamo un iPad quando entra in carcere con tutto il materiale che lo riguarda. Quando esce, riconsegna l'ipad che viene dato al detenuto successivo e riceve una pennetta con tutti i suoi documenti. I giochini che ci portano alla prescrizione e a non finire i processi sono altri. Per questo insisto sulla necessità della riforma del processo penale».
 
Parliamo del 416 ter: lo scambio elettorale politico-mafioso.
«Quando è stato creato il 416 ter nella prima formulazione c'era scritto “voti in cambio di denaro”. Molti hanno detto “grande riforma”. Io ero in Commissione antimafia quella sera e mi sono messo a urlare. Tu devi scrivere “voto in cambio di utilità”, perché il problema non sono solo i soldi, ma i vantaggi, il far vincere un appalto. La mafia non ha bisogno di soldi. Gli ho contestato anche un'altra cosa: perché ad esempio per il 416 bis si prevedono 20 anni di carcere e per il 416 ter 12? Perché si fanno lo sconto in anticipo i politici? Perché si ritiene che sia più grave un mafioso che va a chiedere la mazzetta a 10 commercianti rispetto al politico che si mette d'accordo con il mafioso? Lasciamo perdere il piano etico, ma è la penale responsabilità che è grave. Perché se io faccio affari con la mafia e poi vengo eletto è ovvio che non faccio approvare leggi che vogliono danneggiare la mafia, perché devi rispondere a qualcuno. E allora perché dovrei fare lo sconto a questa persona? Quando si fanno le leggi in Italia si pensa che il detenuto potrebbe essere il politico, il colletto bianco e allora facciamo già gli sconti in anticipo! Ho difficoltà a pensare che ci sia buonafede...». 

Angela Iantosca





Se il Ministro della giustizia di un Länder tedesco viene cacciato...


Ma davvero siamo noi italiani i peggiori o il fatto che non ci sia, per esempio, una legislazione adeguata a livello europeo contro le mafie deve farci insospettire sulla correttezza dei nostri ‘fratelli comunitari’? «In Germania - racconta il professor Antonio Nicaso, scrittore, massimo esperto di mafie al mondo - la polizia sta facendo un’indagine. Ad un certo punto individua un ristoratore che è il centro di una grossa operazione di 'ndrangheta di traffico internazionale di droga. Questo ristoratore finanziava un politico. Il ministro della giustizia di un Länder tedesco viene a sapere che ci sono delle indagini in corso. Cosa fa? Va dal suo amico ristoratore e dice “stai attento che c'è un’indagine in corso della polizia”. Quindi salta l'operazione, perché i diretti interessati  smettono di parlare. Quando la storia viene fuori, il ministro della giustizia è costretto a dimettersi. Eppure nessuno conosce questa vicenda...».

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