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Matthew McConaughey: Lunga vita ai sognatori

Ha una moglie splendida,tre figli adorabili e una carriera in ascesa: Matthew McConaughey dopo l’Oscar e il cartoon “Sing”, a maggio torna al cinema calvo e invecchiato...

Gio 27 Apr 2017 | di Alessandra De Tommasi | Interviste Esclusive
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Nel momento stesso in cui un attore scende dal palco degli Oscar con la famosa statuetta in mano, le gambe non gli tremano solo per l’emozione, ma anche per il terrore di non essere più in grado di salire per gli stessi gradini. Matthew McConaughey, invece, quella fase di assoluta e paralizzante paura l’ha vissuta molto tempo prima di “Dallas Buyers Club”, quando temeva di restare intrappolato nel circuito delle commedie romantiche. Oggi è un uomo – e un artista – diverso: sceglie i progetti pensando ai suoi tre bambini, a cosa li potrebbe divertire ed emozionare. Come il cartoon “Sing”, attualmente disponibile in versione home video per chi se lo fosse perso in sala o per chi non si stanca mai di rivedere questa versione animata di “X-factor”, con un gruppo di animaletti bizzarri, ma di talento. A motivarli ci pensa Buster Moon, un koala visionario, ma irresistibile, a cui presta appunto la voce l’attore. E non potrebbe esserne più fiero…

Avrebbe potuto scegliere qualsiasi copione, perché ha voluto a tutti i costi partecipare al film d’animazione “Sing”?
«Per i miei figli: innanzitutto perché volevo far parte di un film che potessero guardare e poi perché avevo voglia di guardare il mondo attraverso i loro occhi. Solo in un cartone puoi avere un papà-gorilla che scardina le sbarre di una prigione per correre a vedere il figlio che si esibisce in uno spettacolo a teatro».

Come si è affezionato al suo alter ego koala?
«Mi ha emozionato ripercorrere la sua storia sin da quando era bambino e il papà gli ha fatto scoprire l’amore per l’arte. Ecco, il ricordo di quei momenti motiva Buster e gli dà il coraggio d’inseguire i suoi sogni e lo sprona a non mollare dopo un fallimento».

Ritorna lei stesso bambino con un cartoon?
«La libertà di tornare bambino è un lusso, anche lavorativo. Rifai una scena 30 volte senza preoccuparti di “Motore” e “Azione”».

Molti film cosiddetti “per famiglie” alla fine non lo sono affatto. Da genitore, cosa ne pensa?
«Ho visto con i miei bambini alcune di queste pellicole e non mi sono piaciuti affatto i messaggi che ‘vendevano’. Con “Sing” è diverso: si canta e si balla, ma la storia va oltre, racconta i rapporti umani, le emozioni e i valori autentici, come lealtà e seconde chance». 

Questo cartoon ha un cuore puro. Neppure il regista Garth Jennings ha resistito alla tentazione di doppiare un personaggio, la lucertola Miss Crawley, assistente di Buster…
«Il suo è il personaggio più amato dai figli di Reese Witherspoon. I miei bambini, invece, che hanno visto e rivisto il film dozzine di volte, ogni volta cambiano l’animaletto preferito. Conoscono le canzoni a memoria e le cantano a ripetizione, a volte anche cambiando il testo: insomma siamo davanti ad un inno alla gioia…».

I protagonisti sono animali, eppure ci sembrano davvero umani.
«Lo sono e ci permettono di avvicinarci a loro senza giudizi o pregiudizi: è uno zoo a cielo “aperto, ma gli abitanti si relazionano a problemi comuni e in maniera innocente».

Eppure ci sono tematiche delicate, come l’affrontare le proprie paure. Lei ne ha?
«Moltissime… ogni giorno! Ne esistono di due tipi: quelle in cui i tuoi sensi da Uomo Ragno si spengono per qualche motivo e quelle in cui senti le farfalle nello stomaco perché sei terrorizzato all’idea del fallimento».

Che rapporto ha con la musica?
«Viscerale, direi, perché è la colonna sonora della mia vita. Oltre che della carriera, da quando Richard Linklater durante il primo giorno di set di “La vita è un sogno” ha dato a tutto il cast una cassetta con cinque canzoni sul lato A e altrettanto sul lato B, dicendoci di ascoltarle perché fanno parte del tipo di musica che ciascuno dei nostri personaggi avrebbe amato. Non è pazzesco?».

Il nuovo progetto, “Gold – La grande truffa”, invece sembra andare in una direzione differente.
«Se ci pensi bene anche l’uomo d’affari Kenny Wells è a suo modo un sognatore, incarna l’eterna speranza americana. Il senso del film riguarda il coraggio d’inseguire i propri obiettivi, a qualunque costo. E fa in modo che il pubblico si chieda “Cosa si può fare per mantenere vivi questi desideri?” e  “Fin dove ci si può spingere per realizzarli?”». 

Qual è il messaggio di questo film?
«È una grande storia di lealtà e orgoglio, dove gli svantaggiati vincono…». 

La vediamo trasformato, invecchiato e quasi calvo. Addio, vanità?
«Guarda il lato positivo: per quattro mesi ho mangiato e bevuto tutto quello che volevo, raggiungendo un peso mai raggiunto prima, quindi, a dispetto della vistosa stempiatura, anche questo è stato divertente».

Per il ruolo che le è valso l’Oscar,  in “Dallas Buyers Club” si è sottoposto al processo opposto.
«Anche in quel caso era necessario per raccontare la storia e ne è valsa la pena. Quel ruolo lo aspettavo da tanto e mi è costato molto. Grazie al supporto di mia moglie, ho deciso di prendermi un periodo sabbatico da tutte le offerte di commedie. Sapevo di poter dare di più, di poter diversificare il mio repertorio e avevo bisogno dell’occasione giusta. Per uscire dalla stereotipizzazione di eroe romantico ho faticato, ma ne è valsa la pena». 

Cosa lega tutti i suoi progetti?
«Il desiderio di guardarli come spettatore. È questo il segreto per alzarsi ogni mattina felice di andare al lavoro».                                                               


 

KOALA SOGNATORE E MILIARDARIO FOLLE

Matthew David McConaughey, classe ’69, ha ottenuto il Premio Oscar come miglior attore protagonista per la trasformazione più radicale della sua carriera, in “Dallas Buyers Club”. Attualmente ne sta affrontando di altrettante sbalorditive, con il neomiliardario sui generis “Gold – La grande truffa” (dal 4 maggio in sala, sopra nella foto) e con il koala sognatore di “Sing”, il musical cartoon in 3D, appena sbarcato in versione home video per Universal, creato dallo studio di “Cattivissimo me” e con un sequel già in cantiere per il 2020, dove presta la voce a Buster Moon, con un evento speciale alla scorsa Mostra del cinema di Venezia. 
È il lavoro preferito dai suoi tre figli, Levi, Vida e Livingston (9, 7 e 4 anni e mezzo), nati dal matrimonio con la modella Camila Alves, sposata nel 2012. Dopo “Contact” con Jodie Foster e “Amistad” di Steven Spielberg, ha collezionato ruoli romantici, tra cui “Prima o poi mi sposo” con Jennifer Lopez  e “A casa con i suoi”. Tra i ruoli più impegnativi quelli nel film “Interstellar”, “Free State of Jones” e “The Wolf of Wall Street”. 

 


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