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Il miracolo della vita

Grazie alle mamme per il loro coraggio nel metterci al mondo

Mer 26 Apr 2017 | di Angela Iantosca | Editoriale

Non sono madre. E vorrei esserlo. Una volta l'ho anche sognata mia figlia, mi teneva per mano e mi guardava dritto negli occhi. Forse ero io da bambina, chissà? Comunque sia, non ho mai provato una sensazione tanto forte di amore e purezza. Quando mi sono svegliata ero sola, eppure mi sentivo imbattibile con quel mio segreto interiore da proteggere. 
 
Mi domando spesso cosa significa essere madre. Provo a immaginarlo o a intuirlo dalle parole di chi lo è. Le ascolto le mamme mentre le loro vite vengono travolte da poppate, sveglie notturne, nuovi orari. Le ascolto e provo a convincerle che, come diceva il poeta, un figlio è come la freccia lanciata da un arco, che deve crescere indipendente, che è necessario lasciare perché la sua personalità venga fuori... Facile in teoria, vero? 
 
Forse pensiamo troppo. E organizziamo troppo e programmiamo troppo. Forse proprio perché stiamo troppo 'sulla testa' facciamo sempre meno figli. Ma si può essere madri prima di essere persone piene? Potrei io essere madre davvero?  
 
Poi penso a mia madre che mi ha ospitata per nove mesi. E a quell'istante infinitesimale di tempo nel quale, se non si fossero incontrate quelle due unità uniche, non sarei qui io adesso. Magari se fosse passato un solo secondo in più ci sarebbe stata un'altra persona sulla terra a respirare… 
 
È un miracolo la vita, di cui dovremmo essere grati sempre. Come dovremmo amare, anche se fosse solo per questo motivo, chi ha avuto il coraggio di metterci al mondo e di scoprire cosa significa incrociare l'innocenza totale dello sguardo di qualcuno che vede una persona per la prima volta in vita sua.

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