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Marijuana di Stato contro il dolore

Tisane o aerosol per alleviare il dolore di chi soffre per malattie gravi o contro la nausea da chemio. E lo sballo non c’entra nulla

Mer 26 Apr 2017 | di Caroline Susan Payne | Salute
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Gli ammalati che soffrono per malattie degenerative, croniche e invalidanti, anche nel nostro Paese possono avere accesso alle terapie antidolorifiche naturali senza dover spendere un sacco di soldi, come avvenuto in passato. Ci sono ancora problemi organizzativi e qualche dubbio sul modo in cui viene preparato il prodotto, ma molti farmacisti hanno esultato, lo scorso fine di gennaio, quando si sono visti recapitare i primi flaconi di cannabis terapeutica, comunemente detta marijuana: la prima a riceverli è stata la farmacia “Campedello” di Vicenza, dove non a caso uno dei titolari è un giovane farmacista specializzato in fitoterapia, cure che si basano sulle piante. I flaconi confezionati e messi in commercio sono 2.400 e contengono 5 grammi di cannabis ciascuno. Ma secondo alcune stime sarebbe necessaria una produzione di almeno 100 chilogrammi all’anno, mentre quella attuale è di appena 20 kg. 

COLTIVATA DAI MILITARI
La coltivazione della marijuana, dalla quale si ricavano tutti i farmaci cannabinoidi, viene realizzata presso l’Istituto Farmaceutico Militare di Firenze, dentro speciali serre in grado di produrre tutto l’anno. I suoi fiori, le foglie e altre parti delle piante, una volta essiccati e sminuzzati, vengono poi assunti dai pazienti sotto forma di decotti e infusi, oppure inalati direttamente attraverso un vaporizzatore. Le cure attraverso questi derivati, infatti, non hanno niente a che fare con la voglia di farsi “una canna” o uno “spinello” (ricordiamo che il possesso di sostanza stupefacente per uso personale non è reato, ma è sanzionato in via amministrativa come previsto dall'articolo 75 TU stupefacenti): quel tipo di sballo, a lungo andare, è dimostrato che danneggia il cervello, oltre agli altri danni da tabacco. Questi princìpi attivi sono a tutti gli effetti dei medicinali che vengono utilizzati persino come co-adiuvanti nella cosiddetta “terapia del dolore” per malati terminali, al fine di contenere i dosaggi dei farmaci oppiacei (tipo la morfina). Per tali motivi possono essere acquistati solo ed esclusivamente con ricetta medica.

QUANDO È INDICATA
Da molto tempo il mondo scientifico conosce gli effetti benefici dei cannabinoidi per il trattamento del dolore cronico: in particolare per quello associato alla sclerosi multipla, alla SLA (Sclerosi Laterale Amiotrofica), al morbo di Parkinson e alle lesioni midollari. Anche la nausea e il vomito, indotti dalla chemioterapia contro i tumori, trovano notevole giovamento dall’uso di questi prodotti, soprattutto quando le altre terapie non si sono dimostrate efficaci. Alcune associazioni a tutela dei malati, tra le quali c’è la Lega Italiana Lotta all’Aids, sostengono comunque che la cannabis dovrebbe essere usata per molte altre importanti malattie: ad esempio, dai malati di glaucoma che ricevono un grande sollievo dal suo uso per ridurre la pressione intra-oculare, così come già riconosciuto dalla Commissione Terapeutica Regionale della Toscana. 

LA LEGGE C'ERA DAL 2007
Proprio la Regione Toscana ha approvato per prima un’apposita legge regionale (la n. 18/2012) per l'impiego farmacologico della cannabis a carico del servizio sanitario regionale. A livello statale, tale uso era stato previsto ad aprile 2007 con decreto dell’allora Ministro della Salute Livia Turco, che ha inserito ufficialmente i derivati dalla cannabis tra le sostanze dotate di efficacia terapeutica. Subito dopo hanno prodotto leggi analoghe anche la Liguria, le Marche e il Friuli Venezia Giulia. L’acquisto è oggi possibile in tutte le Regioni italiane, incluse quelle a statuto speciale, ma solo in alcune la prescrizione è a carico del Sistema Sanitario Regionale. Per sapere se si è tra i “fortunati” bisogna rivolgersi alla propria ASL di competenza.
 
CON IL MADE IN ITALY SI RISPARMIA
In prospettiva la cannabis ‘nostrana’ dovrebbe permettere al nostro Sistema Sanitario Nazionale (SNN) di ridurre l’importazione dei medesimi principi attivi dall’estero: in particolare dall’Olanda. 
Se acquistati direttamente dai pazienti con ricetta bianca, il costo per i prodotti importati attualmente si aggira tra i 18-20 euro al grammo, mentre il farmaco prodotto dall’Istituto Farmacologico Militare di Firenze (per il momento è solo uno, denominato FM2), viene a costare 15,14 euro al grammo. Con la crescita della produzione si prevede un calo di questo prezzo. Anche se, non si sa bene perché, il prezzo dei prodotti olandesi è oggi più conveniente se acquistato direttamente dalle farmacie e dagli ospedali: in sostanza, per chi la deve rivendere o accollare al Servizio sanitario nazionale, la cannabis acquistata direttamente in Olanda è più conveniente di quella italiana.

NATURALE O SINTETICA?
Di farmaci del genere in commercio ce ne sono una decina: alcuni, come il FM2, derivano a loro volta dalle infiorescenze di cannabis essiccate, mentre gli altri non sono del tutto naturali. Uno in particolare (il Sativex) pur avendo i principi attivi della cannabis, viene ottenuto per estrazione e sintesi chimica: è stato brevettato da un’azienda inglese e viene distribuito da una importante industria chimico-farmaceutica tedesca. Costa oltre 700 euro a flacone (circa un mese di terapia). Gran parte dei pazienti però preferiscono i farmaci cannabinoidi naturali, perché i derivati sintetici, oltre ad essere molto più costosi, sembrano mostrare minore efficacia e maggiore incidenza di effetti collaterali. La speranza, quindi, è che presto si arrivi a soddisfare la richiesta dei pazienti con la produzione di cannabis “fatta in casa”.                                                         

 


Sativa sì, Indica no! 

Prima della produzione “nostrana” del farmaco FM2, tutta la cannabis legale che veniva venduta in Italia arrivava solo ed unicamente da coltivazioni “biologiche” dell’Olanda. Dei prodotti di cannabis in circolazione uno solo è a base di cannabis della varietà Indica (più ricca di princìpi attivi, che si usa anche per fare gli “spinelli” vietati dalla legge e nocivi per la salute psicofisica). Mentre tutti gli altri farmaci sono ottenuti da varietà Sativa, dalle quali ricava anche la canapa comune, usata dagli idraulici, ma anche per fare tessuti. 

 


Boom di prescrizioni

Negli ultimi anni sono aumentate esponenzialmente le prescrizioni di cannabis terapeutica. Si è stimato che nella sola regione Toscana sono raddoppiate nell’arco di due anni: circa 600 malati la consumano dietro regolare prescrizione medica.

 


Già usavamo la cannabis

Usata dalla medicina cinese fin dal 2737 a.C., solo nel 19° secolo la cannabis è stata adottata ufficialmente come farmaco dalla medicina occidentale, a causa delle sue proprietà antiemetiche (contro nausea e vomito), analgesiche e anticonvulsive. Ben presto i suoi preparati si diffusero in tutte le farmacie d’Italia, d’Europa e degli Stati Uniti d’America. Fu in questo Paese che, soprattutto tra le fasce povere della popolazione, si diffuse il suo uso per fini ricreativi (i famosi “spinelli” o “canne”). Nel 1942, a seguito di una pesante compagna di stampa, la cannabis fu cancellata dall’elenco dei farmaci disponibili negli Usa. Durante il periodo fascista, anche in Italia i cannabinoidi vennero messi al bando. Dopo alcuni nuovi approfondimenti di molti scienziati in tutto il mondo, la svolta definitiva si ebbe il 5 novembre del 1998: gli elettori americani di sei stati americani (Alaska, Arizona, Colorado, Nevada, Oregon e Washington) approvano con referendum l'uso terapeutico della marijuana per i malati di tumore e di AIDS. 

 


LA TOSCANA LA PRIMA

Con la prima produzione di cannabis legale nella nostra storia, la Toscana rafforza la sua posizione di leader tra le regioni italiane nella Medicina Integrata (cioè che non usa solo farmaci di sintesi chimica). Quello di Pitigliano, in provincia di Grosseto, è stato il primo ospedale italiano che ha introdotto l'omeopatia e l'agopuntura in corsia per i pazienti ricoverati. Negli scorsi anni, ancor più significativo è stato il risultato ottenuto nella struttura di riabilitazione ortopedico-neurologica dell’ospedale di Manciano (stessa ASL n. 9 della Provincia di Grosseto): lì, grazie alle medicine complementari basate su piante, agopuntura ed altre terapie diverse da quelle tipiche della medicina occidentale, il miglioramento terapeutico e funzionale dei pazienti in riabilitazione per varie cause, ha evidenziato un incremento globale del recupero di circa il 20% in più rispetto all’anno di avvio della sperimentazione. Nella stessa struttura, inoltre, si è registrata una diminuzione del 70% del consumo di farmaci antidolorifici. 

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