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Favole celebri e storie moderne che aiutano a crescere

L’editoria per l’infanzia, tra favole, libri tridimensionali e album con i quali interagire: ecco come muoversi in questo mondo

Mer 26 Apr 2017 | di Susanna Paparatti | Attualità
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L’attuale editoria per l'infanzia va ben oltre la semplice divisione per fascia d'età. 
Vi sono libri ed album sui quali interagire, favole, racconti, volumi con poche e semplici illustrazioni erroneamente pensati solo per i piccolissimi; ci sono libri tridimensionali meglio definiti Pop-up,  App da scaricare sugli I Pad - fortunatamente il boom iniziale sta scemando - e, finalmente, anche libri che introducano, come un gioco, verso il mondo dell'arte: non è poi il nostro capitale? Come muoversi in questo universo dove, malgrado in tanti le ritengano per certi versi sorpassate, si ritrovano sugli scaffali versioni originali e meno edulcorate di celebri fiabe, quasi sempre rimaste nella memoria di tanti per la bellissima e caleidoscopica versione cinematografica? Quale è il ruolo delle immagini, cosa stimolano e come sono pensate dagli illustratori? Acquistare un libro per bambini deve essere un gesto pensato, perché sarà mediante queste pagine che si formerà l'adulto. Oltre le case editrici più note, facilmente reperibili in libreria, ve ne sono altre, minori o meno note, che vantano pubblicazioni interessanti e di altrettanta qualità. 
 
L' UTILITà PSICOLOGICA DELLA FAVOLA 
«Le fiabe sono nate per parlare con i bambini usando un linguaggio per loro comprensibile, per far capire cosa è bene fare o cosa è pericoloso, racchiudendo fra le righe anche quelle che possono essere le paure dei genitori, nel racconto filtrate da una terza persona – spiega la Dott.ssa Silvia Amendola psicologa del Servizio di Psicologia Clinica del Bambin Gesù di Roma – messaggi di ogni genere: Biancaneve, per esempio, parla di diversità nel rapporto con i sette nani e di invidia tra madre-figlia. Il racconto di solito migliora la realtà del mondo, ma penso sia giusto alternarli anche con altri apparentemente meno illusori. L'importante è che per ogni fiaba vi sia la mediazione del genitore, a farne comprenderne il giusto significato, almeno sino a quando il bambino non sia cresciuto».
E per quanto riguarda l’iPad?
«Relativamente alle fiabe su iPad o allo smodato uso dei videogiochi, non voglio demonizzare nulla, ma occorre anche in questo caso la presenza del genitore e una drastica riduzione nell'uso. La corteccia celebrale dei bambini viene iperstimolata causando disturbi del sonno e incubi; ai genitori suggeriamo di interromperne l'utilizzo almeno quarantacinque minuti  prima di andare a letto e comunque che vengano usati da piccoli che sappiano già leggere e scrivere».
 
QUANTO CONTANO LE ILLUSTRAZIONI
Nelle fiabe tradizionali, così come in quelle moderne, fra le pagine che spiegano la natura, l'arte o narrano più semplicemente scene di vita quotidiana, il ruolo delle illustrazioni è stato e rimarrà fondamentale. Qualsiasi sia lo stile del disegno le immagini devono spiegare, ma anche stimolare ed aprire nuove interpretazioni: «Si dice che quando un libro è fatto bene lo scritto ne racconta una parte, i disegni un'altra e il bambino un'altra che elabora da solo – afferma Rossana Bossù illustratrice e autrice di testi per l'infanzia  –, non conta però la quantità di raffigurazioni, ma cosa esse siano in grado di stimolare». Ad esempio, il classico album illustrato con poco testo e più immagini è adatto anche a bambini più grandi, se nell'insieme sollecita ad andare oltre ciò che appare evidente, creando nuove storie; e poco importa nella dinamica dei bambini se i disegni siano a due o tanti colori. Intanto riappaiono negli scaffali alcune fiabe celebri ripubblicate nello spirito della loro versione originale: anche se questa potrà far scendere qualche lacrima. Così, ricordando una delle opere di Hans Christian Andersen, c'è chi ha illustrato e riscritto “La Sirenetta” basandosi sull'originale stesura: «Le favole non devono essere necessariamente addolcite, abituare i bimbi a questo allontana dalla realtà, la vita è gioia e dolore, bene e male e i bambini riflettono molto, sono affascinati anche da storie malinconiche – spiega Michelangelo Rossato, illustratore che si è cimentato in questa nuova/antica  versione – ci sono genitori che edulcorano le favole e danno ai figli videogiochi violenti». Quando i libri per bambini devono introdurre alla storia dell'arte l'argomento sembrerebbe complicato, ma basta la giusta chiave di lettura affinché l' arte sia gioco. Alcune case editrici, come Topipittori, lavorano anche in sinergia con musei e gallerie, proponendo libri senza nozionismo, insegnando a guardare e analizzare le immagini: colorando, ritagliando e interagendo.

 



LIBRI TRIDIMENSIONALI

 
Contrariamente a quanto si può pensare, i libri che aprendone le pagine regalano scene tridimensionali non sono una recente scoperta, ma risalgono alla metà dell'800 e furono realizzati per la prima volta in Europa. L'idea era quella di ricreare gli effetti ottici tipici dei diorami teatrali e delle scatole prospettiche – usate anche da alcuni artisti –, fra gli stampatori di fama Ernest Nister e Raphael Tuck and Sons. Solo nel 1932 saranno chiamati, per via del loro meccanismo, 'pop-up'.



 



C’E' UN MOSTRO NEL BOSCO

 
E' stata pubblicata a febbraio la favola “C'è un mostro nel bosco" (Lavieri Edizioni) di  Paola Savinelli (Testi) e Andrea Scoppetta (Illustrazioni). Protagonista è la piccola Nina, che, terrorizzata dalla presenza di un mostro nella stanza, non riesce a dormire. Come si fa a cacciare un mostro dalla propria stanzetta? La nonna della bambina arriva in suo soccorso con la storia giusta. 
La nonna le racconta la storia di un regno minacciato per giorni da una strana creatura che aveva occupato il bosco. A nulla valsero i suggerimenti del più sapiente tra i sapienti. La più bella tra le belle aveva provato con la sua bellezza, il giullare con i suoi giochi, il re gli aveva offerto tutto il suo oro, ma niente. Persino l’infallibile arciere fallì. Ma, mentre tutti ancora tremavano, a passi piccoli, piccoli arrivò qualcuno... 

Spesso abbiamo paura di mostri che non abbiamo mai visto. Sono mostri solo per sentito dire, solo perché qualcun altro lancia l'allarme. Cresciamo noi, crescono anche i nostri  mostri. Questi smettono di avere un aspetto terribile, ma si trasformano in un'assenza, in una diversità, in una malattia. L'arma per sconfiggerli però è sempre la stessa. Superare il limite,  informarsi  se il mostro è solo nostro, studiare se vogliamo sconfiggere anche i mostri che appartengono agli altri.

 



Il mondo rifatto dall'infanzia


E' stato pubblicato da poco il libro “Utopie di bambini: Il mondo rifatto dall'infanzia” di Luca Mori (edizioni ETS) risultato di 10 anni di conversazioni con bambine e bambini dai 5 agli 11 anni, culminati in un viaggio in tutta Italia nell’anno scolastico 2015/2016, che Luca è riuscito a realizzare grazie al supporto ottenuto con il crowdfunding online. Il libro parte dai primi bisogni, che per i bambini sono cibo, acqua e una abitazione, per poi passare al paesaggio, alle leggi, all'educazione, alle forme di governo, al senso della giustizia, agli stili di vita, al posto degli adulti, ai limiti, agli stranieri. Le risposte sono sorprendenti per la loro spontaneità. Quando parli di regole può capitare che qualcuno preferisca farne a meno, ma poi il dibattito si allarga e ti trovi di fronte a persone che si interrogano, che capiscono che esiste la necessità della norma, che è grazie alla norma se le cose vanno nel verso giusto, che il mondo dei balocchi può essere anche pericoloso. Se si passa poi alle ingiustizie si legge “Ognuno pensa a se stesso, senza sapere che cosa causa questo pensare solo a se stesso!”, dice Sara di Corleon. E sulla tecnologie Rocco, 10 anni di Gela, sostiene che sarebbe opportuno “levare tutte le tecnologie tipo i videogiochi, così penseremmo tutti insieme al mondo che ci circonda”. 
 

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