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Acqua, un altro anno di golpe

Sei anni fa gli italiani hanno scelto: acqua pubblica. E i politici fanno l’esatto contrario

Gio 25 Mag 2017 | di Francesco Buda | Bambini

E' arrivato il sesto anno di tradimento delle scelte popolari. Il 12 giugno di quest'anno sono 2.192 i giorni trascorsi dai due referendum per l'acqua bene comune. Due “Sì” epocali: mai si era avuta tanta partecipazione compatta e univoca alle votazioni referendarie in tutta la storia della Repubblica. Oltre 26 milioni di italiani hanno stabilito che l'acqua va gestita non come merce, ma come risorsa universale:  senza lucro e in mano a soggetti totalmente pubblici, che rappresentino cioè l'interesse di tutti, anziché in mano a società basate sul (legittimo) guadagno e su speculazioni finanziarie. Ma finora sono proprio questi ultimi due fattori ad avere vinto davvero: nei principali gruppi d’affari che gestiscono gli acquedotti italiani, domina il mondo della finanza. Tanto che ben cinque governi hanno piegato la schiena disapplicando quanto stabilito dal popolo e dalla Corte Costituzionale. 

Questa, massimo organo giurisdizionale chiamato a decidere se le norme rispettano i pilastri del nostro Stato, aveva in sostanza confermato che le gestioni idriche dovevano tornare in mani totalmente pubbliche e senza più la “cresta” abrogata con uno dei due referendum. Ultimamente, un eclatante esempio di come finanza e multinazionali vogliono la nostra acqua a tutti i costi, ce lo dà la tentata conquista del Centro-Sud da parte di Acea. Cacciato a dicembre dai sindaci di Frosinone e provincia, il colosso controllato sulla carta dal Comune di Roma, di fatto ben pilotato dai francesi della Suez, voleva comprare il 49% di Acqualatina Spa, gestore tra Latina e provincia. Il tutto in spregio della normativa europea, nazionale e del contratto tra i 38 Comuni soci pubblici di maggioranza e il partner privato comandato dagli altri francesi della Veolia, senza ascoltare il necessario parere dei Sindaci e senza fornire dati concreti sulle garanzie tecniche, operative e finanziarie. Muti la Sindaca di Roma, Virginia Raggi, e i suoi. L'operazione è stata bocciata da tre diversi pareri di luminari del diritto e bloccata dai Sindaci di Acqualatina, che puntano a riprendersi l'intera gestione. Intanto il Comune di Roma ha cacciato i volontari del Forum dei movimenti per l’acqua pubblica dalla loro sede nel centro sociale Rialto. Il governo Gentiloni, invece, nel Piano nazionale di riforma allegato al Documento di economia e finanza 2017, promette di riprendere le privatizzazioni, probabilmente con un decreto legge, prima della pausa estiva. Intende così concretizzare il decreto Madia, che tra cavilli e supercazzole normative cancellava gli esiti dei referendum. 

Il ‘nuovo’ governo e il Parlamento continuano la tradizione dei predecessori: banche e lobby finanziarie devono controllare l'acqua di tutti, perciò i referendum non vanno applicati.


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