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Susan Sarandon: Diva materna

Susan Sarandon resta una delle ultime vere dive di Hollywood. Interprete camaleontica e donna straordinaria, avrebbe una lezione o due da insegnare a tutte le pseudo-attrici appena ventenni che si atteggiano a grandi star

Gio 25 Mag 2017 | di Alessandra De Tommasi | Interviste Esclusive
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Materna e protettiva, Susan Sarandon sprigiona un calore umano impossibile da dimenticare. Sfoggia la stessa disinvoltura sia quando si presenta in infradito ad un red carpet (lo ha fatto al Giffoni Experience) che quando celebra i 25 anni di “Thelma e Louise” al Festival di Cannes, dove una lunga serie di biondine simil-Barbie, scollate e svestite, le passano accanto con un’aria costruita da diva che probabilmente non potranno mai permettersi. Lei no, ormai non deve e non vuole dimostrare nulla. Si è sempre defilata dagli stereotipi, proponendo sul grande e piccolo schermo un nuovo modo di essere donna, e riesce ad essere talmente autoironica da accettare in tv il ruolo di Bette Davis in “Feud”, sulla continua competizione con la collega Joan Crawford (un altro splendido Premio Oscar, Jessica Lange).

Attualmente interpreta una vera diva d’altri tempi, Bette Davis, quali altre attrici ammira?
«Le prime a venirmi in mente sono italiane, Anna Magnani, Silvana Mangano e Sofia Loren con cui ho avuto l’onore di aprire le Olimpiadi di Torino». 

Ha cambiato l’universo femminile al cinema con “Thelma e Louise”, all’epoca se n’è resa conto?
«Il progetto inizialmente era partito come una piccola storia senza grande risonanza, anzi ha generato malcontento su come la figura femminile era stata rappresentata. C’è chi ha persino parlato di istigazione al suicidio, invece secondo me no».

Secondo lei di cosa parlava il film?
«Di scelte e potere. Ma per una società bianca e maschilista sembrava un insulto. Ora invece, per fortuna, le donne al cinema hanno voce e fanno squadra in commedie corali come quelle di Amy Schumer (in “Un disastro di ragazza” ha recitato anche Brie Larson, oggi Premio Oscar - ndr) ed Amy Poheler». 

Cosa sta cambiando?
«All’epoca il film non incassò molto mentre adesso il girl power va di scena con blockbuster come “Hunger games” (con il Premio Oscar Jennifer Lawrence - ndr).  A differenza di quanto accade nella vita, a Hollywood anche un solo film può cambiare tutto». 

Le lotte femministe sono diverse rispetto agli anni Sessanta?
«Sono cambiate le battaglie, ma lo spirito resta lo stesso, ci mettono forza e umorismo. Quando io ho iniziato a lavorare si doveva scegliere tra famiglia e carriera, oggi si dà per scontato che tu riesca a fare entrambe, quindi su il morale!».

Come si sente davanti alla macchina da presa?
«Anche se in molti non lo ammettono, gli attori mettono sempre un po’ di se stessi in quello che recitano, quindi sulla scena si mettono a nudo, si aprono totalmente, come succede proprio quando si ama qualcuno. E ogni progetto per me è un modo per cambiare la prospettiva da cui si guarda il mondo. Un artista ha il dovere di prestare voce e volto agli altri».

Le è mai capitato, come hanno detto sue colleghe Premio Oscar come Jennifer Lawrence e Patricia Arquette, di notare una disparità di trattamento economico rispetto ai colleghi?
«Ricordo in particolare un set: mi sono accorta solo a metà film che i miei due colleghi maschi protagonisti ricevevano un compenso più alto del mio. Eppure mi è stato chiesto di fare più promozione di loro. Ma sai cosa mi sono detta? È colpa mia e del mio agente che non ci siamo informati a dovere prima».

Ricorda la prima nomination agli Oscar?
«Certo, nessuno all’epoca sapeva cosa stava succedendo, io stessa mi trovavo su un set ad Atlanta quando me l’hanno comunicato. Oggi invece la si guadagna con una campagna di candidature degna delle Presidenziali, mentre all’epoca per “Dead Man Walking” non avevamo neppure i soldi per le proiezioni». 

Ha ancora qualche ruolo nella lista dei desideri?
«Non ho una lista, mi lascio sempre guidare dall’istinto. Vedo un film come “Deadpool” e penso: “Caspita, è davvero innovativo”. Voglio che anche i miei prossimi personaggi parlino al cuore del pubblico, ci rendano migliori e ci permettano di entrare in sintonia con gli altri. È per questo, ad esempio, che ho scelto “The Death and Life of John F. Donovan” di Xavier Dolan, dove interpreto la madre di Kit Harington, de “Il trono di spade”, in una città che mi ha rapito il cuore, Montreal». 

Che legame ha con l’Italia?
«È un rapporto molto forte perché mio nonno, siciliano, ha sposato una fiorentina e io ho scoperto cosa le era successo solo da poco, ha avuto mia madre a 13 anni e poi l’ha data in adozione e si sono conosciute per la prima volta quando ne aveva 17. E poi mia figlia ha un padre italiano, ha il doppio passaporto, si è laureata a Perugia in italiano e poi è tornata a Roma a conoscere i parenti, ora fa l’attrice e come me ama il vostro cinema. Insomma per me le radici sono fondamentali per capire chi si è».

Qual è il motore che muove il mondo?
«L’amore: per me è tutto, ma ancora adesso mi riesce difficile descriverne a parola la forza. È quel collante della vita che ti spinge verso l’altro e ti apre al mondo. Anche il cinema è un ponte tra le persone, serve a trasmettere emozioni vere, autentiche».

 


Cittadina onoraria di Ragusa


Susan Sarandon, nome d’arte di Susan Abigail Tomalin, classe ’46 e Premio Oscar per “Dead Man Walking”, ha collezionato ruoli iconici per tutta la carriera, tra cui “Thelma & Louise“ accanto all’amica Geena Davies, con cui ha festeggiato il 25° anniversario dell’uscita durante il Festival di Cannes 2016. Il lato materno della famiglia è di origini siciliane (è cittadina onoraria della città di Ragusa) e ha ricevuto un’educazione severa e vecchio stile, assieme ai suoi otto fratelli. Dopo il divorzio da Chris Sarandon, ha frequentato varie celebrity da Sean Penn a David Bowie. Ha tre figli: Eva (figlia del regista Franco Amurri), Jack e Miles (figli di Tim Robbins). Camaleontica, talentuosa e poco tradizionale, ha recitato in alcune pellicole di culto come “The Rocky Horror Picture Show“, “Le streghe di Eastwick“, “L’olio di Lorenzo“ e “Il cliente“ basato sul romanzo di John Grisham. La lista di commedie include “Shall we dance?“ con Richard Gere e “Nemiche amiche“ con Julia Roberts. È attualmente alle prese con la serie tv “Feud“ accanto a Jessica Lange, ancora inedita in Italia, dove interpreta Bette Davis, alle prese appunto con una faida con la collega Joan Crawford.

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