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Commercio equo e solidale: l’utopia diventata realtà

Si garantisce un prezzo giusto ai produttori dei Paesi poveri e si rispetta l’ambiente: un connubio che funziona

Gio 25 Mag 2017 | di Roberto Lessio | Ambiente
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Garantire un prezzo giusto e predeterminato ai produttori dei Paesi poveri, assicurando al contempo il rispetto e la tutela dell’ambiente, sono gli obiettivi principali del movimento internazionale del commercio equo e solidale riunito sotto la sigla WFTO (World Fair Trade Organization).
Si tratta di una organizzazione globale, alla quale aderiscono ormai migliaia di associazioni locali, che si occupa di vendere direttamente ai consumatori finali i prodotti agricoli e artigianali realizzati nei paesi in via di sviluppo, saltando l’infinita catena delle intermediazioni commerciali: passaggi che da un lato fanno lievitare i costi per i clienti, mentre dall’altro lasciano solo pochi spiccioli nelle tasche dei produttori.
L’organizzazione, come tutte le sane utopie che diventano realtà, è molto complessa ed è stata sottoposta recentemente a forti critiche da parte di alcuni studiosi. Ma ormai i risultati raggiunti sono irreversibili. Oltre ad aiutare i produttori dei Paesi poveri, secondo un recente studio effettuato in Germania, il commercio equo e solidale (Fair Trade in inglese), svolge anche un ruolo decisivo nel cambiamento degli stili di vita, nei modelli alimentari e dei comportamenti dei consumatori residenti nei paesi ricchi.

30 ANNI FA IL PRIMO CAFFE' SOLIDALE
Sono passati ormai quasi trent’anni da quando in Olanda, su iniziativa di un prete operaio di nome Frans van der Hoff e del suo connazionale Nico Roozen, fu venduto il primo pacchetto di caffè proveniente dal commercio equo e solidale. è stata quella la prima volta in cui si è cercato di lanciare ai consumatori un messaggio politico e sociale attraverso un marchio apposto su un bene di consumo quotidiano. Già dalla fine della Seconda Guerra mondiale c’erano stati alcuni tentativi di mettere al centro dell’attenzione internazionale le enormi distorsioni commerciali esistenti tra Paesi ricchi (consumatori) e Paesi poveri (produttori), ma è stata senza dubbio l’iniziativa dei due olandesi ad avviare la svolta. 
Non a caso in breve tempo le botteghe che si occupavano di questa alternativa commerciale in Olanda (ex Paese coloniale), divennero 180 nel giro di poco tempo. è nata così una storia che racchiude una serie infinita di altre storie “rivoluzionarie” e che oggi rappresentano le risposte più efficaci rispetto alle sfide che attendono i nostri governi nei prossimi anni, malgrado l’attuale crisi economica: l’eradicazione della fame dalla faccia della Terra, l’eliminazione dell’ingiustizia commerciale tra nazioni ricche e povere e il contrasto ai cambiamenti climatici, nella prospettiva di  uno sviluppo sostenibile per tutti. 
 
PIU' DI UN MILIONE DI LAVORATORI NEL TRADE
Oggi l'impatto del commercio equo e solidale sui mercati internazionali delle materie prime e sulle catene di approvvigionamento delle multinazionali è ancora modesto, ma di strada ne è già stata fatta molta. 
In base ai dati del 2014, al circuito della Fair Trade International (la più importante organizzazione del commercio equo e solidale a livello mondiale) oggi aderiscono circa 1,65 milioni di lavoratori: 1,45 milioni sono contadini e agricoltori, mentre gli altri 200mila sono impiegati nella certificazione, nella distribuzione e nella commercializzazione dei prodotti. 
La crescita è stata di oltre 500mila addetti negli ultimi 5 anni. 
La maggioranza di questi lavoratori è impiegata nelle piantagioni agricole, ma nel conteggio sono recentemente entrati anche quasi 5.400 operai di sei fabbriche del Pakistan che producono palloni per competizioni sportive. Nel solo 2014 (ultimo dato disponibile) il tasso di crescita complessivo a livello globale è stato del 9%. 
 
35MILA REFERENZE
Il caffè, il tè, il cacao e lo zucchero di canna, sono i prodotti più importanti in ​​termini di fatturato, ma sono ormai 35mila le referenze realizzate in 74 nazioni dell’Africa, del Sud Est Asiatico e dell’America Latina: per la maggior parte (oltre l’80%) si tratta di Paesi a basso reddito, mentre la dimensione media degli appezzamenti coltivati dagli agricoltori è di circa 1,4 ettari. 
 
IN ITALIA 100 ORGANIZZAZIONI
Anche in Italia, da 25 anni a questa parte, si sono costituite un centinaio di organizzazioni che si riconoscono nella Carta dei Criteri del Commercio Equo e Solidale e quindi sono inserite nel “Registro Italiano delle Organizzazioni di Commercio Equo e Solidale”. In netto ritardo, ma non è una novità, la politica. Sono passati 10 anni dal deposito  della prima proposta di legge nazionale dedicata al settore. Il 3 marzo dello scorso anno la Camera dei Deputati ha approvato a larghissima maggioranza il testo di legge che avrebbe dovuto avere dal Senato la seconda ed ultima votazione per essere definitiva. Mentre andiamo in stampa, dal sito di Palazzo Madama apprendiamo che la legge è ancora “in corso di esame in Commissione”, ma intanto l’utopia continua a realizzarsi giorno dopo giorno.
 
I NUMERI DEL FENOMENO IN ITALIA
Al 2014 (ultimo anno di riferimento) sono 33.277 i soci delle associazioni italiane che sostengono il Commercio Equo attraverso la partecipazione diretta: di questi, quasi 5.000 sono volontari che mettono attivamente il proprio tempo a disposizione per mandare avanti i negozi. Anche in questo settore comunque si sono avuti gli effetti della crisi economica: i punti vendita, si sono stabilizzate in 246 unità (erano 257 nel 2011), mentre il fatturato complessivo è sceso a 75,3 milioni di euro (88 milioni nel 2011). Il calo si è verificato sia nei negozi specializzati nel commercio equo, le cosiddette “Botteghe del Mondo”, che nei canali commerciali tradizionali (supermercati e grande distribuzione).

 


LA RICORRENZA

La legge non ancora approvata definitivamente dal Parlamento italiano istituisce una ricorrenza annuale dedicata al commercio equo e solidale. Quest’anno il "Celebrate Fair Trade", si è tenuto tra il 12 e 14 maggio. 

 



IL PARAGONE

La dimensione media di un’azienda di un coltivatore di tè Fairtrade in Africa orientale è di soli 0,3 ettari. In confronto, la dimensione media di una “piccola fattoria familiare” negli Stati Uniti è di 98 ettari.

 


Un modo diverso di fare economia

“Il Commercio Equo e Solidale è un approccio alternativo al commercio convenzionale; esso promuove giustizia sociale ed economica, sviluppo sostenibile, rispetto per le persone e per l’ambiente, attraverso il commercio, la crescita della consapevolezza dei consumatori, l’educazione, l’informazione e l’azione politica. Il Commercio Equo e Solidale è una relazione paritaria fra tutti i soggetti coinvolti nella catena di commercializzazione: dai produttori ai consumatori” (dalla Carta italiana dei Criteri del Commercio Equo e Solidale).

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