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Ryan Gosling: Sex symbol sfuggente

Ryan Gosling a suo agio nei panni di sex symbol, più in ‘difficoltà’ in quelli di padre. A maggio è tornato con un musical e ad ottobre sarà al cinema in “Blade Runner 2049”, il sequel dello storico film...

Ven 26 Mag 2017 | di Alessandra De Tommasi | Interviste Esclusive
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Ryan Gosling deve aver fatto l’illusionista o la spia in una vita precedente. Maestro nel confondere l’interlocutore con ogni genere di distrazione e depistaggio, riesce a sviare a tal punto la conversazione da convincerti di averti rivelato il più grande segreto dell’universo, mentre magari ti ha solo letto le voci del menù. Ha la fama di uno che risponde a monosillabi e non si lascia incantare dalle lusinghe, cosa non del tutto infondata. Anche i colleghi riescono a stento a stargli dietro, come quando Russell Crowe lo ha rimproverato bonariamente per aver visitato a Roma gli studi di Cinecittà senza invitarlo, durante la promozione della pellicola di “The Nice Guys”, subito dopo la presentazione al Festival di Cannes. Lui ha sfoderato un sorrisetto sornione e gli ha risposto: “Ti conosco, so che non sei un tipo mattiniero e io mi sono svegliato all’alba pur di dare una sbirciatina sui set”. Persino gli altri attori, insomma, rinunciano al diritto di replica e fanno spallucce, com’è successo anche a Michael Fassbender, con cui ha diviso la scena in “Song to song”, in sala da maggio.

Come in “La La Land”, anche stavolta interpreta un musicista. Qual è stata l’emozione più grande?
«Abbiamo girato ”Song to song” quattro anni fa e lo ricordo come un’esperienza unica nel suo genere, che mi ha permesso di collaborare con icone musicali del calibro di Patti Smith. Cosa chiedere di meglio?».

Ha cercato lei questa parte?
«Volevo lavorare a tutti i costi con il regista Terrence Malick. Basta guardare qualche secondo di un film per capire che è suo, mi piace che sia sempre alla ricerca, sa sorprenderti ogni giorno con qualcosa di diverso ed era quello che cercavo».

Ultimamente sceglie progetti molto diversi tra loro…
«Il mio obiettivo è cambiare pelle mettendomi alla prova, ad esempio in “The Nice Guys” ho sperimentato la comicità al maschile e in “Blade Runner 2049” (in uscita a ottobre - ndr), di cui però ancora non posso parlare, mi sono confrontato con un vero cult del cinema, che ho amato fin dalla prima volta che l’ho visto. Quando ho saputo del progetto, sapevo che la storia sarebbe potuta continuare e questo ha innescato la mia curiosità».

Perché?
«Ha stimolato il mio lato bambino: quando sei piccolo t’innamori di una storia e non vuoi che finisca mai. Prendi “I Soprano” o altre serie tv di quello spessore molto cinematografico, t’imbatti in un personaggio interessante e non lo vuoi lasciare andare, anche se in quel caso era un boss che andava in terapia. So che a Hollywood i remake e i sequel vanno per la maggiore, ma a me questo trend non disturba, quello che conta è fare un buon lavoro».

Alcuni film, come “The Nice Guys”, mescolano i toni della commedia e del dramma. Lei in quali si riconosce?
«Amo le storie con un senso dell’umorismo pure nelle situazioni più drammatiche, forse è un atteggiamento che mi porto dietro anche nella vita, ma comunque credo che sia un dono poter sorridere anche nei momenti difficili. Tradotto in scena vuol dire portare nel racconto una vulnerabilità che ti disarma come un pugno nello stomaco. Come attore riuscire a far divertire e persino ridere il pubblico è la sfida più grande e prima di questo film non sapevo se ne sarei stato capace, non è mica un interruttore che accendi e spegni a comando, forse sarebbe stata utile una bella scuola da clown, con lezioni sulle torte in faccia! (Ride - ndr)».

Scherzi a parte, sembra molto sicuro di sé e persino un po’ sfuggente quando le rivolgono delle domande un po’ personali.
«Vuole provarci? So già che mi vuole chiedere come mi sento nei panni del sex symbol. Sono a mio agio, grazie. (Ride - ndr)».

E come padre?
«Quello è il lavoro più difficile e delicato del mondo e ancora non posso dire di averlo imparato».

Le interviste la rendono nervoso?
«Se un film è comico sono leggere e persino divertenti, ma quando promuovo un progetto drammatico sembra di fare una sessione di psicoterapia».

Nel suo futuro vede anche la musica?
«Mi piace ascoltare il pop, ma non so se con la mia band intendo tornare in scena, devo ancora pensarci».

Cos’ha imparato dall’esperienza di regista?
«Ad essere un attore migliore. Era un pezzo del puzzle che mi serviva a crescere».

Lo sa che il video in cui mangia i cereali per sfida è virale?
«È surreale, non me ne parli. Questo montaggio di me che giro la testa in segno di rifiuto (peraltro ho scoperto di farlo in quasi tutti i miei film) è stato caricato online da un ragazzo che ci ha aggiunto un cucchiaio con i cereali ed è troppo divertente, anche se i pezzi di filmato vengono da scene drammatiche, come in “Blue Valentine”, dove il mio personaggio è stato mollato dalla moglie. Il creatore dei vari video della serie, il film maker scozzese Ryan McHenry, è morto di cancro e mi è dispiaciuto tantissimo non averlo conosciuto, così in suo onore ho girato questa clip in cui finalmente mangio i cereali».  
 


ICONA SFUGGENTE

Ryan Thomas Gosling, classe ’80, nato a Londra e cresciuto in Canada, ha fatto parte del “Mickey Mouse Club”, un gruppo di talenti in erba di cui facevano parte anche Justin Timberlake e Britney Spears. Ha raggiunto il successo planetario come eroe romantico in “Le pagine della nostra vita”. Con “Half Nelson” ottiene la prima nomination agli Oscar. Prosegue la carriera con varie pellicole cult, tra cui “Il caso Thomas Crawford” con Anthony Hopkins, “Blue Valentine” con Michelle Williams e “Le idi di marzo” con George Clooney. Continua ad alternare commedie (come “Crazy, stupid, love”) a film indipendenti (come “Drive”). In sala a maggio con “Song to song” di Terrence Malick, ha vissuto un periodo d’oro grazie al musical “La La Land”, per cui la collega Emma Stone ha vinto l’Oscar. Con Russell Crowe in “The Nice Guys” ha esplorato la vena comica. Ha esordito alla regia con “Lost River”, pellicola di cui ha fatto parte anche la compagna Eva Mendes, conosciuta sul set di “Come un tuono” e con cui ha due figlie, Esmeralda Amada, di 2 anni e mezzo, e Amada Lee, di un anno. Il prossimo progetto, “Blade Runner 2049”, è uno dei sequel più attesi. 

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