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Condividi la tua normalità

Chi ha avuto la fortuna di nascere in una famiglia normale dovrebbe provare a compensare il vuoto di chi non ce l’ha

Ven 26 Mag 2017 | di Angela Iantosca | Editoriale

Sono una privilegiata. Lo so. O meglio, ho fatto di tutto per “costruirmi” questo privilegio. Ma, se non ci fossero state delle basi, degli insegnamenti semplici e quotidiani sin dalle prime ore della vita e la visione di una normalità, tutto questo, probabilmente, non sarebbe accaduto.

O forse no. Forse dentro di noi è già segnato ciò che saremo e tutto ciò che accade intorno a noi modifica solo il “quando”: quando verremo fuori, quando saremo pienamente noi, quando ascolteremo i nostri talenti e ci realizzeremo. 

Ma se quello siamo, quello diventeremo, purché siamo disposti a metterci in ascolto della nostra voce interiore. Eppure, non posso non pensare di essere una privilegiata e di dover ringraziare per il “dove” in cui sono nata, nonostante le difficoltà che tutti inevitabilmente dobbiamo affrontare.

E lo dico alla luce delle centinaia, migliaia di ragazzi che da anni incontro, su e giù per l'Italia. Un popolo straordinario, ma anche un popolo che troppo presto comprende la violenza del mondo intorno. Ragazzi che a 14 anni già perdono la libertà, ragazzi che non la sanno neanche sognare la libertà. Ragazzi che pensano che tacere sia conveniente o che farsi i fatti propri sia normale.

Allora penso che verso di loro abbiamo una grande responsabilità: noi, che abbiamo avuto la fortuna di vivere protetti dal dolore, crescere nella bellezza, studiare, dobbiamo compensare questo vuoto che altri sono costretti a provare troppo presto. 

E restituirli alla vita.


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