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Ooho! Le bottiglie d’acqua...da mangiare

Il contenitore, biodegradabile e naturale, è fatto con un estratto di alghe

Ven 26 Mag 2017 | di Caroline Susan Payne | Ambiente
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Sembrano delle bolle di sapone, ma sono delle vere bolle d’acqua che, a tutti gli effetti, costituiscono dei contenitori che presto potrebbero mettere fine alle famigerate bottiglie di plastica.
Hanno però una caratteristica particolare: si possono mangiare. Non a caso l’invenzione è stata chiamata "Ooho!" per simboleggiare l’effetto sorpresa che produce.
Il contenitore è fatto con una membrana biodegradabile e naturale che può essere completamente inghiottita e digerita, mentre allo stesso tempo chi la consuma ingerisce acqua potabile per dissetarsi e idratarsi, oppure per assumere vitamine, integratori alimentari e medicine. 
 
ESTRATTO DI ALGHE
Il prodotto è costituito da un estratto di alghe ed è attualmente insapore, ma è previsto nel futuro che possano essere aggiunti sapori attraenti: soprattutto quelli particolarmente graditi ai bambini, al fine di aiutarli ad ingerire più spesso acqua naturale al posto delle bibite gassate. La membrana infatti può essere aromatizzata e colorata e può essere utilizzata anche per altri liquidi, come bevande analcoliche, liquori e cosmetici. Il processo di produzione è molto semplice e può essere realizzato anche a casa propria. Anche se non vengono ingerite dai consumatori, le bolle si biodegradano comunque in sole 4-6 settimane: lo stesso tempo in cui si decompone la frutta. 

GLI INVENTORI: TRE STUDENTI 
Con questa bottiglia di acqua commestibile e malleabile, i tre studenti inglesi di design che l’hanno creata sperano di sostituire i miliardi di bottiglie di plastica gettate via ogni anno dopo il loro uso. Non sono certi i dati per l’Italia, ma solo negli USA è stato calcolato che se ne producono 35 miliardi all’anno. 
Per realizzare la loro idea i giovani inventori inglesi hanno messo su un’apposita società, la Skipping Rocks Lab, che ha ottenuto un finanziamento di oltre 582mila sterline (681mila euro) attraverso un’apposita campagna di crowdfunding, come si chiamano le collette via itnernet per realizzare idee innovative). 
Le bolle d’acqua sono diventate in poco tempo virali e attraverso la rete più di 500 persone hanno investito nel progetto. L’intenzione è quella di sperimentare l'utilizzo di questo “packaging sostenibile” già da quest'anno, introducendole in eventi importanti come maratone e festival musicali. 
I tre inventori dicono che il materiale è persino più economico rispetto alla bottiglia di acqua in plastica monouso. Materiale che oggi in gran parte finisce nel mare, in discarica o nei termoinceneritori, con un impatto per l’ambiente che è quotidianamente sotto i nostri occhi e dentro i nostri polmoni. 
Non è ancora chiaro in che modo verranno trasportate e come verranno impacchettate le bolle, ma è sicuro che l’invenzione desterà interesse e curiosità nei consumatori.

 


BOTTIGLIE DALLE ALGHE

 
Bottiglie fatte con polvere di alga rossa (agar agar) e acqua: l'ha inventata l'anno scorso Ari Jònsson, studente 32enne dell'Accademia d'Arte di ReykjavIk. Unendo questi elementi, in pochi passaggi ha creato un recipiente duttile e resistente, con l'accortezza, però, di riscaldare l'acqua a fuoco lento per dare la giusta elasticità al composto. Altrimenti non può essere lavorata in maniera ottimale. Messa infine per qualche minuto in congelatore, dentro ad appositi stampi, il materiale diventa solido e riempibile. È persino commestibile.
Del resto l'agar agar già la mangiamo in vari cibi: ad esempio, è usato come gelificante nella carne in scatola.

 


Bio plastiche, l’Italia va forte
 

È molto made in Italy il futuro della plastica biodegradabile. Non solo per il MaterB, prodotto con il mais e usato ad esempio per le buste. Dagli scarti vegetali, i nostri ricercatori stanno tirando fuori l'alternativa ai derivati del petrolio: abiti, utensili, edilizia, imballaggi, veicoli e un'infinità di impieghi realizzabili tra non molto. L'Istituto italiano di tecnologia di Genova, centro di eccellenza mondiale, è molto avanti nella realizzazione di bio-plastiche totalmente di nuova generazione. Per ora la loro ricerca è concentrata su scarti di cacao, bucce d’arancia e pomodoro. «Ma è estendibile a qualsiasi rifiuto vegetale, in cui siano presenti i polimeri naturali, come cellulosa, lignina, pectina. Abbiamo visto che, anche su altre applicazioni inimmaginabili in passato, possiamo sostituire i polimeri sintetici con i nuovi provenienti dai rifiuti», spiega su Tekneco.it la dottoressa Athanassia Athanassiou, che coordina il team. Tra le innovazioni che stanno studiando, anche materiali iniettabili che potrebbero essere usati per le stampanti in 3D, materiali con proprietà anti batteriche oppure magnetici o in grado di emettere luce. E poi sistemi per realizzare una plastica trasparente per imballaggi, in grado di indicare lo stato di conservazione e la freschezza dell’alimento e quindi la scadenza. L'IIT sta lavorando alla creazione del primo robot con parti totalmente biodegradabili a fine vita. 

 


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