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Li paghiamo, ma non li leggiamo

Un miliardo e mezzo di sussidi pubblici ai giornali, ma la libertà di stampa annaspa

Ven 26 Mag 2017 | di Francesco Buda | Soldi
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Quasi un miliardo e mezzo di euro per giornali che non abbiamo letto. È la pioggia di contributi diretti, ossia soldi cash, versati a chi pubblica testate giornalistiche. Un miliardo e 479 milioni di euro per la precisione, che, rivalutati secondo i coefficienti Istat, oggi varrebbero circa un miliardo e 656 milioni di euro. 
È la somma dei sussidi erogati dallo Stato per gli anni che vanno dal 2003 al 2015. Ma il conto esatto non è possibile calcolarlo, visto che non tutti i dati vengono pubblicati. Noi abbiamo scovato tempo fa altri 584 miliardi di vecchie lire erogati dal 1992 al 1995, spulciando in un vecchio resoconto del Gruppo di lavoro della Presidenza del Consiglio dei Ministri. 

IN NOME DELL’INFORMAZIONE
Tutto in nome di pluralismo, cultura, libertà informazione ed altri nobili intenti. In realtà, troppo spesso è stato un meccanismo per ungere i partiti politici e gli amici, a fronte di una libertà di stampa adombrata e compromessa: siamo 77esimi in classifica, su 180 Paesi esaminati, Nicaragua, Lesotho, Moldova, Suriname, Ghana, Serbia... Lo dice l'analisi di Reporters senza frontiere sul 2016. L'anno prima eravamo al 73esimo. Nel 2006 eravamo nella posizione numero 40. L'istituto americano Freedom House ci colloca invece all'89esimo posto come nazione con “parziale libertà di stampa”. Non mancano certo valenti giornalisti, ma questo è il quadro complessivo.

EDITORI CON I SOLDI DEGLI ALTRI 
Di sicuro non è mancata e continuare ad esserci una spigliata libertà nel regalare i soldi dei contribuenti a chi fa editoria. Anche in questo caso, come in tutti i tipi di assistenzialismo, più che  sostenere la vera capacità di fare impresa e la sana concorrenza, si è invece distorto il sistema. Una manna che ha tenuto in piedi il paese della cuccagna della “casta” stampata, a prescindere da qualità dei contenuti e indipendenza. 
In gergo le chiamano “provvidenze” per l'editoria. Tantissimi i miracolati dallo Stato: 273 nell'ultima ondata, la cui procedura si è conclusa lo scorso 31 marzo, presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri. Di queste testate, 91 stanno all'estero, alcune distribuite su suolo italiano, ma in lingua straniera per le minoranze linguistiche. Restano alcuni giornali collegati alla politica e gli imperdibili per le minoranze linguistiche, quotidiani e periodici locali,  magazine sportivi e ancora: abruzzesi, lucchesi e veneti nel mondo, le pagine per amanti degli uccelli con ‘Vita Ornitologica’, moltissime piccole realtà del volontariato, religiose e solidaristiche, che prendono micro-erogazioni di poche migliaia di euro e non guadagnano con la pubblicità. Insomma, è ancora molto varia la selva dei sussidiati a spese nostre. Gli importi più esosi vanno a certi quotidiani, benché nel 2016 rispetto al 2007 sono crollati del 26,5% i lettori dei quotidiani in Italia, come ci dice il 13° rapporto Censis sulla comunicazione. 

LA NUOVA PIOGGIA DI AIUTI
Ora il meccanismo è cambiato, si sono rese meno larghe le maniche, specialmente con i giornali legati ai politici. Ma, fondamentalmente, la mammella pubblica è ancora a disposizione. L'ultima mungitura per l'anno 2015 registra 44 milioni e 246mila euro. Spicca ‘Avvenire’, il quotidiano dei Vescovi italiani, primo in classifica per contributi assegnati con l'ultima erogazione: 4 milioni e 190mila euro. Tra i più foraggiati: i paladini del libero mercato senza interventi statali ‘Opinioni Nuove - Libero Quotidiano’, con 3 milioni e 781mila euro; ‘Italia Oggi’, giornale economico, con oltre 3,6 milioni, ‘Il Manifesto’ (2 milioni e 138mila euro),  il ‘Corriere della Romagna’, con un milione e mezzo di euro, l’immancabile ‘Il Foglio’, con un milione e 257mila euro (finora ha preso oltre 32 milioni di euro), l’antico giornale di Lodi ‘Il Cittadino’ (un milione e 233mila euro), il piemontese ‘Cronacaqui.it’ (circa un milione 38mila euro). 
Enormi incassi anche per il sindacato Cisl: oltre 28 milioni di euro in 13 anni con ‘Conquiste del Lavoro’ (717mila euro per il 2015). Zero centesimi per la rivista ‘Acqua&Sapone’, che da sempre evita di chiedere le provvidenze pubbliche. Complessivamente in tutti questi anni, le più fameliche sono state le testate legate a politici e furbetti, buoni a fare gli imprenditori coi soldi degli altri.  
Il caso più esoso, ‘L’Unità’: quasi 63 milioni dal 2003 al 2014, ultimo anno in cui hanno ricevuto questi ‘aiuti’.                                                                                                                              

 


Canone occulto alle Tv locali


Un miliardo e 300 milioni di euro in nome dell’informazione... per avere maghi, televendite e hot line

Altro fiume di soldi pubblici ai mass media è quello profuso a pioggia su centinaia di tv. Circa un miliardo e 300mila euro dal 1999 ad oggi. È il valore complessivo degli importi – elargiti a cadenza annuale - rivalutati secondo i coefficienti Istat. Tanti piccoli e piccolissimi rigagnoli di quattrini degli italiani, regalati in giro per tutto il Paese, isole comprese. Si è conclusa ultimamente la procedura per la nuova erogazione, relativa all'anno 2015. Si tratta di  36,4 milioni di euro. Le somme percepite dai vari canali vanno da qualche centinaio o migliaio di euro a cifre più consistenti. Ad esempio, nel 2014 campioni di questi sussidi pubblici risultano Telenorba, in Puglia, con quasi due milioni, le venete Canale Italia (864mila e spicci) e Tv7 Triveneta (700mila) e la sarda Videoline, che ha preso 690mila euro. Ben 24 canali, nello stesso anno, hanno ottenuto oltre 300mila euro. 

ORGIA DI CONTRIBUTI
Regali decisi sulla base di documentazione fornita dalle stesse emittenti, a botte di decine di milioni di euro l'anno. Il meccanismo è stato inaugurato con la legge finanziaria del 1999, varata nel 1998 dal governo Prodi: poco più di 12 milioni di euro. Divenuti quasi il doppio l'anno dopo e lievitati anno dopo anno, fino al picco massimo di quasi 162 milioni nel 2008. 
Nell'ultimo biennio si è scesi sotto i 40 milioni l'anno. A spartirseli, sono circa 350 tv locali (nel 2014, hanno presentato domanda in 426, ma 75 non hanno ricevuto nulla).

SUSSIDI PER MAGHI, VENDITORI E LINEE PORNO?
Una trentina tra le partite Iva beneficiarie, risultano come associazioni culturali. C'è pure qualche parrocchia e fondazione religiosa, che si accontentano, a dire il vero, di poche migliaia di euro. Il vero business televisivo coi soldi nostri è quello degli editori commerciali, spesso collegati ai politici e che guadagnano già con le pubblicità. Il fatturato si alza per alcuni proprio con gli spot elettorali. La politica ben volentieri procura clienti ai canali amici, che fanno “informazione” in sintonia con la cordata di riferimento: invece della tangente, ti faccio acquistare spazi pubblicitari sui mass media che dico io. 
Alle televisioni commerciali, che mandano ossessivamente televendite e maghi a tutte le ore e pubblicità di linee porno e dintorni, siamo costretti a dare parte delle nostre tasse.   

E LA TRASPARENZA?
Qui non possiamo dire quanto ha preso questa o quella tv locale nell'ultima ondata di sussidi, stanziati a dicembre scorso e relativa al 2015, perché la procedura è ancora in corso. Quel che si sa è la ripartizione dei fondi regione per regione: anche stavolta a prendere più soldi saranno, nell'ordine, Veneto, Puglia e Lombardia, seguite da Sicilia, Campania, Sicilia, Emilia Romagna e Lazio. Poi tutte le altre. E per gli anni passati? Il Ministero dello sviluppo economico, che gestisce le pratiche, mette a disposizione gli importi erogati a ciascuna emittente solo per il 2014. Ha iniziato a farlo solo di recente, pubblicando per la prima volta sul sito internet istituzionale gli elenchi delle tv con i rispettivi contributi. 
Ma visto che si tratta di soldi dei cittadini regalati in nome dell'informazione, perché non mettere tutti i dati per tutti gli anni? 
E non aspettatevi che queste notizie le diano alla radio: lo scorso dicembre il Ministro dello sviluppo economico ha stanziato altri 23,4 milioni di sussidi diretti anche per loro!          


 

Radio, l’altro canone occulto che nessuno vi dice

Ogni anno, esattamente come per le tv, anche a favore delle radio locali il Ministro dell'economia – ora lo chiamano dello Sviluppo economico – sviluppa appunto una pioggia di contributi diretti. Lo stanziamento viene ripartito regione per regione. Le emittenti fanno domanda, i burocrati ministeriali verificano le carte e dopo circa un anno e rotti arrivano i soldi pubblici. L'ultimo decreto è dello scorso dicembre, aggiornato a febbraio e pubblicato a marzo, e prevede 6 milioni e 422mila euro per l'annualità 2015 ancora da erogare. Cioè il 15% del totale dato radio-televisiva locale. Il resto va per legge alle tv. Per l'anno precedente, l'unico per il quale sono pubblicati gli importi dati ad ogni stazione radiofonica, lo Stato ha distribuito 6 milioni e 558mila euro a 1.086 emittenti in tutta Italia. La ripartizione per regione è nella tabella qui a destra. Si va da oboli di 2mila euro e spicci agli oltre 100mila euro pagati a Radio Popolare in Lombardia. C'è anche chi con un’azienda prende i sussidi per più emittenti: succede con 114 società. Prodigiosa la moltiplicazione di canali e aiuti per la Società Assemblee di Dio in Italia titolare di Radio Evangelo: 21 stazioni in 7 regioni. Infine, ai soldi ricevuti da questo migliaio di radio, vanno aggiunti i 4 milioni dati a Radio Radicale più i 600mila a tre radio organi di partiti o movimenti politici (per restare al 2014, il totale dal 2003 al 2015 è nel box qui sotto). 

 


Le radio politiche

Anche le radio collegate a partiti e movimenti politici prendono sussidi statali. Pochissime, ma intascano somme enormi: oltre 114 milioni di euro in 13 anni. Imbattibile Radio Radicale: 53 milioni dal 2003 al 2015. Dal 2012, però, è “impresa radiofonica di informazione generale”. Ma l'importo è sempre quello: 4 milioni ogni anno. Prima anche di più. Segue Ecoradio, creatura dell'ex ministro verde Pecoraro Scanio, fatta risultare organo del Movimento politico Italia e Libertà e poi del Movimento ComunicAmbiente (Udc e PD, a Roma, Napoli e Caserta): quasi 27,5 milioni in 10 anni. Nel 2014 “ha chiuso per mancanza di soldi”... Quasi 17,8 milioni finora alla romana Radio Città futura, emittente d'ispirazione marxista, miracolata dai big del Pd Goffredo Bettini e Nicola Zingaretti, che l'hanno messa come organo del movimento Roma Idee. E poi Veneto Uno, di Liga fronte veneto - Veneti Liberi nell'Europa dei popoli (“garantita” talora da parlamentari PD) con oltre 5,8 milioni di euro finora. Seguono l’umbra Radio Galileo del movimento politico cittAperta (PD) - quasi 4 milioni di euro finora - e poi Radio Onda Verde di Cremona, collegata al movimento politico A Viva Voce grazie a due deputati del defunto Ulivo. Infine, varie radio sudtirolesi che parlano tedesco, con complessivi 4 milioni 862mila euro nel triennio 2007-2009. 

 


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