acquaesapone Zona Stabile
Interviste Esclusive Viaggi Editoriale Inchieste Io Giornalista TV/Cinema A&S SPORT Zona Stabile Rubriche Libri

Viaggio nella scuola prima parte

Intervista a Giovanni Bollea, padre della neuropsichiatria infantile

Lun 01 Set 2008 | di Giuseppe Stabile | Zona Stabile
Foto di 2

Le vacanze se ne vanno e la scuola ritorna ma, purtroppo, tanti problemi restano: noi di Acqua&Sapone vogliamo dare il nostro contributo per approfondire la tematica dell’educazione, argomento che riguarda tutti, non solo i più giovani e le loro famiglie, incidendo profondamente sul futuro del Paese. Racconteremo esperienze ed incontreremo esperti, ben sapendo che, seppur siano in molti ad affannarsi nel dare ricette e nel proporre riforme, resta vero quello che scrisse il grande Don Milani (1923 – 1967):
Spesso gli  amici mi chiedono come faccio a fare scuola e come faccio a averla piena. Insistono perché io scriva per loro un metodo, che io precisi i programmi, le materie, la tecnica didattica. Sbagliano la domanda, non dovrebbero preoccuparsi di come bisogna fare per fare scuola, ma come bisogna essere per far scuola… “.

Il nostro primo incontro è con Giovanni Bollea, il padre della Neuropsichiatria Infantile, un uomo straordinario che, con coerenza e concretezza, ha dedicato tutta la sua vita ai bambini ed ai ragazzi.

Professor Bollea, cosa dovrebbe dare la scuola ai nostri figli?
«Il bambino ha bisogno solo di Amore e, dunque, anche lo Stato, ed in particolare la scuola, dovrebbe essere capace di amare i figli degli italiani. Il sistema scolastico deve sentire e concretizzare questo dovere, adattandosi continuamente alle esigenze sempre mutevoli della società nella quale viviamo. La scuola dovrebbe essere profondamente comprensiva dei bisogni dei più giovani nelle varie fasi della loro vita. Ad esempio, l’adolescenza non è solo un lungo periodo di transizione, ma è la preparazione della maturazione di un individuo».

Com’è la nostra scuola?
«Oggi la scuola sembra dare molta cultura agli studenti, ma in realtà non forma la persona. Invece è necessario insegnare ai ragazzi ad amare se stessi e gli altri, preparandosi per essere utili a chi è nel bisogno. Ad un bambino bisogna insegnare ad essere un rivoluzionario, nel senso di cercare sempre il bene maggiore da donare agli altri per migliorarne l’esistenza. Lo scopo della vita non può essere accumulare denaro, ma creare rapporti d’amore. Noi invece insegniamo ai bambini a diventare degli impiegati che devono ricevere uno stipendio! Oggi, piuttosto di aiutare i ragazzi ad esprimere la loro creatività in uno spirito di servizio, ci limitiamo ad istruirli per raggiungere titoli che gli permettano di guadagnare denaro. Invece di formare persone e cittadini che pensano a se ed agli altri, oggi trasmettiamo un unico valore: il denaro».

Quale dovrebbe essere il ruolo dei genitori?
«I genitori devono partecipare attivamente alla formazione dei loro figli. I bambini ed i ragazzi hanno bisogno di essere aiutati dalle famiglie e dalla scuola a maturare come uomini, come donne e come cittadini. Il padre e la madre non devono mai delegare alla scuola perché sono loro i principali formatori dei loro ragazzi; l’importanza della vita sociale ed il significato della scuola provengono dai genitori. È assurdo far studiare i propri figli per il voto! Dobbiamo invece educare un giovane ad essere una persona matura che sappia amare ed esprimersi creativamente in un’attività lavorativa che sia utile a chi è più debole».

Come dovrebbe essere il rapporto tra scuola e società?
«La scuola deve avere il sapore della società, perché ha l’enorme responsabilità di dover sfornare delle persone e dei cittadini. Secondo me, già a sedici anni i giovani dovrebbero essere coinvolti anche nella vita politica e sociale. Un adolescente deve sentirsi subito in grado ed in dovere di dare il suo contributo alla collettività, senza essere abituato a pensare solo al suo tornaconto personale in questa mentalità egoistica che oggi prevale.
Contemporaneamente, un adolescente deve poter ascoltare nelle aule scolastiche degli esperti e dei professionisti della vita di tutti i giorni, come direttori di banche o architetti o altro. Non si possono trascorrere anni ed anni solo ad accumulare nozioni senza avere una motivazione profonda allo sforzo formativo».

Da dove iniziare a cambiare le cose?
«La scuola dovrebbe essere completamente diversa e ci vorrebbe una vera rivoluzione già dalle elementari. Ma uscire da questa situazione è molto complicato. Dovremmo partire da una formazione profonda degli insegnanti che oltretutto dovrebbero vivere in prima persona i valori da trasmettere».

IL LUOGO DEI VALORI
La scuola deve ritornare ad essere il luogo dove, anche attraverso la disciplina, si trasmettono i valori del merito, della solidarietà, della responsabilità, del “ben fare” e della fiducia nel futuro, sottraendo i ragazzi agli effetti perversi della pubblicità. Per questo, ho intenzione di proporre al governo un intervento legislativo che introduca, a partire dalla quinta elementare, due ore settimanali, in cui genitori e figli insieme vengano istruiti ad una fruizione razionale e costruttiva delle reti telematiche, per evitare che si trasformino in strumenti di violenza, depravazione sessuale e alienazione.
Giovanni Bollea - Il Messaggero 4 agosto 2008

TORNA IL 7 IN CONDOTTA
Dopo esser stato lo spauracchio di intere generazioni di studenti, 10 anni fa era stato abolito il “voto in condotta”, compreso quel 7 che voleva dire bocciatura. Con l'anno scolastico 2008-2009 è tornato con il nome di “Valutazione del comportamento”. La sostanza comunque non cambia: il giudizio sul comportamento dello studente a scuola sarà dato dal Consiglio di Classe e potrà comportare anche la bocciatura. In particolare saranno puniti gli atti di bullismo o di esibizionismo, come i video messi su You-Tube.


Condividi su: