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Amore... fraterno

La rivalit tra fratelli non evitabile: un modo in cui imparano a difendere i propri diritti o a contendersi lamore di mamma e pap

Mer 28 Giu 2017 | di Lucrezia L. | Genitori&Figli
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Spintoni, calci, pugni, sputi, morsi. E parole che nemmeno sapevate facessero parte del loro vocabolario. E pensare che “amore fraterno” è un modo di dire usato per esaltare il rapporto tra due persone, per indicare che si amano più di due amici, si amano come fratelli. Poi ripensi ai tuoi figli quando salgono sul ring e se le danno come se fossero impegnati in una finale olimpionica dei pesi massimi e ti viene il dubbio che a certi modi di dire provengano dalla luna. E in agguato c’è anche l’altro dubbio: sono solo i miei figli che si odiano in questo modo? Possibile che cerchino di farsi male l’un l’altro in modo così violento? Una volta, al termine di una “rissa” tra i miei due campioncini, ho provato a raccontar loro di una ricerca che avevo letto, secondo cui le botte sono il modo di stabilire un contatto fisico affettivo. Pugni al posto dei baci e abbracci, insomma. Ovviamente loro si sono infuriati ancora di più…

La verità è che c’è poco da fare: la rivalità tra fratelli, specie se hanno età ravvicinate, è praticamente inevitabile. Da quel che ho letto, confrontando più pareri, è il modo in cui imparano a difendere i propri spazi e i propri diritti. E spesso è il modo in cui si contendono l’affetto e l’attenzione dei genitori. Almeno a me questa sembra la spiegazione più attendibile, se ripenso alla mia infanzia e a quello che provavo: un continuo senso di ingiustizia, come se mia sorella dovesse sempre essere preferita a me dai miei genitori e potesse vantare più diritti. Ricordo che a volte il sentimento di ingiustizia mi schiacciava, mi sopraffaceva, mi induceva a sfogarmi nei modi più inconsulti, rabbie esasperate, pianti inarrestabili e solitari, a volte incontri di wrestling senza fare prigionieri. I pareri più credibili che ho letto sono zeppi soprattutto di raccomandazioni ai genitori a riguardo del modo in cui intervenire nelle liti tra fratelli. Proprio perché uno dei possibili motivi di lite è proprio la ricerca dell’attenzione dei genitori, è importante non atteggiarsi a giudici delle liti. Un vero giudice ha bisogno di indagini e di prove per poter decidere. E invece finiremmo con il regolarci in base alle nostre sensazioni, alle apparenze. E anche se riuscissimo davvero a determinare chi ha ragione, bisogna ricordarsi che abbiamo di fronte i nostri amati pargoli e non le parti di una causa civile. In gioco sono i loro sentimenti e non la giustizia. 

Purtroppo non si può fare altro che dividerli, consolare chi le ha prese e cercare di capire le ragioni (spesso irragionevoli) di chi le ha date. Ma senza giudicare, perché la rabbia che porta un bambino a sfogarsi in modo manesco è qualcosa di irrazionale. L’importante è non schierarsi ed evitare di partecipare alla zuffa, aggiungendo botte alle botte e urla alle urla. Quindi inutile chiedere chi ha cominciato, ed è meglio anche evitare di fare confronti tra i comportamenti dell’uno e dell’altro fratello o sorella. Bisogna invece puntare a far loro tirar fuori le emozioni represse che li hanno condotti a scontrarsi.

Molti consigliano, se l’oggetto del contendere è un oggetto fisico, di sottrarlo alla competizione, di “sequestrarlo” insomma, con la promessa di ridarglielo solo quando si saranno messi d’accordo su come gestirlo in modo consensuale. 

Lo so, sono tutti consigli un po’ da psicoterapeuta, un tipo di suggerimenti che in genere non mi piacciono e non mi sento di dare. Ma informandomi su questa particolare situazione educativa, ho cercato di riportare alla memoria cosa provavo quando ero bambina e partecipavo a quelle zuffe. E mi è sembrato che questi concetti fossero particolarmente credibili, alla luce di quei ricordi. Che poi applicarli non sia facile, questo è sicuro. E se non la smettono, potete sempre addestrare il più debole a tirare di boxe. Ok, scherzavo!


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