acquaesapone Zona Stabile
Interviste Esclusive Viaggi Editoriale Inchieste Io Giornalista TV/Cinema A&S SPORT Zona Stabile Rubriche Libri

Rispetto e cultura per un’informazione più libera

Roberto Morrione Dopo una vita sul fronte dell’informazione, l’impegno in prima linea contro le mafie

Lun 01 Set 2008 | di Giuseppe Stabile | Zona Stabile
Foto di 5

Roberto Morrione è una di quelle persone che, con discrezione e spesso da dietro le quinte, ha fatto la storia dell’informazione italiana degli ultimi anni. Con lui abbiamo ripercorso la sua lunga esperienza umana e giornalistica.
«Nel 1962, poco più che ventenne, sono stato assunto in Rai da Enzo Biagi. Fu l’inizio di una carriera durata 44 anni, durante la quale ho lavorato in quasi tutte le testate giornalistiche della Rai, fino agli ultimi otto anni dell’intensa esperienza alla guida di Rai News 24».

Qual è stato il filo rosso della sua attività?
«Ho seguito un percorso profondo che è nato quando avevo ancora i pantaloni corti. Credo che nella vocazione e motivazione di un giornalista incidono molti fattori, familiari, civili e sociali. Nei processi formativi più importanti, come la famiglia e la scuola, si sviluppa un livello culturale di conoscenza, d’approfondimento e di capacità d’analisi che sarà decisivo nella partita che ognuno intraprende nella professione. Ad esempio, oggi internet offre infinite possibilità, ma quello che fa la differenza è la qualità della cultura di cui una persona è portatrice. Con un “copia ed incolla” è facilissimo comporre qualcosa che sembra informazione ma non ne ha la sostanza. Questa la dà il bagaglio personale derivante dall’educazione e dalle scelte personali».

Per fare una vera comunicazione è sufficiente una buona preparazione tecnica?
«Naturalmente lo studio è importante, ma contano soprattutto l’esperienza personale di vita, in particolare quella familiare, e quindi la qualità delle relazioni personali vissute, il rispetto ed il dialogo che si sono sperimentati. Proporzionalmente a tutto questo, una persona impara ad esprimersi e ad interpretare la realtà senza limitarsi a raccogliere passivamente quello che ci viene offerto da flussi informativi prefabbricati, costruiti in modi e secondo interessi che sono i più vari. La qualità di ciò che si comunica dipende dal bagaglio di vita che ci si porta dietro e che si forma quando si è molto giovani. Per questo sarò sempre grato per quello che ho ricevuto dalla formazione scolastica, ma soprattutto dai miei genitori».

Cosa ha imparato dai suoi genitori?
«Mio padre era un ufficiale superiore dei carabinieri emigrato dalla Sicilia, mentre mia madre era emiliana. Lui mi ha insegnato delle cose sulle quali ho impostato tutta la mia vita, dei valori precisi come l’onestà, il rispetto per gli altri, la legalità, il valore dello Stato e di quello che esso deve rappresentare nell’interesse di tutti i cittadini. Poi io ho fatto le mie scelte di natura personale, professionale, civile e politica, ma questi fondamenti hanno rappresentato la mia base interiore che non ho mai abbandonato».

Nella sua formazione ha coltivato anche l’aspetto spirituale?
«Da ragazzo la mia formazione è stata cattolica come quella della maggioranza degli italiani. La parrocchia è stata un punto di riferimento della mia infanzia, ma in seguito la scelta è stata più orientata verso valori dettati dalla storia e dall’attualità. Ho perso un elemento ed un carico di fede nel senso religioso del termine, ma ho mantenuto la fede nell’uomo».

Ho sperimentato che la fede la posso riporre solo in Dio, anche se è fondamentale avere sempre fiducia nell’essere umano.
«Non posso che invidiarla sotto questo profilo, perché la fede è di grande aiuto dal punto di vista spirituale. Io, nonostante tutto, ho fiducia nell’uomo ed in qualche modo credo che la vita debba rappresentare una pienezza di comportamenti e di valori che devono avere come elemento fondamentale il rispetto della persona. Da laico credo che nel rispetto c’è anche un elemento spirituale e ritengo che l’anima sia soprattutto la coscienza. Se la sai interpretare ed interpellare, ti permette di fare i conti con te stesso».

Com’è il bilancio con la sua coscienza?
«La mia esistenza ha segnato molte prove e tappe, ma ritengo di essere stato abbastanza fedele a quei valori che mio padre e le mie esperienze formative mi hanno donato. Dal punto di vista familiare ho avuto diversi legami molto complessi che purtroppo non sono riuscito a conciliare con la mia attività professionale e politica. Tuttavia sono contento di avere un ottimo rapporto con le mie due figlie nate dai miei due matrimoni. La mia professione è stata di un’intensità assoluta e le mie scelte le ho fatte tutte fino in fondo. Ma, inevitabilmente, i matrimoni sono andati in frantumi».

Quali sono state le scelte che hanno più segnato la sua esistenza?
«Una scelta molto importante fu quella politica alla fine degli anni ’60, nel movimento studentesco e nella sinistra extraparlamentare, seguita dalla militanza nel Partito Comunista, una grande scuola che non rinnego. Era un’epoca piena di valori e d’intensità di vita, che sfociò anche nell’attività sindacale. Inoltre, senza mai mollare l’attività giornalistica, sono stato attivo anche in ambito culturale: ad esempio, per molti anni ho gestito come amministratore il Teatro dell’Opera di Roma».

Lei è stato un giornalista politicamente schierato. Sia sincero: è riuscito a fare informazione mantenendosi coerente con i suoi principi morali?
«Credo di sì, anche se è stato molto faticoso. Per tanto tempo ho avuto delle esperienze politiche molto esplicite, ma negli ultimi anni mi sono sempre più distaccato dalla politica. Non ho nostalgie, ma rimpiango la lealtà e la chiarezza che c’erano anche nei periodi più duri, pieni di conflitti».

Ritiene che oggi nella nostra società ci siano meno lealtà e chiarezza?
«Non c’è dubbio, probabilmente perché viviamo nell’epoca del consumo e dei falsi miti che hanno preso il sopravvento su valori realmente vissuti. Il mercato ha spazzato via non solo gli ideali e le ideologie, ma anche le idee, cosa ancora più grave».

La diffusione della tv commerciale ha avuto un ruolo nello scadimento dell’offerta televisiva?
«È stata una delle componenti, ma la Rai ha l’enorme responsabilità di essersi adeguata ai canoni del commercio e del consumo, guardando troppo all’audience. Però nella televisione pubblica ci sono ancora molte forze intellettuali, culturali e professionali che potrebbero esprimersi con più libertà se la politica facesse il famoso passo indietro».

La politica è veramente così condizionante per la Rai?
«Temo di sì, purtroppo. In molte redazioni dei telegiornali, ad esempio, c’è grande divisione e spesso, più che al confronto sulle idee, si pensa ad equilibrare i servizi tra le vari parti. Per mia esperienza posso affermare che è possibile mantenere un margine d’autonomia dai partiti, ma è necessario lottare molto e credere in alcuni valori di natura superiore. Oggi che sono fuori della Rai, non a caso la mia scelta di prosecuzione di impegno è sul terreno civile con “Libera Fondazione”, che lavora ad un’informazione per mantenere la luce accesa contro le mafie. C’è un gigantesco bisogno di valori di questo tipo».

Cosa ha trovato in Libera Fondazione?   
«In don Luigi Ciotti e negli altri membri di Libera ho scoperto delle persone straordinarie che si sono tenute fuori dei condizionamenti. Qui continuo a trovare lealtà e chiarezza».

Come mai una persona con la sua cultura sociale e politica, combatte la mafia insieme a dei sacerdoti?
«Collaborando con Libera, ho incontrato molte persone di fede che s’impegnano con coraggio e concretezza. Insieme a don Ciotti, ho conosciuto anche tanti altri sacerdoti formidabili. Se nella Chiesa ci fossero operativamente molte più persone come loro, forse potrei anche acquistare un po’ di fede».

All’uomo ed al giornalista auguriamo di proseguire la sua lodevole battaglia contro tutte le mafie. Con la consapevolezza che, per essere davvero liberi, non si può mai dipendere dai comportamenti degli altri. Soprattutto nel vivere la propria fede, questione che riguarda solo se stessi e Dio.

GIORNALISTA DA SEMPRE
Nato a Roma il 4 giugno 1941, dall’età di 21 anni ha sempre lavorato nelle varie redazioni giornalistiche della Rai, divenendo vice direttore del TG1 nel 1990 e del TG2 nel 1994. Fin dall’inizio delle sue trasmissioni (il 26 aprile 1999) è stato direttore di Rai News 24, l’innovativo canale digitale satellitare e terrestre, che sotto la sua direzione si è distinto per i tanti approfondimenti dedicati a temi sociali, al Sud del Mondo ed alla lotta alla mafia. In particolare, sono state al centro dell’attenzione mondiale alcune inchieste sulle armi usate nella guerra in Iraq dall’esercito statunitense (ad es. il fosforo bianco a Falluja). Due anni fa ha lasciato la televisione pubblica ed è divenuto presidente di “Libera Informazione - osservatorio sull'informazione per la legalità e contro le mafie”. A Gennaio è stato insignito del “Premio Nazionale Giuseppe Fava”, mentre a Giugno è stato pubblicato “Giornalismi & mafie” (Ega Editore), raccolta di saggi ed interventi da lui curata.

RAI & LIBERA INFORMAZIONE
Il 26 giugno è stato sottoscritto un protocollo di intesa tra Libera Informazione e le Teche Rai per l’utilizzo del materiale audiovisivo conservato negli archivi della televisione pubblica. Nell’occasione, alla quale erano presenti anche Don Luigi Ciotti e Claudio Cappon direttore generale della Rai, il presidente di Libera Informazione Roberto Morrione ha dichiarato: «L’informazione è importantissima per offrire memoria e conoscenza della realtà di un’Italia che ha un quarto del territorio fuori dal controllo dello Stato, con una economia spaventosa di origine criminale che, secondo alcuni magistrati esperti, influenza quasi il 30% dell’economia nazionale». Barbara Scaramucci, direttore di Rai Teche, ha tra l’altro sottolineato che «Quest’accordo è molto importante e consolida lo sforzo della Rai nella collaborazione con tante Università. Vogliamo così contribuire alla circolazione d’idee verso le nuove generazioni che sono l’ultima speranza che ci rimane. Con loro le cose possono cambiare».


Condividi su:
Galleria Immagini