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Poveri ma in salute, l’Italia vista dall’Istat

La fotografia dell’italia sulla base delle statistiche

Mer 28 Giu 2017 | di Stefano Cortelletti | Attualità
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Quanti italiani lavorano? Quanti si laureano? Quanto viviamo? Quanto siamo ricchi? L'Istat, Istituto italiano di statistica, ha fotografato la posizione dell’Italia nel contesto europeo e le differenze regionali che lo caratterizzano, attraverso una selezione di indicatori statistici che spaziano dall’economia alla cultura, al mercato del lavoro, alle condizioni economiche delle famiglie, alla finanza pubblica, all’ambiente. La ricerca fa parte dell'edizione 2017 di “Noi Italia. 100 statistiche per capire il Paese in cui viviamo”.

Un popolo poco colto... ma in salute
A dispetto di quanto si possa pensare, l'Istat descrive a livello generale una situazione positiva per l'Italia, anche se la comparazione con gli altri Paesi europei ci colloca al di sotto della media Ue in buona parte dei settori, salvo qualche apprezzabile eccezione. 
Si rilevano, tra le altre, debolezze nell’ambito dell’economia, della conoscenza, della formazione e nel mercato del lavoro.
L’Italia occupa però una posizione di primo piano in tema di eccellenze agroalimentari, con il maggior numero di riconoscimenti Dop, Igp e Stg (ben 278) assegnati dall’Unione Europea. 
L’attenzione alla tutela dell’ambiente è, in generale, un altro ambito in cui l’Italia occupa una posizione più favorevole rispetto alla media dell’Unione. 
Il nostro Paese mostra miglioramenti di rilievo, che si riflettono in posizioni al di sopra della media europea, anche nel campo della salute e del welfare: gli indicatori di mortalità (infantile, per tumori e per malattie circolatorie) continuano, infatti, a contrarsi e si mantengono più bassi della media europea. 
Tra gli indicatori sugli stili di vita, l’Italia presenta la percentuale più bassa di adulti in eccesso di peso, mentre la diffusione dell’abitudine al fumo vede il nostro Paese in una posizione centrale. L’Italia si conferma del resto tra i Paesi europei più longevi, sia per gli uomini sia per le donne. Ma si fanno pochi figli, troppo pochi. 
La posizione nazionale risulta debole anche in tema di istruzione e mercato del lavoro. Ad esempio, il tasso di abbandono scolastico rimane superiore alla media Ue. Nel 2016, il 26,2% delle persone di 30-34 anni ha conseguito un titolo di studio universitario: siamo ultimi in Europa.

Tra i più longevi, ma facciamo pochi figli
L'Italia si conferma il quarto paese europeo per importanza demografica dopo Germania, Francia e Regno Unito. Il Mezzogiorno continua a essere l'area più popolata, anche se è quella cresciuta meno nell’ultimo decennio. Oltre un terzo della popolazione italiana è concentrata in tre regioni: Lombardia, Lazio e Campania.
Continua a crescere l’indice di vecchiaia: nel 2016 ci sono stati 161,4 anziani ogni cento giovani e 55,5 persone in età non lavorativa ogni cento in età lavorativa. In ambito europeo, l’Italia si conferma al 2° posto dopo la Germania per l’indice di vecchiaia. La speranza di vita alla nascita della popolazione residente è stimata in 80,6 anni per gli uomini e 85,1 per le donne nel 2016. A livello europeo l’Italia si colloca al 4° posto per entrambi i generi.
Continua a diminuire il numero medio di figli per donna: nel 2016 si è attestata a 1,34 (1,35 nel 2015), mentre occorrerebbero circa 2,1 figli per garantire il ricambio generazionale. L’età media della madre, 31,7 anni il dato stimato per il 2016, è aumentata di quasi un anno dal 2004 e le regioni del Mezzogiorno si confermano, in media, quelle con le madri più giovani. Nella graduatoria europea della fecondità, il nostro Paese è al 23° posto, solo Francia e Irlanda fanno peggio.

Meno matrimoni, più divorzi
Con 3,2 matrimoni ogni mille abitanti, l’Italia rimane uno dei Paesi dell’Ue in cui ci si sposa meno, soltanto Portogallo e Lussemburgo hanno un quoziente di nuzialità più basso. Ci si sposa di più al Sud, pochissimo nel Nord-Est.
Aumentata sensibilmente l’incidenza di divorzi: 13,6 ogni 10mila abitanti rispetto agli 8,6 nel 2014, anche per effetto dell’entrata in vigore della legge sul “divorzio breve”. Il nostro Paese si caratterizza per una quota di divorzi molto esigua, superiore solo a quella di Malta e Irlanda.

Straniera l'8,3% della popolazione
Al 2016 risiedono in Italia oltre 5 milioni di cittadini stranieri (0,2% in più rispetto all'anno precedente) che rappresentano l'8,3% del totale dei residenti. Nel confronto europeo relativo al 2015, il nostro Paese presenta un’incidenza più elevata della media Ue e si colloca all’11° posto, subito dopo il Regno Unito (8,4%) e la Germania (9,3%) e prima della Francia (6,6%).
Sono regolarmente presenti quasi 4 milioni di cittadini non comunitari (vale a dire gli stranieri non comunitari in possesso di valido documento di soggiorno e gli iscritti sul permesso di un familiare). Dal 2011 il flusso in ingresso di cittadini non comunitari verso il nostro Paese è in flessione: nel corso del 2015 i nuovi permessi rilasciati sono stati il 3,8% in meno rispetto all'anno precedente. La riduzione dei nuovi ingressi ha riguardato soprattutto il Centro e il Mezzogiorno.
Nel mercato del lavoro si riducono i divari tra italiani e stranieri: nel 2015 il tasso di occupazione (20-64 anni) degli stranieri si attesta al 62,4% contro il 60,3% degli italiani. Nell’Unione europea la quota di stranieri occupati è in media leggermente più elevata (63,8%). Il tasso di disoccupazione in Italia diminuisce per entrambe le componenti, ma rimane più elevato per gli stranieri (16,2% contro 11,4% degli italiani).
Il livello di istruzione degli stranieri è inferiore a quello degli italiani. Nel 2015 tra le persone di 15-64 anni la metà degli stranieri ha al massimo la licenza media, il 39,2% ha un diploma di scuola superiore e il 10,8% una laurea (tra gli italiani il 16,0%).

Libri e giornali, questi sconosciuti
Nel 2015 le famiglie italiane hanno destinato a consumi culturali e ricreativi il 6,7% della loro spesa, un valore decisamente inferiore alla media europea (8,5%) e superiore solo a quelli di Lussemburgo, Cipro, Irlanda, Portogallo, Romania e Grecia.
Nel 2016 diminuiscono sia la quota di persone che leggono quotidiani (43,9%, rispetto al 58,3% del 2006 e al 47,1% del 2015) sia quella di chi legge libri (40,5%, rispetto al 42,0% del 2015). La lettura rimane prerogativa soprattutto dei giovani e delle donne. A livello territoriale tutte le regioni del Mezzogiorno presentano valori inferiori al dato nazionale a eccezione della Sardegna.
Si conferma in aumento l'utilizzo del web per la lettura di notizie, giornali o riviste; tra i giovani di 20-24 anni il 53,9% va su Internet a questo scopo. Su scala europea l’Italia occupa però l’ultima posizione insieme alla Romania. Nel 2016 l'8,4% della popolazione di 6-8 anni legge online e scarica dal web libri, quota che sale a poco meno del 20% tra i giovani di 18-24 anni. 

Tanto cinema, poco sport
Nel 2016 sono aumentate le persone che vanno al cinema (oltre il 50% della popolazione) e a concerti di musica diversa da quella classica. A livello territoriale il divario tra Centro-Nord e Mezzogiorno è molto rilevante nel caso di visite a musei e monumenti, mentre si attenua per la partecipazione a spettacoli sportivi e cinematografici.
La propensione alla pratica sportiva è in crescita nel 2016, ma riguarda ancora poco più di un terzo della popolazione (più gli uomini che le donne); circa un quarto dei praticanti vi si dedica in modo continuativo. La quota più elevata di sedentari si riscontra nel Mezzogiorno (25,7%).

Un Paese sicuro...nonostante tutto
L'Istat certifica che i reati sono in calo. A diminuire sono in particolare gli omicidi volontari (0,77 per 100mila abitanti), i furti denunciati, soprattutto quelli in appartamento (386,5 per 100mila abitanti) e le rapine (57,7 per 100mila abitanti). Persistono le differenze territoriali: l’incidenza maggiore di omicidi continua a registrarsi in Calabria, la Campania si conferma la regione con il valore massimo di rapine, mentre il Centro-Nord presenta i tassi più elevati per i furti denunciati (2.715 per 100mila abitanti, circa 1.826 nel Mezzogiorno). 
Nel confronto europeo, con 0,77 omicidi volontari commessi per 100mila abitanti, l’Italia è in 23esima posizione, sotto la media europea, seguita solo da Polonia, Paesi Bassi, Lussemburgo, Spagna e Austria.
Su 10 vittime di omicidio, tre sono di sesso femminile: nella metà dei casi l’assassino è il partner o l’ex partner (dati 2015). A livello territoriale, il Nord-Est presenta la percentuale più alta di vittime fra le donne.
Il rischio criminalità si conferma uno dei problemi maggiormente sentiti dai cittadini, ma nel 2016 diminuisce la quota di famiglie italiane che percepisce un elevato rischio di criminalità nella zona in cui vive (38,9% rispetto al 41,1% del 2015).

Poveri ma...soddisfatti
La povertà assoluta in Italia nel 2015 coinvolgeva il 6,1% delle famiglie residenti (pari a 4 milioni 598mila individui). Rispetto al 2014 peggiorano soprattutto le condizioni delle famiglie con 4 componenti (dal 6,7% al 9,5%). Il 10,4% delle famiglie è relativamente povero (2 milioni 678mila); le persone in povertà relativa sono 8 milioni 307mila (13,7% della popolazione).
Tuttavia, nel 2016 la quota di persone soddisfatte per la propria situazione economica (50,5%) risulta in aumento per il terzo anno consecutivo; a crescere sono soprattutto coloro che si dichiarano "abbastanza soddisfatti". Il livello di soddisfazione per la situazione economica aumenta in tutte le ripartizioni, ma è il Centro-Nord a registrare l'aumento più consistente sul 2015 (da 52,7% a 56,4% ).

Aumentano gli investimenti per internet e ricerca
Nel 2014 la spesa per ricerca e sviluppo in Italia aumenta sia in termini assoluti sia in rapporto al Pil (1,38%); il valore è inferiore a quello medio europeo (2,04%).
Nel 2016, il 92,4% delle imprese italiane con almeno 10 addetti si connette a Internet tramite la banda larga, un valore in linea con la media Ue, ma ancora distante da quello dei paesi europei di testa, come Slovenia e Danimarca (99 e 98%). A livello regionale le imprese attive nelle Marche e in Calabria sono in maggiore ritardo rispetto alla media, quelle del Nord-Est in vantaggio. Nel 2014 i laureati in discipline tecnico-scientifiche sono 13,6 ogni mille residenti tra i 20 e i 29 anni, valore inferiore di oltre 5 punti percentuali alla media europea (18,7). 
Poco meno di sette famiglie su dieci nel 2016 si connettono tramite la banda larga; il Mezzogiorno, in particolare la Calabria (58,8%), si trova in posizione svantaggiata. 

Grande attenzione all'ambiente
L'Italia si conferma tra i Paesi più densamente popolati dell'Unione europea: la densità della popolazione è di 201 abitanti per Km2, con un aumento di quasi nove abitanti dal 2005.
Nel 2016 le aree protette coprono il 19,3% della superficie nazionale, collocando l'Italia al di sopra della media Ue (18,1%). Oltre un quinto del territorio del Mezzogiorno è compreso in questa rete; Sicilia e Sardegna presentano i valori regionali più alti, con oltre 4.500 chilometri quadrati per ciascuna regione.
Prosegue la riduzione di rifiuti raccolti e smaltiti in discarica: nel 2015 sono 128,7 kg per abitante, quasi 25 in meno rispetto al 2014. I progressi più importanti si registrano per la provincia autonoma di Bolzano, la Lombardia e il Friuli-Venezia Giulia. La situazione di maggiore criticità si ha in Sicilia, con oltre l’80% di rifiuti urbani conferiti in discarica. Nel contesto europeo, l’Italia si colloca poco sopra la media sia per i rifiuti raccolti sia per quelli smaltiti in discarica.
La raccolta differenziata, fattore strategico per la corretta gestione dei rifiuti, nel 2015 ha toccato il 47,5%, ma esiste ancora un forte divario tra Nord, Centro e Sud. Le performance migliori sono quelle della provincia autonoma di Trento e del Veneto, dove si supera il 65%, mentre la Sicilia si attesta al 12,8%. 
Tra il 1990 e il 2014 l’Italia ha ridotto le emissioni dei gas serra del 19,8%, come richiesto dal Protocollo di Kyoto; in media Ue la diminuzione complessiva è stata del 24,4%.
Con una quota del 33,4%, l'Italia si posiziona sopra la media Ue per consumi di energia elettrica generata da fonti rinnovabili (27,5% nel 2014).

 



Italiani in buona salute

L’Italia ha una Sanità pubblica che spende tanto, forse troppo, ma che sa prendersi cura dei suoi cittadini. Il tasso di mortalità infantile, importante indicatore del livello di sviluppo e benessere di un Paese, continua a diminuire: nel 2014 in Italia è di 2,8 per mille nati vivi, tra i valori più bassi in Europa. In Italia i decessi per tumori e malattie del sistema circolatorio sono stati rispettivamente 25,8 e 31 ogni 10mila abitanti. Nel Mezzogiorno la mortalità per tumori si conferma inferiore alla media nazionale, mentre quella per malattie del sistema circolatorio è più elevata. La mortalità per queste cause è in continua diminuzione e inferiore alla media europea (27,4% e 38,3% dati 2013).

 


Il turismo tira... ma non troppo

Abbiamo due terzi dell'intero patrimonio artistico mondiale, ma non sappiamo farlo fruttare a dovere. Un esempio? Si contano in Italia 167.718 esercizi ricettivi con più di 4,8 milioni di posti letto. Ebbene l’offerta italiana è inferiore a quella di Croazia, Austria e Grecia, ma superiore a quelle di Germania, Spagna e Francia. Nel complesso le presenze sono state circa 393 milioni (dati 2015), ma la durata media del soggiorno nelle strutture ricettive continua a diminuire, attestandosi a 3,5 notti. Tutte le regioni del Nord-Est si collocano al di sopra della media nazionale per numero medio di notti trascorse dai clienti nelle strutture ricettive, insieme a Marche e Toscana nel Centro (5,2 e 3,5 notti). Il nostro Paese presenta valori superiori alla media dell’UE (2,94 notti), preceduta in graduatoria da Spagna, Grecia, Danimarca, Croazia, Malta e Cipro. L'agriturismo conferma la tendenza strutturale alla crescita: tra il 2005 e il 2015 le aziende agrituristiche sono aumentate del 45,1%, poco più del 36% è gestito da donne.

 



Tante aziende, pochi addetti

Il nostro Paese si conferma tra i primi in Europa per densità di attività produttive (61 ogni mille abitanti). I principali partner (Francia, Germania e Spagna) presentano valori più bassi, mentre otto Paesi (Repubblica Ceca, Portogallo, Slovacchia, Svezia, Grecia, Slovenia, Paesi Bassi e Malta) hanno un numero di imprese per mille abitanti più elevato. La dimensione media delle imprese italiane, pari a 3,8 addetti, è di gran lunga inferiore al valore medio europeo (5,8). Sotto il profilo territoriale, il numero di dipendenti si conferma più basso nel Mezzogiorno (2,8).

 


1 su 4 non fa nulla

 
Sono oltre 2,2 milioni (24,3% della relativa popolazione) i giovani di 15-29 anni che nel 2016 non sono inseriti in un percorso scolastico o formativo e non sono impegnati in un'attività lavorativa, in leggero calo per il secondo anno consecutivo. L’incidenza è più elevata tra le donne e nel Mezzogiorno. Nel confronto europeo l'Italia si attesta al primo posto, con la quota più elevata (dati 2015).
Il 26,2% dei 30-34enni ha conseguito un titolo di studio universitario nel 2016. In Europa il nostro Paese continua a ricoprire l’ultima posizione (25,3% contro 38,7% della media UE).

 


6 su 10 lavorano. Giovani un po' svogliati

Nel 2016 risultano occupate oltre 6 persone di 20-64 anni su 10 (61,6%), ma è forte lo squilibrio di genere a sfavore delle donne (71,7% gli uomini occupati, 51,6% le donne) come il divario territoriale tra Centro-Nord e Mezzogiorno (nell’ordine 69,4% e 47%). Nella graduatoria europea solo la Grecia ha un tasso di occupazione inferiore a quello italiano, mentre la Svezia registra il valore più elevato (80,5%).
Nel 2016 il tasso di disoccupazione scende di 0,2 punti rispetto al 2015, attestandosi all’11,7%, soprattutto per la riduzione della componente maschile. Rimangono forti le differenze territoriali: nel Mezzogiorno è in cerca di lavoro quasi una persona su cinque. Nella graduatoria europea decrescente, l’Italia è al 6° posto (dati 2015).
Il tasso di disoccupazione dei giovani di 15-24 anni scende al 37,8% nel 2016, 2,6 punti percentuali in meno rispetto a un anno prima. In Europa la media è il 20,4%. Il livello massimo si registra nel Mezzogiorno (51,7%), soprattutto in Calabria, dove arriva al 58,7%, e fra le ragazze (54,4%).  L'Istat tiene conto anche del cosiddetto “tasso di mancata partecipazione”, vale a dire quanti sono disponibili a lavorare pur non cercando attivamente lavoro: sono il 21,6% nel 2016, il doppio della media europea (12,7%).

 


Paghiamo più tasse di (quasi) tutti

L’Italia si conferma tra i Paesi dell’Ue con un elevato rapporto debito/Pil, salito nel 2016 al 132,6% (6 decimi di punto percentuale in più sull’anno precedente). Nel confronto europeo il valore del nostro Paese è inferiore solo a quello della Grecia (dati 2015). Nel 2016 la pressione fiscale in Italia scende al 42,9%, in riduzione di 0,7 punti percentuali dal massimo del biennio 2012-2013. Il nostro Paese è fra quelli con i valori più elevati, superato, tra i maggiori partner, solo dalla Francia (dati 2015). La Pubblica Amministrazione italiana ha speso nel 2015 circa 13,6mila euro per abitante, un valore sostanzialmente in linea con quello medio dell’Ue. Tra le grandi economie dell’Unione, Germania, Regno Unito e Francia presentano livelli più elevati, mentre la Spagna spende meno dell’Italia. Il Pil pro capite dell'Italia, misurato in standard di potere d'acquisto (per un confronto depurato dai differenti livelli dei prezzi nei vari paesi), risulta inferiore del 4,5% rispetto a quello medio dell'Ue, più basso di quello di Germania e Francia (rispettivamente del 23,6 e 9,2%). L'Istat sottolinea che il valore italiano è però superiore del 5% al prodotto interno lordo spagnolo pro capite.


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