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Non deleghiamo

Concentriamoci su quello che possiamo fare noi, senza cercare altrove un colpevole

Mer 26 Lug 2017 | di Angela Iantosca | Editoriale

Immaginiamo di avere una telecamera con la quale possiamo realizzare delle riprese dall'alto. Immaginiamo di poter volare e di partire da una distanza siderale dalla Terra e di poterci avvicinare gradualmente, di poter vedere la forma dei Paesi, le coste, le navi in mezzo al mare, ferme come su un quadro. E poi le eruzioni, gli incendi, le esplosioni, le guerre. E gli incontri illeciti e chi sversa i rifiuti. Le riunioni tra potenti. I traffici. Ma non fermiamoci qui. Andiamo oltre la superficie e questa realtà che è quella (l’unica?) che spesso ci raccontano. 

Scendiamo, avviciniamoci, tocchiamo con mano, entriamo nelle strade, nelle case, lì dove si trova la verità, dove la vita è faticosa, ma straordinaria: è lì che si trova il cambiamento, i passi che si uniscono ad altri passi, le parole che trovano attuazione nella pratica. 
Allora in questa verità, in paesi abbandonati di cui nessuno parla, potremmo trovare la gente che di notte va a dar da mangiare a chi ha bisogno, chi accoglie, chi salva, chi tende una mano, chi senza riflettori fa del bene, chi resiste, chi non cerca la telecamera. Chi lascia tutto per darsi. 

Se ci fermiamo a quello che sentiamo al tg, se pensiamo ai grandi sistemi, alle Banche, alla finanza, alle crisi internazionali ci sentiamo sopraffatti: come possiamo noi contrapporci a tutto questo? Ma se ci concentriamo sul nostro piccolo mondo, sui nostri gesti quotidiani, su ciò che diciamo e facciamo, forse, qualcosa può cambiare. Forse possiamo allargare la normalità, la legalità, il bene, senza delegare, senza cercare un colpevole altrove. Perché, come in tutte le cose della vita, dipende anche da noi. 

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