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Scalzi e contenti!

A piedi nudi i beb esplorano meglio il mondo, diventano pi sicuri. un naturale bisogno di crescita. Ma anche dopo, muoversi senza scarpe gli fa bene

Mer 26 Lug 2017 | di Francesco Buda | Salute
Foto di 8

Per lasciarli sgambettare come mamma li ha fatti, a piedi nudi, basterebbe solo il fatto che gli dà molta soddisfazione. Ma c'è di più: camminare e muoversi senza scarpe fa bene alla salute dei bambini, quella fisica e quella interiore, aiuta a padroneggiare meglio il corpo e a 'guidare' la propria persona e a conoscere meglio il mondo. 
I piedini sono i primi sensori con cui i nostri cuccioli iniziano a sondare il mondo. Quindi coprirli – specialmente nelle prime fasi dello sviluppo – è un po' come farli entrare nella realtà con le telecamere offuscate. Come dimenticarli quei piccoletti che corrono a piedi nudi tra bananeti e i magri orticelli? Poca pappa, ma tanta vitalità. È una delle immagini più autentiche e impresse di quel viaggio in Uganda che ho fatto anni fa. Anche per questo, dopo anni, certe scene restano con tutto il loro senso di gioia, forza e libertà. 
La stessa ventata provo oggi, vedendo mia figlia – un furetto di neanche un anno e mezzo – scivolare giù dal letto (con il sederino verso l'esterno, tranquille mamme!) e prendere l'abbrivio scalza, felice e sempre più sicura. Con l'estate queste occasioni di crescita si moltiplicano. 

BEATA NUDITÀ 
Sì, va bene il cappellino, la crema solare e non dimenticate, se sono piccoli, di non perderli di vista. Ma vuoi mettere a piedi nudi sulla sabbia? Mica è un vezzo natural chic. È una ‘pratica’ salutare. «Certamente! E diciamo subito una grande verità: il bambino deve camminare naturalmente e non per come vogliono genitori, nonni, amici o comunque i 'grandi'», conferma ad Acqua & Sapone il dottor Leonardo Oggiano, dirigente medico ortopedico dell'Ospedale pediatrico Bambino Gesù di Palidoro, vicino Roma, una vera autorità in fatto di piedi dei piccoli e considerato tra i migliori chirurghi in quel delicatissimo àmbito che è la colonna vertebrale. «Nel retropiede si trovano tutti i propiocettori che danno la sensibilità alla camminata – spiega l'esperto – perciò in termini educativi e di miglioramento della camminata stessa è un esercizio molto valido camminare senza scarpe». 
I propriocettori, in altre parole, sono una sorta di bussola e di livella. «La propriocezione è una stimolazione inconscia che fa sentire la stabilità del proprio corpo: parte da recettori periferici, viene percepita al livello encefalico ed è un sistema di ritorno che guida e consente di riconoscere la posizione del corpo nello spazio – precisa il dottor Oggiano – e quindi stimolare i propriocettori vuol dire stimolare un fondamentale meccanismo di controllo del movimento». 
Morale?
«Il consiglio, specialmente nei periodi estivi – sottolinea l'ortopedico -, è di far camminare i bambini sulla spiaggia, su superfici morbide, di modo tale che possano acquisire una migliore sensibilità nell'appoggio, una migliore percezione del proprio corpo e di conseguenza migliorare anche la deambulazione».  

SCALZO SIGNIFICA PIÙ FORTE
Può sembrare bizzarro scomodare la scienza per una 'pratica' che forse molti considerano utile e naturale. Ma gli scaffali dei negozi carichi di scarpe per l'infanzia – magari costose e di marca, senza alcuna comprovata migliore prestazione – e le infinite paure da cui siamo circondati suggeriscono che certe cose forse non sono così scontate (non le scarpe per bimbi sulle quali, come tutti gli altri prodotti per l'infanzia, i ricarichi sono più alti!). 
«Se il bimbo cammina senza calzature – aggiunge il dottor Oggiano - si rinforzano anche i muscoli del piede, cosa utilissima nel caso del piede piatto, condizione fisiologica di sviluppo del piede a partire dai 2-3 anni di età sino agli 8-9 anni di età». 
Molto incisivo il dottor Sergio Conti Nibali, direttore della rivista UPPA “Un pediatra per amico”: «Con il passare delle settimane, le informazioni che le piante dei piedi invieranno al cervello saranno sempre più dettagliate, il tempo di contatto con il terreno sarà maggiore e i piedini avranno provato varie superfici (più o meno dure, più o meno fredde, più o meno inclinate); così il cervello avrà dato ai muscoli di tutto il corpo ordini diversi a seconda delle informazioni che avrà ricevuto». 
Altrimenti, ragiona il pediatra, è come mettere i guanti alle loro manine: gli impediamo di percepire, «mettendogli le scarpe gli abbiamo diminuito, e di molto, la sensibilità del piede e alterato la conseguente risposta motoria». Da quelle radici a diretto contatto con il suolo, l'intero “albero” trarrà molti benefici. 

LIBERTà E CONSAPEVOLEZZA
«Che bello, un articolo sui bambini lasciati in libertà: questo ci vuole!». A parlare è il pedagogista Daniele Novara, famoso per i suoi libri, bestseller ormai quasi “classici” per chi abbia voglia e capacità di mettere in discussione consolidati tic sociali e culturali su figli, educazione e relazioni. Fondamentalmente, sempre lì si torna: le potenzialità del bimbo, la sua indipendenza, il suo bisogno di essere accompagnato, sostenuto, ma mai “pilotato” o “sorvegliato” da adulti che si mettono al suo posto, magari “per il suo bene”. «Il luogo più bello per lasciarli a piedi nudi è la sabbia – prosegue il dottor Novara -: il contatto con la terra, con le superfici naturali, ma anche con parquet e mattonelle è un contatto sensitivo eccezionale per il bimbo e produce piacere, ma anche apprendimento. La calzatura è un filtro, mentre il piede nudo consente di avere un rebound neurologico, ossia un ritorno di uno stimolo interno, assolutamente favorevole che non può dare la scarpa». 
Viene in mente Maria Montessori, la pedagogista famosa nel mondo, di fronte ai bambini moderni, ipercontrollati, tra asfalto e cemento: “Il bimbo in città dopo una piccola passeggiata si dichiara stanco; e per questo noi crediamo che non abbia forza – scrive la scienziata ne “La scoperta del bambino”, edito in Italia nel 1948 - . Ma il suo languore viene dall'artificio dell'ambiente: dalla noia, dal vestiario inadatto, dal tormento che il piccolo piede morbido soffre, chiuso nelle scarpe di cuoio, che battono sul macigno nudo delle vie di città [...]. Le attrattive di un abbigliamento di moda che può essere ammirato, di un club da raggiungere, sono cose che non esistono per lui. Egli è al guinzaglio. Ma se i bambini sono a contatto della natura, allora viene la rivelazione della loro forza”. 

SCALZI SI SENTONO E SI STIMANO
E poi l'autonomia, la forza personale, l'esperienza del farcela da soli con le proprie energie. «Lasciargli sentire la deambulazione è restituire al bambino o alla bambina la sua naturalezza e anche la sua autostima – sottolinea il pedagogista -, è un esercizio di profonda autostima e consapevolezza corporea, favorisce le sicurezze. Non per caso qualsiasi bimbo fino ai tre anni la prima cosa che fa è cercare di togliersi le scarpe e le calze: perché così è in contatto col suo corpo e i genitori dovrebbero esserne contenti, anche al ristorante. Invece abbiamo un eccesso di apprensione e una tradizione molto diversa da quella tedesca e del nord Europa dove i genitori hanno un rapporto più confidenziale con l'ambiente naturale, da noi sembra che sia solo un'insidia: non lasciare i bimbi a piedi nudi solo perché ci siano i gechi è un eccesso di zelo. Sì certo, dobbiamo sempre preoccuparci che non ci siano pericoli, ma non si tratta di farli camminare o giocare sui chiodi o sulla brace». 
Chissà perché poi a 4-5 anni, età considerata normale per questa abilità, 9 bimbi su 10 non sanno allacciarsi le scarpe… ma 7 su 10 tra i 2 e i 5 anni usano videogiochi su internet (ricerca AGI/AVG). “Dall'esempio accasciante delle persone che camminano intorno silenziose, indifferenti e senza sorriso” - per dirla con la Montessori - viene anche la debolezza nei bimbi. Se invece non siamo indifferenti alla loro semplicità e – non sembri una battuta – al loro esprimersi anche a piedi nudi, ne guadagna anche il nostro sorriso. 
Scrivendo questo articolo ho fatto la prova: ho tolto i sandaletti alla nostra piccola e abbiamo passeggiato e giocato sull'erba. Che fiore!         

 


Scalzi subito: più autonomi

Niente scarpe né calzini da subito. Ma nemmeno adulti 'manovratori'. «I primi passi sono più sicuri se si è potuti stare il più possibile a piedi nudi», avverte il pediatra Sergio Conti Nibali. Questione di sviluppo dell'autonomia. Quindi attenzione al solito, grande impulso di prendergli la manina per “pilotare” il bebè e addestrarlo a camminare. «Imparano meglio a camminare se non li aiutiamo noi tenendoli per mano nel tentativo di facilitare i loro primi passetti. Così facendo li inganniamo, perché  le informazioni che arrivano al cervello saranno diverse da quelle che arriverebbero se nessuno li aiutasse, con la conseguente difficoltà a mantenere l’equilibrio quando nessuno li sorreggerà. Lasciateli fare, dunque, da soli e senza scarpe: a piedi nudi e senza aiuto, i bambini riusciranno a trovare da soli il modo per camminare». Il loro modo e i loro tempi, non quelli che si aspettano o pensano i 'grandi'. La fretta e la paura che non vengano su bene, sono quanto mai dannose: «Le femminucce cominciano a camminare un po' prima – spiega il chirurgo ortopedico Leonardo Oggiano -, possiamo dire in generale che l'età media dei primi passi autonomi è 11 – 12 mesi, ma fino ai 18 mesi il non camminare autonomamente è considerato fisiologico, non c'è da preoccuparsi. Solo dopo si può parlare di ritardo psicomotorio, perché magari è associato, per esempio, a ritardo nel linguaggio, cioè dicono poche parole». 

 


Piedi piatti? un falso problema

Lasciare che i bimbi si muovano scalzi aiuta anche nel caso del piede piatto. «Questo perché camminare senza calzature rafforza la muscolatura e il bimbo con il piede piatto trae giovamento», il dottor Leonardo Oggiano, dirigente di ortopedia all'ospedale pediatrico Bambino Gesù di Palidoro, vicino Roma. «Sulla forma del piede invece non si può agire, ecco perché le famigerate scarpe ortopediche e i plantari sono in disuso o addirittura abbandonati. Non esistono studi che ne dimostrino l'efficacia. L'influenza della calzature sulla forma del piede non c'è, ma può solo migliorarne la stabilità». Utilizzare scarpe ortopediche e plantari è perciò inutile ai fini di modificare la forma dei piedi. E il piede piatto, che ancora preoccupa molti genitori ed è considerato dalla comunità un difetto, è praticamente un falso problema, generalmente non dà dolore né disturba i movimenti. Lo ha assodato la scienza. 
«Un tempo si mettevano ben presto le famigerate scarpe ortopediche o i plantari, perché si vedevano nel tempo i miglioramenti e li si attribuivano a quelle scarpe o ai plantari. Ma mancavano le dimostrazioni scientifiche». Un mito ormai insensato. «In realtà – chiarisce il dottor Oggiano – i bambini nascono coi piedi piatti, è una condizione fisiologica. E fisiologici, cioè naturali, sono i miglioramenti». 
Crescendo, quasi tutti i piedi si sistemano. Una ricerca europea ha dimostrato che all’età di 18 mesi il 97% dei bambini ha il piede piatto, percentuale che si riduce al 54% ai 3 anni, 26% ai 6 anni e 4% ai 10 anni. I maschietti sono più soggetti al piattismo rispetto alle femminucce.
 

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