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Kirsten Dunst: Potere alle donne

Kirsten Dunst torna a lavorare con la regista Sofia Coppola nel film “L’inganno”, a settembre al cinema, per raccontare le donne, tra forza e debolezza

Mer 26 Lug 2017 | di Giulia Imperiale | Interviste Esclusive
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Dicono che Hollywood sia un mondo patinato, luccicante e finto, un acquario in cui si possono ammirare pesci di ogni specie solo dall’esterno, senza capire neppure lontanamente cosa voglia dire vivere sotto lo sguardo curioso degli spettatori. E forse è in parte vero, ma a volte gli abitanti di questa realtà alternativa si concedono il lusso di mostrarsi umani, senza maschere, e quindi “fallibili”. Kirsten Dunst lo ha dimostrato allo scorso Festival di Cannes, quando nel bel mezzo del red carpet del nuovo film “L’inganno” (in sala dal 14 settembre) è scoppiata a piangere di fronte alle colleghe del cast, Nicole Kidman ed Elle Fanning e alla regista Sofia Coppola. Sulle ragioni si è discusso a lungo, ma probabilmente l’unica persona che le conosce non le confesserà mai. E va bene così, perché ciascuno di noi probabilmente avrebbe fatto lo stesso al posto suo, almeno ipotizzando che il piccolo crollo emotivo sia frutto dell’intensità del ruolo che ha interpretato. D’altronde ogni sua parola viene analizzata al microscopio, vivisezionata e reinterpretata a uso e consumo del pubblico e proprio di recente ha dovuto spiegare una dichiarazione rilasciata ad una rivista britannica. La frase è stata trasformata in un desiderio di maternità e si è creato un vero e proprio caso che, a detta sua, invece non sussiste. Fa coppia fissa con il collega Jesse Plemons, conosciuto sul set della stagione due di “Fargo’, che ha interpretato, ma per ora non ha in mente alcun bebè!
«Il film “L’inganno” racconta un gruppo di donne durante la Guerra Civile, isolate dal mondo in un istituto femminile, che cerca di restare unito per respingere i pericoli. Che impresa! Quando in un posto metti insieme un gruppo di persone, che siano uomini o donne, qualcosa succede per forza, s’innesca un istinto di sopravvivenza e vengono a galla nevrosi, problemi e conflitti, tra ambizione e rabbia». 
 
Perché ha deciso per la terza volta di affidarsi a Sofia Coppola?
«Perché credo profondamente in questo progetto e in questa storia, ma lo ammetto, se Sofia mi mettesse in mano un elenco telefonico e mi chiedesse di leggerlo come copione io lo farei. Ho una totale fiducia e un grandissimo affetto nei suoi confronti. Abbiamo creato un legame longevo e profondo e nel mondo dello spettacolo è davvero un avvenimento raro. E poi Sofia ha uno sguardo unico, una visione piuttosto chiara di quello che vuole raccontare e raggiungere, per non parlare del fatto che umanamente è splendida, quando ci siamo incontrate la prima volta ero poco più che una ragazzina e mi ha insegnato ad avere fiducia in me stessa, senza cambiarmi». 
 
Chi è Edwina, il suo personaggio?
«È una donna in preda ad un conflitto interiore: da un lato vorrebbe aiutare il soldato ferito che bussa alla sua porta, interpretato da Colin Farrell, e comportarsi da buona cristiana e da esempio per le ragazze a cui fa da insegnante, dall’altra teme possa diventare pericoloso». 
 
Crede nella solidarietà femminile, che questo film mette alla prova?
«Moltissimo. Sono convinta che fare squadra sia importante e poi non si vede spesso un gruppo di donne insieme davanti alla macchina da presa: è incredibile!». 
 
Si considera femminista?
«Quando una donna si affaccia sul mondo del lavoro deve faticare dieci volte di più rispetto alla controparte, per questo fare squadra è fondamentale».
 
È cresciuta in una famiglia con una netta separazione dei ruoli?
«A casa mia nessuno mi ha mai detto che non avrei potuto fare un lavoro perché sono una ragazza, ecco perché non mi stupisco ad esempio di lavorare con una donna regista, mi sembra naturale e dovrebbe essere considerato normale invece di fare notizia».
 
Ha mai sperimentato la disparità di salario di cui le sue colleghe a Hollywood parlano sempre di più ultimamente?
«Certo, mi è successo, è una lezione che ho imparato con un blockbuster che ho fatto quando ero più giovane, pensavo avrei guadagnato bene, ma poi ho scoperto che i colleghi maschi ricevevano assegni ben maggiori».
 
Preferisce i film che fanno riflettere o quelli di puro intrattenimento?
«In passato ho fatto delle commedie, ma mi sono resa conto che preferisco altri tipi di storie, perché altrimenti mi annoio…».                                                   

 


TRENT’ANNI SUL SET

Kirsten Caroline Dunst, 35 anni, ha origini tedesche da parte di padre e svedesi da parte di madre. Inizia la carriera a sei anni e a dodici si cimenta con “Intervista col vampiro” accanto a Brad Pitt e Tom Cruise. Dopo aver rifiutato il ruolo da protagonista in “American Beauty” per via delle scene troppo sensuali, viene scelta da Sofia Coppola per “Il giardino delle vergini suicide” e da lì inizia un sodalizio artistico che si è consolidato con un nuovo progetto presentato all’ultimo Festival di Cannes, “L’inganno”, con Nicole Kidman e Colin Farrell, in sala dal 14 settembre e basato su un racconto di Thomas Cullinan, già portato al cinema da Clint Eastwood. A Cannes ha vinto il premio come miglior attrice nel 2011 con “Melancholia” e nel 2016 è stata scelta come giurata della kermesse francese. Ha alternato blockbuster come “Spider-Man” nel ruolo di Mary Jane Watson a pellicole più drammatiche, come “Se mi lasci ti cancello”; ha lavorato con i registi più acclamati del nostro tempo, da Brian De Palma a Sam Raimi, alternando cinema e tv. Il piccolo schermo l’ha vista protagonista della seconda stagione della serie “Fargo”, attualmente disponibile in formato home video per 20th Century Fox.

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