acquaesapone Bambini
Interviste Esclusive Viaggi Editoriale Inchieste Io Giornalista TV/Cinema A&S SPORT Zona Stabile Rubriche Libri

In sala operatoria ho detto “No” E Marco è nato

Senza lavoro, l’aborto sembrava l’unica via. Ma avevo visto il cuoricino del mio bimbo nell’ecografia

Mer 30 Ago 2017 | di Patrizia Lupo | Bambini
Foto di 2

Fino alla fine avevo combattuto per tenere il mio bambino ed ecco che quella mattina ero lì in ospedale in attesa di entrare in sala operatoria, ero la quarta della lista. Mia madre e il mio ragazzo erano con me. Ero sfinita da tutta quella situazione, durata settimane. Avevo cercato aiuto da mia madre, ma lei vedeva solo negativo. Aveva paura a parlare con mio padre. Come dirgli che ero incinta e non avevamo niente da offrire ad un bambino? 
Vero, tutto vero: io lavoravo  in una pizzeria tre volte a settimana e il mio ragazzo era disoccupato, anche se cercava lavoro come un matto. Io, però, quel bambino lo volevo e avevo cercato di convincere mamma ad aiutarmi, ma non c’ero riuscita. Anche con il mio ragazzo  fiumi di parole, per poi concludere niente: lui non se la sentiva, era scoraggiato da tutto e dal mancato appoggio di mia madre. Conclusione: meglio abortire. Avevo voluto fare, però, l’ecografia e sentire se c’era il battito del cuore del bambino. Che impressione… Dopo, però, stavo male ed ero ancora più combattuta. E adesso eccomi qua ed è il mio turno. Entro in sala operatoria e vedo tutti gli strumenti. È un attimo e realizzo cosa sto per fare. Comincio a piangere ininterrottamente perché non voglio e una infermiera mi invita a calmarmi, a ripensarci. Esco dalla sala operatoria per non rientrarci più. Il giorno dopo vado al consultorio familiare insieme al mio ragazzo. Voglio sapere se ci sono aiuti per noi, perché voglio portare avanti la gravidanza. L’assistente sociale ci parla subito di un’Associazione, il Segretariato Sociale per la Vita Onlus: dice che potranno aiutarci loro. 
Ci presentiamo con la speranza che possano fare qualcosa per noi. Ci offrono l’aiuto del Progetto Gemma, un contributo economico di 18 mesi per  sostenere le spese del bambino; ci informano sugli aiuti economici dello Stato e altre cose che ignoravamo. 
Ma soprattutto ci tendono una mano nel momento di maggiore bisogno. «Hai  fatto la scelta giusta», mi dicono. E questo mi dà forza per andare avanti. Ora che è nato Marco so che è vero, tutto si è sistemato affrontando le cose un po’ alla volta.


Condividi su: