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Paola Turci: Un colpo al cuore

A 50 anni ha cominciato ad amarsi ed oggi riesce a vedere il bello che c’è stato dopo quel terribile incidente

Mer 30 Ago 2017 | di Nadia Afragola | Interviste Esclusive
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Paola Turci è un colpo al cuore. Con la sua bellezza incontaminata, segnata dal tremendo incidente stradale che la tenne lontana dalle scene musicali per tanto tempo, con quella voce capace di graffiare senza far male, forte come solo una donna che è caduta ed è stata in grado di rialzarsi può essere. 

“Fatti bella per te”, brano con il quale ha partecipato al sessantasettesimo Festival di Sanremo giungendo in finale, ha anticipato il suo dodicesimo album in studio. Con quel brano a chi stava parlando precisamente? Alla sua immagine riflessa nello specchio? 
«A me stessa, solo a me stessa. L’ho scritta con Giulia Anania, Luca Chiaravalli e Davide Simonetta e sono stati loro ad aiutarmi a tirar fuori quell’amore verso me stessa, che era lì dentro da qualche parte. Ho lavorato sull’autostima, poi sono passata a volermi bene e infine a piacermi». 

In occasione dell’uscita del suo ultimo album ha dichiarato che ha firmato un armistizio con la sua immagine riflessa. Si è resa conto che sul palco di Sanremo oltre a cantare ha dato a tutte le donne una grandissima lezione di vita?  
«Mi ha fatto molto piacere scoprire l’effetto che ha avuto sulle altre donne. Il mio sogno era quello di abbracciare idealmente e di condividere quello che stavo cantando con tutti. è quello in cui credo e sono contenta che sia andata com’è andata, credo ci sia un forte e generale bisogno di volersi bene». 

A 53 anni (li compie a settembre) conquista copertine su copertine di femminili, riviste settoriali, di moda. Tutti la vogliono. E per fortuna a Sanremo non si slacciò la giacca come dichiarò di voler fare. Che effetto le fa essere diventata una star a 50 anni suonati? 
«Faccio finta di non aver sentito la domanda. Mi sono liberata dal mio giudizio feroce, l’ho allontanato e con esso ho scacciato anche i condizionamenti e le critiche che arrivavano dagli altri. Ho preferito dedicarmi a ciò che sento, avevo voglia di divertirmi, di stare bene fisicamente e psicologicamente. Questo mi fa un bellissimo effetto, il resto succede». 

A Modena si è esibita al fianco del jazzista Paolo Fresu, lo shakespeare del jazz che arriva dalla Sardegna. Com’è nato questo sodalizio? 
«Il primo incontro con Paolo fu su un palco importante, era il primo maggio di tanti anni fa. è lì che per la prima volta abbiamo suonato insieme e scoperto una forte empatia tra di noi. è li che è nato il desiderio di fare qualcosa insieme: è intervenuto dapprima in una canzone del mio disco, poi abbiamo iniziato a fare degli incontri insieme, fino a quando l’ho tirato dentro all’avventura che ho intrapreso ad Haiti con la fondazione Francesca Rava, per sostenere i progetti umanitari. La nostra amicizia con il tempo si è rafforzata e artisticamente siamo maturi al punto da fare dei concerti insieme: voce, chitarra e tromba». 

Agli MTV Awards 2017 ha ricevuto il premio alla carriera, l'History Awards: qual è stato il suo primo pensiero?
«I premi alla carriera li danno alle persone di una certa età. Mi avranno dato della vecchia? Impossibile: mi sento più ragazzina di prima. Ho pensato che quel premio fosse una forma di ringraziamento per il lavoro fatto, per l’impegno messo nel rimettermi in piedi, non tanto per ciò che ho realizzato. Pensavo come tutti di non farcela, poi la musica mi ha aiutato a rialzarmi. Ecco perché continuo a credere in lei, non nel successo e neppure nelle classifiche». 
 
Ha scritto due libri, un romanzo, “Con te accanto” nel 2009 e una biografia, “Mi amerò lo stesso”:  come si passa dallo scrivere canzoni e musica, testi e rime a capitoli di un libro e qual era l’esigenza da colmare in quei casi? 
«Nel 2009 la mia era una semplice curiosità letteraria, volevo sperimentare e andò bene, perché trovai una grande casa editrice che mi pubblicò (Rizzoli, ndr). Poi ho capito che scrivere è una bellissima forma espressiva, che mi permette di comunicare a me stessa, di scoprirmi. Scrivere aiuta: è una cura, una terapia, è autoanalisi capace di mettere in gioco anche la fantasia».
 
Non so quante volte gliel’avranno fatta questa domanda: cosa resta del 15 agosto 1993 (Paola Turci, mentre da sola è al volante della sua macchina rimane vittima di un terribile incidente stradale sull'autostrada Salerno-Reggio Calabria da cui esce con gravi ferite e il volto parzialmente sfigurato dall'impatto)?
«Quello che mi è stato tolto e che va rispettato. Restano le cicatrici. È stato un percorso pieno di ricchezza, di occasioni che ho avuto. Oggi riesco a vedere il bello che c’è stato dopo quel maledetto giorno». 

Quando ha raggiunto piena consapevolezza che quella cicatrice la rendeva solo una donna speciale? 
«Poco tempo fa, quando mi sono detta: Paola impara ad amarti. Nessuno potrà farlo per te». 

L'equilibrio che ha raggiunto, come donna e come artista. La sua carriera, la sfera privata, l'incidente, la rinascita... come è riuscita a tenere insieme tutti questi pezzi di una vita così intensa?
«Non si tengono insieme, infatti. A qualcosa devi rinunciare, ma mai a se stessi, non sarebbe giusto. Ti capita di rinunciare agli affetti, a goderti un amore. C’è bisogno di stare bene, non puoi sempre vacillare». 

Diversi anni dopo è tornata a parlare apertamente dell'incidente e ammise di essere stata distratta alla guida dal telefono cellulare. Proviamo a lanciare un messaggio, socialmente utile. Cosa direbbe a tutti coloro che in macchina non riescono a concentrarsi alla guida?
«Basta un attimo per cambiare la vita e mica solo la tua. Spesso ce lo dimentichiamo, io me lo dimenticai, pensavo di essere onnipotente e l’ho pagata. Seguite i segni che la vita vi manda, parlo della stanchezza, dell’attenzione che non riuscite ad avere. Rispettateli, accostate e fate ciò che volete. Datevi tempo… di vivere». 

"Bambini" è la canzone con cui vinse Sanremo Emergenti del 1989. Ha fatto caso a quanto attuale sia quel testo se pensiamo ai bambini di oggi, in particolar modo quelli immigrati?
«Suona ancora come un grido di disperazione. è come se non avessimo imparato nulla. Leggo i giornali e mi stupisco in negativo di quanto l’uomo non sia in grado di imparare dai propri errori. Non nutro grosse speranze in un futuro migliore, tanto meno per i bambini, ma non per questo smetterò di lottare». 

Il rapporto con il pubblico, cambia? Come si alimenta? 
«Il mio pubblico, quello che è con me dagli inizi, che c’era nei momenti di difficoltà quando non mi vedevate in giro, c’è sempre stato. Sono 25 anni e a dicembre organizzo un raduno con quella che è la mia famiglia allargata. Oggi c’è un nuovo pubblico che mi segue e si accresce. Mi torna alla mente la dedica che c’è nel mio libro “Mi amerò lo stesso”: al pubblico che cresce».    

Nella sua vita anche tanta radio. Alla mente torna "La mezzanotte di Radio Due", era il 2009. Lo sa che le riesce bene? 
«Grazie. Dallo scorso ottobre sotto pseudonimo sono tornata a fare radio, sono La Magnani su Radio Freccia, conduco un programma nel weekend dalle 22.00 a mezzanotte, una radio rock che fa principalmente musica, niente di italiano. Perché quel nome? è una dedica ad una grande attrice che rappresenta la mia storia e la mia Roma».
 
Appunto… Roma è la sua città. è veramente così ingovernabile? Ora che alla guida c’è una donna come si sta?
«è difficile rispondere a questa domanda, non vivo così assiduamente la città. Non riesco a capirla, ne sento la decadenza, il disagio, ma vedo allo stesso tempo la sua bellezza, il suo incanto. Di più non saprei dire, anzi sì… non ho votato la Raggi». 

Il magnetismo che da sempre la contraddistingue sul palco la sta riportando ad un suo grande amore, il teatro. Dove e in che veste la vedremo nel futuro prossimo? 
«Nella veste di attrice dal prossimo settembre, a teatro, con i monologhi tratti dal mio libro. Dopo le quattro repliche milanesi ho intenzione di portare lo spettacolo in giro per l’Italia. è una storia che lega tante persone, parla di una ragazza che cresce con un sogno e la vita un po’ glielo toglie, salvo dover poi fare i conti con la caparbietà di una ragazza che nel frattempo si fa donna e ritrova quel sogno». 

Penso al suo impegno costante per Emergency, per la Fondazione Francesca Rava e ai suoi progetti in favore dell’infanzia nel mondo… si può aiutare sul serio allora? 
«Certamente, basta comprendere realmente di essere insieme alle persone che si aiuta, non diversi o superiori a loro. Ci sono solo destini diversi che ci colpiscono. Non faccio nulla di speciale, canto, condivido con il resto del mondo questo enorme privilegio che la vita mi ha dato. Nel cuore un concerto, era aprile 2016 e tornai ad Haiti per la terza volta con l’amico Paolo (Fresu, ndr), suonammo davanti a 4mila bambini delle scuole di strada NPH: fu un colpo al cuore».  

Cos’è l’amore per Paola? 
«Una serie di cose che si manifestano sotto varie forme. Non è semplice passione, è una costante». 

E' felice?
«Si, perché sento di avere momenti di felicità e credo che sia già tantissimo». 




Musica, libri, radio e teatro

Nata a Roma il 12 settembre del 1964 esordisce a Sanremo nel 1986, dove si presenta altre nove volte, l’ultima a febbraio 2017 con il brano “Fatti bella per te”. Il brano anticipa il dodicesimo album della cantante che, nel corso della sua lunga carriera, ha anche scritto due libri, “Con te accanto” (Rizzoli) e “Mi amerò lo stesso” (Mondadori). 
Da ottobre 2016 conduce un programma su Radio Freccia nel weekend con lo pseudonimo La Magnani. Da settembre sarà in teatro con alcuni monologhi tratti dal suo libro. Agli MTV Awards 2017 ha ricevuto il premio alla carriera, l'History Awards.

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