acquaesapone Editoriale
Interviste Esclusive Viaggi Editoriale Inchieste Io Giornalista TV/Cinema A&S SPORT Zona Stabile Rubriche Libri

Un passo indietro

Prima di giudicare ed emettere una sentenza, poniamoci delle domande

Mar 26 Set 2017 | di Angela Iantosca | Editoriale

Quante volte vi è capitato di alterarvi per strada quando di fronte a voi un anziano alla guida di una macchina va troppo piano? È capitato anche a me negli anni. Poi accade qualcosa che ti fa guardare a quell'anziano con occhi diversi: forse va piano perché è malato, non si sta sentendo bene, è solo e deve andare per forza in farmacia, sta andando a far spesa per sua moglie che lo aspetta a casa… 
 
Quante volte a qualche donna un po' in là con gli anni domandate con leggerezza perché non ha figli o perché è sola? Avete mai pensato che dolore potete provocare con quelle domande a quella persona? Cosa vi fa credere che dietro l’assenza di una famiglia non ci sia niente o ci sia la volontà di non averla o di anteporre la carriera ad un nido d’amore? Avete mai pensato che, invece, ci potrebbe essere una sofferenza, una perdita, un’attesa, una difficoltà? Cosa ci autorizza a commentare o etichettare tutto ciò che vediamo? Cosa ci autorizza a giudicare sulla base di un sentito dire? Un atteggiamento che sempre più si sta esasperando anche grazie ai social, dove sembra che tutti possano dire tutto, perché basta una foto o qualche parola condivisa per pensare di sapere cosa si nasconde al di là di quella immagine, di quel testo...
 
Proviamo allora a fare un passo indietro. Non partiamo solo dal nostro punto di vista quando ci relazioniamo con gli altri. Non giudichiamo il prossimo usando come metro di valutazione le nostre vite 'perfette' o qualche notizia letta qua e là in rete. Aspettiamo prima di pronunciare una sentenza definitiva. Rischiamo di far del male gratuitamente. Anche noi non vorremmo che gli altri ci giudicassero con superficialità. O no?

Condividi su: