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Non chiamateli stupidi

Dal 2 all’8 ottobre c’è la Settimana Nazionale per sensibilizzare sui Disturbi Specifici dell’Apprendimento con 400 iniziative in 80 province

Mer 27 Set 2017 | di Emanuele Tirelli | Bambini
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Per molti anni, migliaia di persone sono state definite stupide o svogliate perché hanno difficoltà a leggere, scrivere o fare i calcoli, ma in realtà non lo sono affatto. Manifestano invece DSA – Disturbi specifici dell’apprendimento: dislessia, disgrafia, discalculia e disortografia. Proprio per questo, dal 2 all’8 ottobre ci sono 400 eventi in 80 province italiane per sensibilizzare, spiegare di cosa si tratta e mettere in luce le potenzialità di chi ha un modo differente di apprendere. Si chiama Settimana Nazionale della Dislessia ed è promossa da AID (associazione italiana dislessia), ma riguarda tutti e quattro i disturbi. Anzi, in questo caso l’acronimo DSA è stato trasformato in Diverse Strategie di Apprendimento, perché ciascuno possa affrontare un percorso personale, più adatto a sé, e raggiungere lo stesso risultato.

 

IN TUTTA ITALIA
Le percentuali sono in aumento. E non perché ne soffra un numero crescente di persone, ma per le diagnosi che hanno iniziato a intensificarsi solo negli ultimi anni. I dati più recenti sono quelli forniti dal MIUR – Ministero dell’Istruzione in un report relativo all’anno scolastico 2014/15. Su 7.184.070 iscritti alle scuole di ogni ordine e grado, gli studenti con certificazione di DSA sono stati 186.803, quindi il 2,1% del totale. Questo, però, non risolve la valutazione nazionale, complessiva, che invece comprende anche i casi non certificati e di età adulta, e arriva a interessare il 4% della popolazione. 
La legge italiana in materia è abbastanza recente (170/2010) e le diagnosi aumentano in modo esponenziale, tant’è vero che gli alunni iscritti all’anno scolastico 2010/11 raggiungevano appena lo 0,7%, lasciando immaginare che la prossima rilevazione conterrà percentuali superiori a quelle contenute nell’ultimo report.
 
PERCHÉ È IMPORTANTE INTERVENIRE
«La diagnosi precoce è fondamentale - dice Sergio Messina, presidente di AID e neuropsichiatra infantile dell’Unità Operativa NPI di Caltagirone -. È importante perché aiuta ad agire immediatamente e ad evitare alcune conseguenze. Pensiamo a un bambino o a un ragazzo che si confronta tutti i giorni con la consapevolezza di non poter leggere o scrivere come gli altri. A quanto circostanze simili rappresentino anche una goccia d’ansia costante. E magari ascoltare i compagni di classe mentre ridono di lui o sentire qualcuno che gli dice di fare più in fretta. Se non si interviene, il problema può essere enorme, perché l’apprendimento può incidere sulla cultura e sulle conoscenze, alterare l’autostima e condizionare il percorso di vita, causando in diversi casi ansia, somatizzazioni e cali umorali».
 
NELLA TESTA DI UN DSA
«Esistono teorie diverse - continua Messina -. Molti studi ci dicono che, quando leggiamo una lettera, un numero o un simbolo, l’impulso parte dalle aree cerebrali visive occipitali, passa a quelle del linguaggio percettivo e quindi del linguaggio esecutivo. Sono coinvolte anche le aree associative, che si occupano di mettere in relazione aree differenti e, per fare un esempio, fanno in modo che la figura A si trasformi nella lettera A. È un percorso del quale non ci rendiamo conto. Lo consideriamo automatico, semplice, e pensiamo che debba riguardare tutti allo stesso modo, ma al contrario è molto complicato. In termini neurofunzionali, tutto deve avvenire in pochissimi millisecondi. Per un DSA è spesso più lungo e accidentato, non permette fluidità e rapidità del sistema. Il risultato finale arriva in ritardo, ma se la persona avverte anche pressione o disagio tutto si complica». 
 
COSA FARE?
Per una diagnosi di dislessia bisogna aspettare la fine della seconda elementare, mentre per la discalculia serve ancora un anno. Prima, però, ci possono essere segnali da tenere sotto controllo. La valutazione è compito di neuropsichiatra infantile, neuropsicologo e psicologo, dell’ASL o delle strutture accreditate. Sarà poi lo specialista a indicare il percorso più adeguato. In alcuni casi può essere necessaria la logopedia, ma in generale si impara a utilizzare meglio le proprie abilità con strumenti alternativi che coincidono spesso con pc, tablet e mappe concettuali. La scuola, dal canto suo, deve attuare il Piano Didattico Personalizzato, con attività e verifiche personalizzate, misure dispensative e strumenti compensativi. 
Per gli adulti esistono test specifici, strategie e strumenti in grado di aiutarli nello studio e nel lavoro. Purtroppo, però, le strutture del territorio nazionale destinate a loro sono davvero pochissime. 
 
AD ALTA LEGGIBILITÀ
Il dislessico evita di leggere, perché lo trova incredibilmente faticoso, ma esistono libri con caratteristiche specifiche che riducono questo rischio. Non si tratta di testi semplificati, bensì di scelte tipografiche differenti, come caratteri più grandi, allineamento a sinistra, interlinea e spaziature maggiori. E poi, niente sillabazione e font speciali. Anzi, è anche possibile scaricare gratuitamente le font per usarle sul proprio pc.
Per la scuola c’è invece “LibroAID” (libroaid.it). Grazie a questo progetto realizzato con l’Associazione Italiana Editori, gli studenti con DSA o certificazione da legge 104/92 possono usare i loro libri di testo in versione digitale, con software di sintesi vocale e programmi per creare le mappe concettuali.
 


NON SONO MALATTIE

Disturbi Specifici dell’Apprendimento sono dislessia, disgrafia, discalculia e disortografia. Si presentano da soli o associati tra loro, e comportano difficoltà nelle operazioni di lettura, scrittura, calcolo matematico e passaggio dal linguaggio scritto a quello parlato. Non chiamateli malattie, perché non lo sono. Si tratta invece di disturbi neurofunzionali, da non confondere con le disabilità intellettive, ma vanno diagnosticati e seguiti per evitare che si trasformino in un problema. 




LA LEGGE 170/2010: UN NUOVO PUNTO DI PARTENZA

Il 2010 è una tappa importante per i Dsa, perché è l’anno in cui è stata approvata la legge 170 che riconosce e definisce i disturbi specifici dell’apprendimento. Soprattutto perché ha posto il problema su scuola e istruzione. Prevede infatti che questi studenti possano godere di strumenti compensativi e dispensativi, usare mezzi di apprendimento alternativi e seguire percorsi personalizzati. In questo momento esiste un disegno di legge che si concentra invece sul mondo del lavoro.

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