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Lingue in estinzione? Le salva il web

Imparare la lingua degli Incas, il mongolo, il Greko del Sud Italia, il Ladino delle Dolomiti e altri idiomi rari. Come? Su internet

Mer 27 Set 2017 | di Francesco Buda | Attualità
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Tra i patrimoni immateriali che si perdono ci sono le lingue. Per salvarle, una ragazza, Inky Gibbens, s'è inventata Tribalingual: un'azienda innovativa, una start up come si dice in un idioma non nostro, con una piattaforma interattiva su internet. Lezioni a distanza, anche attraverso canzoni e immagini. 

I corsi attualmente sono per 5 lingue: mongolo e mongolo degli esploratori, gangte (cinese-tibetana, nord est dell'India) ainu (parlato da 12 persone sull'isola giapponese di Okkaido), insegnato dal ricercatore italiano Elia Dal Corso e il Greko della Calabria con la giovane ricercatrice linguista Maria Olimpia Squillaci. 

Nata in Aspromonte, un dottorato a Cambridge, ha realizzato il Dizionario online Italiano-Greko e Greko-Italiano consultabile con l'App Grekopedia. 
A breve, sono in arrivo altri corsi per imparare, ad esempio, il quechua degli Incas, il ladino ancora vivo sulle nostre Dolomiti, ufficialmente riconosciuto in 53 Comuni delle province di Belluno, Trento e Bolzano e considerato a rischio; il lappone sami, un paio di lingue africane, l'hawaiano, il faroese di Germania ed altre ancora. I corsi costano dalle 170 alle 400 sterline (185 – 436 euro). A ideare e realizzare il salva-lingue rare è stata la 31enne Inky Gibbens, con il suo bagaglio linguistico e culturale davvero singolare: vive in Inghilterra, patria del papà, ma fino a 16 anni ha vissuto in Mongolia, dove suo nonno materno arrivò dalla Siberia del nord. Parla inglese, russo, cinese, oltre al mongolo che insegna on line. 
La prestigiosa Cambridge University ha sposato l’iniziativa e la sostiene ufficialmente, insieme all'Unione Europea, visto che delle 2.465 lingue in pericolo nell'intero pianeta, 128 sono nel vecchio continente, secondo l'Atlante delle lingue del mondo in pericolo stilato dall'Unesco. Dal 1950 ad oggi, stima l'Onu, sono andati perduti 230 idiomi. 




Italia, 30 lingue a rischio

In Italia 30 lingue antiche figurano nell'Atlante dell'Unesco delle lingue del mondo in pericolo. Quattro in modo grave: il croato del Molise, il Töitschu parlato da circa 200 persone in Val d'Aosta e il grecanico o greko in Salento e Calabria, dove è a rischio anche il gardiol della comunità occitana nel paesino di Guarda Piemontese. Altre sono “definitivamente in pericolo”: ad es. il sardo, il sassarese, l'algherese catalano e il gallurese in Sardegna, la lenga piemontèisa, l'Emiliano-Romagnolo, la lenga ligure, il lombard, il cimbro, l'arbëresh di origine albanese parlato da circa 80mila persone in varie aree del meridione, il siciliano, il gallo siciliano, l'idioma della comunità francoprovenzale in Puglia che è lì dal medioevo nei paesini di Celle e Faeto (FG) ed altre ancora. Tre gli idiomi “vulnerabili”, il livello meno grave nella scala del rischio estinzione: il veneziano, la 'lingua del Sud' che l'Unesco definisce anche 'napoletano' e il siciliano. 

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