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Italiani secchioni, ma bocciati in inglese

Spendiamo più di ogni altra Nazione in corsi, ma siamo i più scarsi a parlare la lingua della regina Elisabetta: di chi è la colpa?

Mer 27 Set 2017 | di Barbara Savodini | Attualità
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Capire fischi per fiaschi è un classico per gli italiani all’estero, le cui figuracce in vacanza, ma anche in occasioni istituzionali, sono leggendarie. Ma noi siamo così, prendiamo la vita alla leggera, e se in un incontro di lavoro utilizziamo la parola “argument” per dire “argomento”, anche se il suo vero significato è “discussione” e dovremmo invece utilizzare il termine “topic”, quando qualcuno ce lo fa notare ci facciamo una risata. Faciloni, ma consapevoli, tant'è che magari all’indomani lo raccontiamo anche ai colleghi e agli amici e ci ridiamo su per giorni e giorni. “Tutta colpa dei false friends” è la nostra scusa sempre pronta, anche se in cuor nostro sappiamo che in inglese siamo davvero tra i peggiori al mondo. Eppure, a giudicare da quanto spendiamo in corsi e viaggi studio all’estero, le lingue sono tra le nostre priorità, e allora: where is the problem? (dov’è il problema?).

 

Meno grammatica, più conversazione
Il problema, secondo gli esperti, sta tutto nell’approccio alla materia: in Italia, non solo per quanto riguarda l’insegnamento dell’inglese, il metodo è molto teorico e poco pratico. Insomma, pensiamo che per imparare la lingua sia necessario apprendere alla lettera le regole grammaticali, è questo che ci insegnano a scuola, quando ciò che conta davvero è comunicare. Per rendersi conto di quanto sia radicato questo fenomeno basta snocciolare qualche dato: in Italia si spende oltre un miliardo di euro l’anno tra corsi di lingua e soggiorni all’estero, senza considerare le ore curricolari presenti nelle scuole dell’obbligo e all’università. Spendiamo, insomma, il doppio degli spagnoli e il quadruplo dei tedeschi, ma a parlare inglese siamo le più schiappe d’Europa. Secondo l’EF, l’English Profiency Index, peggio di noi fanno soltanto i francesi.
 
Le origine degli errori
Per capire quanto sia sbagliato il metodo italiano bisogna risalire all’origine della nostra formazione: le scuole elementari. Ad insegnare la lingua della regina Elisabetta nel Bel Paese sono infatti docenti laureati in Scienze della Formazione Primaria, i quali, tra idoneità linguistica e laboratori, raggiungono oggi al massimo un livello di conoscenza B2 (intermedio). Naturalmente, a fronte di titoli identici, le differenze tra insegnanti possono essere macroscopiche, ma il vero paradosso è che ai madrelingua senza questa laurea specifica la legge impedisce di insegnare inglese nelle scuole elementari.  Qualcosa potrebbe cambiare a breve, ma, intanto, i nostri studenti raggiungono le medie e le superiori conoscendo a malapena il verbo essere, i numeri, i colori e un vocabolario di base mal pronunciato. 
 
Cervello bilingue più sviluppato
Secondo gli esperti, imparare una lingua è il modo migliore per tenere in allenamento il cervello. Ma non solo. La convinzione che i bambini apprendano prima e più velocemente rispetto agli adulti è semplicemente un luogo comune. È quanto emerso da uno studio condotto dal centro di neurolinguistica dell’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano, pubblicato anche sulla rinomata rivista scientifica Journal of Neurolinguistics, secondo il quale non solo l’apprendimento di un nuovo idioma non ha età, ma anzi il cervello dei bilingui è effettivamente più sviluppato, motivo per cui tale attività è fortemente consigliata anche agli anziani. 
Deve averlo intuito la signora Francesca Battimanza che per i suoi 86 anni, non riuscendo a capire molti termini contemporanei, ha espresso il desiderio di iscriversi all’università della terza età per imparare l’inglese. «Terrò in allenamento il cervello – ha detto – e potrò fare una sorpresa a mio nipote che da molti anni vive a Londra». Una signora sicuramente straordinaria, dalla quale però molti dovrebbero prendere esempio.

 


Le scuole italiane per adeguarsi impiegheranno anni
L’insegnamento dell’inglese è tra le priorità del Miur, ma prima che si raggiungano i livelli delle scuole europee ci vorranno ancora molti anni. Se è vero che negli ultimi anni il programma del corso di laurea in Scienze della Formazione Primaria è stato migliorato proprio in questo senso (fino a pochi anni fa si raggiungeva a malapena il livello B1), è pur vero che molte maestre insegnano ad oggi, anche inglese, grazie al diploma magistrale e hanno conoscenze davvero minime della lingua più parlata al mondo. Non mancano scuole all’avanguardia, che hanno capito l’importanza dell’inglese e inseriscono ore di conversazione con insegnanti madrelingua, ma i costi di tali lezioni aggiuntive sono a carico degli alunni. 




Il doppiaggio: un retaggio passato di moda

Uno dei motivi per cui all'estero si pronuncia bene l'inglese è la televisione. Solo spagnoli e italiani hanno da generazioni l'abitudine di doppiare i film, che in molti altri paesi vengono visti in lingua con i sottotitoli. Un'usanza che solo di recente si sta diffondendo anche in Italia grazie alle serie tv. Tale è la curiosità di vedere l'ultima puntata uscita che sempre più ragazzi si immergono in saghe sottotitolate, finendo per acquisire, quasi per osmosi, nozioni di lingua e pronuncia. 




I 10 false friends più temuti

 
• Vacancy  indica un posto vacante non una vacanza (holiday) 
• Actually significa in realtà non attualmente
• Argument vuol dire litigio non argomento (topic)
• Adjust  ricorda la parola aggiustare ma significa adeguarsi
• Incident è un avvenimento non un incidente (car crash o accident)
• Lecture non vuol dire lettura ma conferenza 
• Realize significa rendersi conto non realizzare concretamente qualcosa
• Notice è un avviso non una notizia

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