acquaesapone Attualità
Interviste Esclusive Viaggi Editoriale Inchieste Io Giornalista TV/Cinema A&S SPORT Zona Stabile Rubriche Libri

Vivere a Londra con il “mal di Brexit”

Mezzo milione di italiani vive a Londra: Una diaspora di connazionali partiti per il Regno Unito in cerca di fortuna o per trovare se stessi... e ora?

Mer 27 Set 2017 | di Testo e foto di Claudia Bruno | Attualità
Foto di 11

A guardarla da dentro, appare subito un cantiere aperto di grattacieli e piattaforme, una città che ti parla dal futuro, che non è ancora tutto quello che potrebbe diventare. Ecco Londra, infaticabile parco giochi in cui convivono creatività e disagio sociale. Quattordici milioni di abitanti in tutta l’area metropolitana e una popolazione altamente multietnica, dove i bianchi british sono solo il 45% dei residenti e il numero di senzatetto è costantemente in crescita: gli ultimi dati parlano di oltre 8mila persone che hanno dormito in strada nei quartieri urbani tra marzo e aprile 2017. Per restare senza niente basta un attimo, i prezzi delle case sono alle stelle ed è proprio la povertà, unita a forti asimmetrie nell’accesso all’istruzione, ad inasprire la segregazione delle seconde generazioni di migranti, spesso al centro delle cronache, in una metropoli che ruota su se stessa come una enorme trottola colorata e desiderabile. Più di 260mila gli italiani residenti, che diventano mezzo milione se includiamo tutti quelli che ci vivono: dai 18 ai 60 anni d’età, una vera e propria diaspora di connazionali partiti per cercare fortuna, lavoro o cambiare vita. O magari con l’ambizione di trovare se stessi.
 
La Brexit non ci fa cambiare idea
Londra è stata definita la quinta città italiana dopo Roma, Milano, Napoli e Torino. Prima in Europa, seconda nel mondo solo a Buenos Aires per numero di italiani residenti. Gli ultimi dati del Consolato parlano di un aumento netto delle iscrizioni all’Aire (Anagrafe degli italiani residenti all'estero): dalle 187mila del 2011 alle oltre 261.585 del 2016. Quasi la metà, il 47%, sono donne. Alcuni sono cuochi, barman, camerieri e gestori di locali arrivati qui per cambiare vita e darsi una chance, animati «da uno spirito d'avventura e dall'amore per l'inglese», come racconta Ken, 28 anni, bartender al DoubleTree by Hilton, a Londra da 4 anni e mezzo. Londra è vicina e accessibile per un cittadino europeo, spiegano, e può diventare ponte per altre città o luogo di destinazione a lungo termine. Se chiedi loro della Brexit, ti rispondono “chi vivrà vedrà”. Ma gli italiani non occupano, come vuole lo stereotipo, solo posizioni nel settore della ristorazione. «La Brexit non mi ha fatto cambiare idea - dice Michela, 29 anni, infermiera, partita 5 mesi fa (ogni anno ne arrivano dall’Italia centinaia nel Regno Unito) -. Ho deciso di partire soprattutto per emanciparmi dalla mia famiglia, che continuava a dovermi aiutare economicamente anche se ho 29 anni e sono laureata. Adesso, pur non praticando ancora la mia professione, riesco a sostenermi da sola come social care worker in una compagnia privata di Enfield. Londra è tutto e il suo contrario, una città dove puoi sentirti a casa oppure molto solo, se non sai adattarti, perché la vita scorre veloce e se non sei ben radicato può risucchiarti». Una giostra di possibilità per ricercatori, manager, ingegneri, medici, insegnanti, avvocati, e tutti quei “talenti” arrivati qui per veder finalmente funzionare le loro idee e i loro progetti, essere apprezzati e riconosciuti sul mercato. «Mi sono trasferita qui quasi 6 anni fa per lavorare nel campo della cooperazione internazionale e dei diritti umani - racconta Chiara, 34 anni, policy and advocacy manager per Womankind Worldwide, Ong che si occupa di diritti delle donne -. Il giorno del referendum per l’uscita del Regno Unito dalla Ue è stato uno dei più brutti della mia vita, mi sono sentita come se mi fosse mancata una persona cara. Credo che la Brexit porterà molti cambiamenti in negativo nella qualità della vita di tutti, ma soprattutto di chi già ha fatto fatica a lavorare e guadagnare. Con la Brexit il clima razzista latente che c'è nel Paese si è fatto molto più esplicito, incoraggiato da alcuni politici, i conservatori, che stanno sfruttando l'occasione per radere a zero lo stato sociale che già vacilla e per promuovere politiche che ridurranno i diritti dei lavoratori». 
C’è anche chi a Londra ci arriva dopo aver fatto esperienza in altre città europee. «Ho studiato biologia a Roma, sapevo di voler continuare la mia carriera come ricercatrice e la scelta di partire è stata obbligata - spiega Ambra, 30 anni, dottoranda presso il dipartimento di Neuroscience del King's College, atterrata a Londra quasi 4 anni fa dopo essere stata in Francia e Danimarca -. La qualità della vita lavorativa all'estero è migliore rispetto all'Italia, ma mi manca casa e ho perso amicizie e momenti importanti. Londra rappresenta per me la metropoli, la terra di tutti. C'è la regina, il Big Ben, eppure non è davvero Inghilterra. Ci sono gli inglesi, ma non sono nati qui. Ci sono gli indiani e i pakistani e sono nati qui. Londra è contro la Brexit. Non mi sono mai sentita straniera, siamo tutti londinesi. C’è chi resta per un breve periodo o chi decide che è casa sua, ma ci passiamo tutti. Qui impariamo l’inglese, impariamo un mestiere, qui c’è il lavoro, ci sono le università importanti, c’è l’inizio di tutte le band, “l’unica data del tour europeo”, “l’headquarter della compagnia”. È tutto qui. Per me che cercavo una strada dopo l'università è stato il punto di arrivo. Ora che sono confusa sul futuro è il punto di partenza, anche se con la Brexit davvero non so dire cosa accadrà». Luca, 33 anni, ingegnere civile, a Londra da 2 anni e mezzo racconta: «Ho vissuto i risultati del referendum come un tradimento, ma non penso che le cose cambieranno per noi, specialmente nel mio settore. Il mercato di Londra ha bisogno di alcune posizioni che non possono che essere ricoperte da persone provenienti dai paesi Ue». Luca, che a Londra sta facendo carriera come progettista strutturale, per ora ha deciso di stabilirsi qui con la sua compagna e da poco è nata anche una bimba. «Londra rappresenta un’opportunità per crescere e scoprire un differente stile di vita. Qui si trova tutto, le esperienze che puoi fare dipendono esclusivamente dalla dimensione del tuo portafoglio. Come tutte le grandi città, nasconde i suoi problemi e i suoi paradossi, uno tra tutti la difficoltà di costruire una famiglia a causa dei prezzi delle case e dell’assistenza all'infanzia». 
Oppure c’è chi arriva per cercare lavoro e trova l’amore. È successo a Sara, 30 anni, insegnante di italiano per stranieri, a Londra da 5 anni: «è qui che ho conosciuto Roger, mio marito. Ha 38 anni ed è di Singapore. Ci siamo conosciuti nella prima casa in cui ho abitato, perché lui era il mio coinquilino. Londra per me doveva essere l’esperienza di un’estate e invece sono rimasta. Oggi sono più determinata, indipendente, aperta e ho imparato ad apprezzare l’etica lavorativa inglese. Londra è una città che ti mette profondamente alla prova, ti fa capire che persona sei». Insomma, quello degli italian londoners è già uno stile che si mescola e si moltiplica nei percorsi individuali. E a loro c’è chi ha dedicato addirittura un film, come Luca Vullo con Influx (www.influxlondon.com).

 

 


Cosa succederà?

Con il referendum del 26 giugno 2016 il Regno Unito ha deciso di uscire dall’Unione europea, un passo che si compirà effettivamente solo dopo i negoziati che dovrebbero concludersi a marzo 2019. Con l’entrata in vigore della Brexit i cittadini Ue non avranno più pari diritti rispetto ai cittadini britannici su suolo inglese, con probabili restrizioni nell’accesso al welfare e all’assistenza sanitaria. Le tasse per chi va a studiare a Londra saranno più alte, i turisti avranno bisogno del passaporto, i voli costeranno di più. Chi vuole trasferirsi nel Regno Unito dovrà dimostrare di aver già trovato lavoro prima della partenza. Chi già ci lavora, ma non è iscritto all’Aire dovrà dimostrare la propria residenza e ottenerne il permesso. In caso di perdita dell’occupazione, avrà un arco di tempo limitato per trovarne un’altra o sarà costretto a lasciare il paese. Intanto la sterlina è crollata, i prezzi sono in aumento e alle frontiere il personale pro-Brexit già storce il naso davanti alle carte d’identità valide per l’espatrio, minacciando talvolta i passeggeri di passare la notte in aeroporto.

Condividi su:
Galleria Immagini