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Olio usato, guai buttarlo

Il rifiuto prodotto in cucina può essere rigenerato e trasformatoin biodiesel. Mai buttarlo nel lavandino o nel WC!

Mer 27 Set 2017 | di Domenico Zaccaria | Attualità

Scordatevi il detto “finire dalla padella alla brace”, perché dalla padella l’olio esausto può finire nei motori, con grandi vantaggi per l’ambiente e per l’economia. 
 
Non è uno scarto da gettare nel lavandino o nel wc, ma una preziosa risorsa che può essere trasformata in biocarburante.
 
Quanto inquina l’olio esausto
Se parliamo di sostenibilità ambientale, “allargarsi a macchia d’olio” è un modo di dire da tenere bene a mente: basta un chilo di olio vegetale esausto (da quello di frittura a quello dei prodotti sott’olio) a inquinare una superficie d’acqua di 1.000 metri quadrati, perché impedisce l’ossigenazione di flora e fauna sottostanti; se smaltiti nella rete fognaria, gli oli vegetali ne pregiudicano il buon funzionamento intasando condutture e depuratori: la depurazione delle acque inquinate da questo rifiuto richiede costi stimabili in più di un euro al kg.
 
UN TESORO NELLE NOSTRE CASE
Della raccolta dell’olio vegetale esausto in Italia si occupa il Consorzio senza scopo di lucro CONOE. Dalle 15mila tonnellate recuperate nel 2002, è passato alle oltre 65mila del 2016. Un incremento notevole che proviene in larghissima parte da attività come ristoranti, friggitorie, bar e stabilimenti industriali alimentari. Manca però all’appello un universo potenzialmente sconfinato, che è quello dei singoli cittadini: ogni anno le famiglie italiane producono circa 180mila tonnellate di oli esausti ed è proprio qui che si nasconde il 64% del potenziale raccoglibile, un vero e proprio “tesoro” che potrebbe far lievitare la raccolta fino a 200mila tonnellate.
 
Le cattive abitudini
Ma quasi tutto l’olio prodotto nelle nostre case viene disperso nelle fognature. Organizzare una rete capillare di raccolta “porta a porta” è molto difficile, a parte i piccoli centri. 
Perciò si punta sul conferimento presso le isole ecologiche comunali. Sempre più città si stanno attrezzando in questa direzione, ma il passo successivo spetta a tutti noi: dotarsi di un recipiente per l’olio di frittura e per quello dei cibi sott’olio e, una volta riempito, conferirlo nell’isola ecologica, è un gesto che deve entrare a far parte delle nostre abitudini.
 
Una preziosa risorsa economica
L’85% dell’olio raccolto in Italia viene rigenerato e diventa biodiesel, che consente un risparmio annuale sulla bolletta energetica del Paese di 17 milioni di euro. 
Il valore economico generato da questa filiera virtuosa supera ormai i 30 milioni, con importanti ricadute anche in termini occupazionali. Il biodiesel è commercializzato soprattutto nel settore del riscaldamento, mentre come combustibile da autotrazione è impiegato prevalentemente da aziende di trasporto: l’auspicio è che il cerchio possa presto chiudersi, consentendo anche a tutti i cittadini – a cui si chiedono comportamenti ambientalmente corretti - di utilizzare questo biocarburante sulle proprie auto. 
 

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