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Dopo il carcere cambiare si può

Il carcere minorile, una borsa di studio e poi il lavoro: la nuova vita di Davide

Mer 27 Set 2017 | di Angela Iantosca | Attualità
Foto di 9

Ci sono ragazzi che a venti anni hanno vissuto più di altri. Sanno che odore ha la droga, il divertimento, i soldi. Conoscono il colore della paura, il sapore di un tradimento, quell’adrenalina alla bocca dello stomaco che non ti fa dormire, la tensione da cui si vorrebbe sfuggire, ma che diventa come una delle sirene d'Ulisse a cui è impossibile sottrarsi. Davide è uno di quei ragazzi che ha vissuto molto. Più di altri. Ma che sta dimostrando, prima di tutto a se stesso, che il cambiamento è possibile. Grazie anche al progetto di Alveare per il Sociale che si è tradotto nell’attribuzione di una borsa di studio per un giovane ex detenuto da parte del Campus Etoile Academy diretto da Rossano Boscolo.
«Ho incontrato Paolo Bianchini (regista titolare di Alveare Cinema, dal 2002 ambasciatore Unicef – ndr) mentre ero ancora nel carcere minorile di Lecce. Era lì per un suo progetto e ci siamo affezionati. Anche dopo che ho lasciato quella struttura e sono andato in una comunità e poi a casa abbiamo continuato a sentirci. Sapeva che a me piaceva cucinare, che avevo avuto già delle esperienze e che avevo problemi nel territorio dove sono cresciuto. Per questo mi ha chiamato appena è stata attivata la borsa di studio».
 
Quanto è durato il progetto?
«Un mese e mezzo, a Tuscania (provincia di Viterbo – ndr). Sono stato accolto benissimo e non perché fossi un 'caso particolare'. Ma perché ero un ragazzo: è stata la prima volta che mi sono sentito trattato in modo normale!».
 
Cosa è successo al termine del corso?
«Sarei dovuto tornare al mio paese… Paolo, per evitare che mi mettessi nei guai, mi ha invitato a rimanere da lui per qualche giorno. E proprio in quel periodo si è aperta una possibilità lavorativa come cuoco!».

Com’è cambiata la tua vita in questi mesi?
«È cambiato tutto. Già economicamente: prendo 1100 euro al mese, prima 400/500 al giorno. Ed ora lavoro quasi 24 ore al giorno! Ma ora sto bene. Ne ho combinate davvero troppe!».

Quanto è faticoso cambiare?
«Il cambiamento è faticoso: quando non ero un bravo ragazzo frequentavo giri alti. Nel mio paese ero rispettatissimo, mi offrivano sempre il caffè, pagavo meno al ristorante. Ora devo sudare, devo stancarmi, stringere i denti. Ma ho sbagliato e mi devo mettere in riga».

Hai perso qualcosa, ma cosa hai guadagnato?
«Ho guadagnato la libertà!».

Cosa vuoi dire a ragazzi come te?
«Di cambiare strada, finché sono ancora in tempo. Ma si può cambiare solo se si vuole davvero cambiare! Se hai degli obiettivi e dici basta, ce la puoi fare! Altrimenti no».

Chi finisce in carcere ha un destino segnato?
«Forse il 90% ha un destino segnato. Ma dipende sempre da te. Per me è stato fondamentale andare via dalla mia terra!».

La famiglia è determinante?
«In realtà io ho una famiglia fantastica: i miei lavorano e si spaccano la schiena onestamente tutti i giorni. Non abbiamo mai avuto problemi economici. Quindi nel mio caso non è dipeso da una loro assenza. A me non piaceva studiare e dopo tre giorni dall'inizio delle superiori mollai. Così ho cominciato a frequentare persone molto più grandi di me e a spacciare per divertimento. Ero sveglio: capivo cosa dovevo fare e come si doveva fare. Già ad 11 anni avevo capito e cominciato… A casa i miei hanno provato di tutto e io ho fatto le battaglie... Ora finalmente i miei sono sereni».

Cosa vedi di fronte a te?
«Un futuro da ricostruire. Ci vogliono 5 anni per dire che sei cambiato. A me a volte vengono i pensieri, mi viene voglia di mandare tutto all'aria… ma voglio cambiare! Se fossi tornato in Puglia sarei ricaduto. Se fossi stato lì, non stavo ora a parlare con lei!». 

Era una vita quella che facevi?
«Non si può vivere una vita sempre scappando, una vita fatta di paura, in cui non ti puoi fidare di nessuno. Gli amici non li avevo, tranne uno che era il mio braccio destro. In realtà non avevo paura, perché io ero coperto, conoscevo tanta gente di paesi diversi e se non fai cavolate non rischi, però non devi sbagliare con determinate persone. Diciamo che stavo bene, ma era una vita con tanti pensieri: dovevo pensare a dove nascondere la roba e se me la rubavano, non dormivo di notte per spacciare e dormivo di giorno per recuperare. Dal martedì al sabato spacciavo, poi consegnavo i soldi… era una vita sempre uguale e non libera. Quando finisce, torni a respirare».

 


NASCE “MADE IN REBIBBIA”

Da fine settembre nel carcere di Rebibbia, sezione maschile, è partito il corso di taglio e cucito “Made in Rebibbia”, dedicato ai detenuti, grazie all'accordo siglato tra l'Accademia Nazionale dei Sartori e l'Istituto penitenziario. La scuola è frequentata da 15 detenuti, selezionati dagli educatori e dalla dottoressa Rosella Santoro, direttrice dell'Istituto, tra coloro che hanno manifestato interesse e potenziale attitudine a questa arte. L'attività è curata da due sarti, con la supervisione del Presidente dell'Accademia Ilario Piscioneri. Il corso dura tre anni (6 mesi l’anno). Gli incontri sono tre volte a settimana, per sette ore di lavoro al giorno. A giugno/luglio è prevista una sfilata con gli abiti realizzati. Al termine, se avranno ultimato la pena, gli allievi saranno inseriti nel mercato del lavoro. Il progetto è stato possibile grazie a BMW Roma, che ha contribuito finanziando l'acquisto delle attrezzature.

 


IL PROGETTO

All'indomani della realizzazione di “Angelo, una storia vera”, dalla co-produzione di Alveare Cinema e Rai che racconta la storia vera di un giovane, ospite della comunità ministeriale di Lecce, sottoposto alla misura di “Messa alla prova” (primo minore in Europa a essere sottoposto a questa pena alternativa), è nato il progetto di Alveare per il Sociale che si è tradotto nell’attribuzione di una borsa di studio per un altro giovane ex detenuto, Davide, da parte del Campus Etoile Academy diretto da Rossano Boscolo. Boscolo ha abbracciato in pieno il progetto di reinserimento degli ex detenuti “con la convinzione che la formazione sia l'indispensabile premessa per una rinascita personale e professionale”.

 


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