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Giornalisti giornalisti

Ad ottobre è stata uccisa a Malta una giornalista d’inchiesta. Il nostro compito, ora, è andare avanti

Ven 27 Ott 2017 | di Angela Iantosca | Editoriale

Sono qui davanti a questo foglio bianco quando una bomba interrompe le parole di Daphne Caruana Galizia, giornalista di Malta. La civile Malta, l'isola del divertimento, delle scuole in cui (non) imparare l'inglese. 

Da 11 anni riceveva minacce. Aveva denunciato, ma nessuno aveva pensato fosse necessaria la scorta per lei, una “giornalista giornalista”, come diceva Giancarlo Siani, che non voleva fare la “giornalista impiegata”... 

«Se le parole sono perle, il silenzio vale di più», aveva trovato un giorno scritto su un muro. 

Ora sono riusciti a farla tacere per sempre e quell'esplosione ha l'odore di una guerra dichiarata contro la libera informazione.

Fanno paura i giornalisti (non tutti), fanno paura le loro parole, fanno paura i cacciatori di verità, quelli che non accettano le risposte di comodo, che non accettano di raggiungere i paesi in guerra in modo ufficiale. Quelli che devono odorare, capire, andare in fondo, che sentono la necessità di denunciare ciò che puzza, che non va e che fa male direttamente e indirettamente a tutti. Quelli che provocano terremoti e inchieste, pur sapendo di rischiare.

Oggi il nostro compito è andare avanti, prendere in mano il coraggio suo e di tanti altri e proseguire nella stessa direzione. Senza paura.


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