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Quei problemi intestinali...

La causa sconosciuta delle malattie infiammatorie croniche intestinali

Ven 27 Ott 2017 | di Maria Giovanna Graziani | Salute
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Le malattie infiammatorie croniche intestinali (“IBD”, inflammatory bowel disease) sono malattie “idiopatiche”, ovvero a causa sconosciuta.
Le IBD comprendono la malattia di Crohn, la Colite ulcerosa e la colite indeterminata.
Le IBD non sono malattie ereditarie, anche se presentano una certa “familiarità”, ovvero la tendenza ad un maggior rischio nei parenti delle persone affette.
L’ipotesi patogenetica prevalente è quella di una reazione immunologica da parte dell’intestino nei confronti di antigeni (quali, per esempio, batteri normalmente presenti nell’intestino). Questo squilibrio immunologico può instaurarsi per un’alterata interazione tra fattori genetici propri dell’individuo e fattori ambientali. Recentemente è stato individuato un gene chiamato NOD2 che, se mutato, rende più suscettibili alla malattia di Crohn.
Tra i fattori ambientali il più importante è il fumo, che, curiosamente, predispone la malattia di Crohn, ma sembra essere protettivo nei confronti della Colite Ulcerosa. Anche situazioni di disagio psichico (come ansia e depressione) possono essere coinvolte. 
In Italia circa 200.000 persone sono affette da queste patologie. Negli ultimi 10 anni la diagnosi di nuovi casi e il numero di ammalati sono aumentati di circa  20 volte. Le IBD colpiscono con la stessa frequenza i due sessi, con un esordio clinico che in genere si colloca fra i 15 e i 45 anni.
Dolori addominali, spossatezza, sanguinamenti, urgenza di correre al bagno anche più di dieci volte al giorno. Non si racconta nulla di nuovo a quei pazienti colpiti da una malattia infiammatoria cronica intestinale, le cui diagnosi oggi sono in aumento anche tra i bambini. Molti di loro sono giovani, scoprono di essere ammalati nel pieno della carriera lavorativa e di dover sottoporsi a una terapia per tutta la vita. È presto chiaro dunque perché le ricadute sulla qualità della vita siano notevoli. “Si tratta di malattie che tolgono il sonno, spesso anche il lavoro e condizionano la quotidianità”. Persino le vacanze diventano un’impresa per questi pazienti, che oltre ai disagi della malattia sono costretti a frequenti assenze dal luogo di lavoro. In Italia le tutele sono pochissime: nulle per i liberi professionisti, migliori per i dipendenti pubblici.  
Sia la Malattia di Crohn che la Colite Ulcerosa sono malattie ad andamento cronico o ricorrente, che si presentano con periodi di latenza alternati a fasi di riacutizzazione. Quando l’infiammazione intestinale si riacutizza compaiono anche sintomi costituzionali, quali febbre, dimagramento, profonda stanchezza, inappetenza.           


 

 

Malattia di Crohn

La malattia di Crohn è un’infiammazione cronica intestinale caratterizzata da un’infiammazione cronica dell’intestino, che può colpire tutto il tratto gastrointestinale, dalla bocca all’ano. Nella maggior parte dei casi, la malattia colpisce maggiormente l’ultima parte dell’intestino tenue (ileo) e il colon.
Le ulcere derivate dall’infiammazione, se non curate, possono portare a creare dei restringimenti intestinali (stenosi) o approfondirsi fino a “bucare” l’intestino e a toccare gli organi circostanti (fistole).
Le cause della malattia non sono note. Sembra che una combinazione di fattori, quali la predisposizione genetica, fattori ambientali, fumo di sigaretta e alterazioni della flora batterica intestinale e della risposta immunitaria, possano scatenare l’infiammazione intestinale. Difatti, le cellule del sistema immunitario “attaccano” in maniera continua l’intestino e contribuisce a perpetuare l’infiammazione. Anche se alcuni geni sembrano essere coinvolti, non è una malattia ereditaria, né genetica. Diarrea cronica (cioè che persiste per più di 4 settimane), spesso notturna, associata a dolori e crampi addominali, talvolta con perdite di sangue misto alle feci, dolore addominale, soprattutto localizzato nella parte inferiore destra dell’addome (corrispondente all’ultima ansa ileale, la sede più frequente di malattia), diarrea e con febbricola che insorge alla sera, oppure con dolori articolari o con altre manifestazioni non intestinali. Spesso ci può essere un calo di peso importante. A volte, si può manifestare a livello anale con fistole o raccolte di pus (ascessi).
In una buona percentuale dei casi, la malattia non dà sintomi e viene scoperta solo per caso o viene scambiata per sindrome dell’intestino irritabile.
Formazione di stenosi (restringimenti del lume del tratto di intestino colpito fino all’occlusione intestinale), fistole (comunicazioni tra intestino e cute, o fra organi addominali) o ascessi. Queste complicanze possono richiedere un intervento chirurgico. 




COLITE ULCEROSA

La Colite Ulcerosa è una malattia caratterizzata da un’infiammazione cronica dell’intestino, che colpisce sempre il retto e può estendersi senza soluzione di continuità a parte o tutto il colon. L’infiammazione provoca delle lesioni ulcerose responsabili dei sintomi intestinali. L’andamento della malattia è caratterizzato dall’alternarsi di episodi acuti seguiti da periodi di remissione clinica. La frequenza degli attacchi può variare fino quasi a susseguirsi senza periodi di benessere.
Le cause della malattia non sono ancora note. L’ipotesi più probabile è che fattori ambientali, quali microorganismi batterici intestinali, in presenza di un assetto genetico predisponente possano scatenare l’attacco da parte del sistema immunitario in cui rimane coinvolto anche l’intestino.
Fino al 35% dei casi possono essere presenti dei sintomi extra-intestinali, quali dolori articolari e manifestazioni dermatologiche. Nel 15% dei casi la sintomatologia è così violenta con numerose scariche di feci liquide con sangue, disidratazione e febbre. Nelle localizzazioni di malattia esclusivamente al retto può essere presente, al posto della diarrea, una stitichezza anche severa. Gli episodi più severi (15%) sono caratterizzati dalla comparsa di febbre e di disidratazione e necessitano di un ricovero urgente in ospedale per poter praticare la terapia adeguata a base di cortisonici, immunosoppressori, antibiotici e supporto nutrizionale in vena. Solo in casi rari refrattari alla terapia si rende necessario un intervento di colectomia totale. Fino al 35% dei casi sono presenti delle manifestazioni extra-intestinali: artralgie e artriti localizzate sia alla articolazioni periferiche che alla colonna vertebrale; manifestazioni dermatologiche quali dei noduli sottocutanei, arrossati e dolenti o delle lesioni purulente che tendono ad ingrossarsi localizzate spesso agli arti inferiori; episcleriti e uveiti; malattie epatobiliari. Infine, l’infiammazione cronica può provocare nell’arco di anni delle lesioni precancerose con un aumentato rischio di sviluppare un carcinoma intestinale rispetto alla popolazione generale. 




Gli esami strumentali 

Gli esami strumentali che aiutano una corretta diagnosi delle malattie infiammatorie croniche sono:
• la colonscopia con eventuale ileoscopia retrograda
• la definizione del quadro anatomo-patologico delle biopsie intestinali mediante esame istologico
• l'ecografia addominale e dell'intestino con radiografia del tenue, tac enteroclisi o risonanza magnetica addominale
• gli esami ematici (emocromo ed indici di infiammazione)

I trattamenti comprendono:
La mesalazina (5-ASA) è un farmaco ad azione topica che agisce direttamente come anti-infiammatorio sulla mucosa intestinale.
Gli steroidi (cortisone) hanno una potente azione anti-infiammatoria, a livello di tutto l’organismo, e modulano la risposta immunitaria.
L’azatioprina o la 6-mercaptopurina sono degli immunosoppressori che inducono la morte della gran parte dei globuli bianchi attivati, responsabili dell’infiammazione.
Ciclosporina, un immunosoppressore che agisce inibendo la funzione dei linfociti, responsabili dell’attivazione del sistema immunitario, e che di solito si usa nei casi di colite severa resistente al cortisone.
I farmaci biologici anticorpi monoclonali biotecnologici, sia gli TNF-α che bloccano una delle molecole principali responsabili dell’infiammazione e presente a livello di tutto l’organismo (infliximab ed adalimumab) sia il nuovo anticorpo monoclonale ad azione selettiva dei linfociti (vedolizumab) che transitano e vengono reclutati nell’intestino infiammato. I globuli bianchi hanno una sorta di codice di avviamento postale che li indirizza e fa sì che vengano attratti nell’intestino. Legandosi ad esso, vedolizumab blocca solo questi linfociti. L’effetto è evidente: si osserva una minore tossicità e un’ottima efficacia clinica.
Intervento chirurgico di colectomia totale quando i farmaci non hanno spazio terapeutico.
Purtroppo non si può prevenire l’insorgenza della rettocolite ulcerosa, ma si possono prevenirne le complicanze e l’evoluzione. 
La terapia per la morbo di Crohn e la Rettocolite Ulcerosa tende a spegnere l’infiammazione intestinale, attraverso l’azione sui meccanismi cellulari e molecolari dell’intestino e del sistema immunitario.


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