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Jennifer Lawrence: Silenzio parla Jen

Regina di Hollywood, paladina dei diritti umani e diva ribelle: Jennifer Lawrence ha mille volti e uno più stupefacente dell’altro…

Ven 27 Ott 2017 | di Alessandra De Tommasi | Interviste Esclusive
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Avrebbe potuto comprare un atollo privato nel Pacifico, come fanno molti suoi colleghi, invece Jennifer Lawrence ha creato una fondazione a suo nome per promuovere iniziative a favore dei bambini. Con i più piccoli ha in comune un candore disarmante, che la porta a dire sempre quello che le passa per la mente, sul red carpet o ai microfoni degli Oscar. Cade per le scale sui tacchi alti, inciampa nel vestito e confessa di aver voglia di pizza alla prima cronista che le chiede come va la serata. Geneticamente incapace di mentire, preferisce correre il rischio di risultare antipatica piuttosto che passare per compiacente.  Ogni tanto si stufa del clamore del gossip e dichiara di voler prendere il proverbiale anno sabbatico dalla recitazione, ma poi ci ricasca, complici gli splendidi copioni che le chiedono d’interpretare. Alcuni, come l’horror “Madre!” presentato al Festival di Venezia, l’hanno messa a dura prova, anche fisicamente, ma ormai ha imparato una lezione preziosa: mai cambiare per uniformarsi agli standard di Hollywood. In passato le hanno detto che non era abbastanza magra né bella per farcela, ma lei non ha ceduto, neppure quando per il blockbuster “Hunger Games” avrebbe dovuto interpretare Katniss, una ragazza povera ed emaciata, che partecipa appunto ai giochi della fame. Certo, non è totalmente immune dalle fobie delle star: pare che di recente sia diventata germofobica e rifiuti di stringere le mani di chi ha di fronte. Patita dei reality, ha raccontato di aver addirittura costruito una “tenda a tema Kardashian” sul set di “Madre!” per tenere fuori gli incubi visionari del suo personaggio. 

Sembra che ogni film rappresenti una sfida importante. Perché ha accettato un copione così disturbante come “Madre!”?
«La tematica della maternità è un aspetto che da donna non ho ancora sperimentato e proprio per questo ho deciso di buttarmi a capofitto in quest’avventura. Per entrare nella mente della protagonista ho impiegato tre mesi di prove. Forse è stata la prova più difficile a cui mi sia mai sottoposta… ecco, sto parlando troppo? Scusa, ma le interviste mi rendono sempre nervosa e mi basta vedere un microfono per andare nel panico».

Nel film il suo alter ego è metafora della natura e del mondo… si sente così naive anche nella realtà?
«Beh no, anche se poi sul set ho iniziato a sentire una strana connessione con la casa in cui è intrappolata… ammetto che mi sono concessa qualche “lusso”. Il personaggio cammina a piedi nudi, io invece me ne gironzolavo in ciabatte…».

Di ruoli iconici ne ha collezionati tanti, ma Katniss di “Hunger Games” l’ha catapultata nell’Olimpo delle star. Che ricordo ha di quel periodo?
«Lasciare Katniss mi ha reso triste, ma al tempo stesso ho provato una grande soddisfazione nel trovare la chiusura perfetta, emotiva ed intensa, per lei». 

Molte ragazze l’hanno presa come modello di comportamento. Che ne pensa?
«Io sono una di loro, Katniss mi ha ispirato perché è una giovane donna gentile e forte, capace di provare empatia e pietà per il prossimo. Ti confesso una cosa, vorrei tanto sentirmi coraggiosa quanto lei».

C’è chi parla di un parco divertimento a tema… le piacerebbe?
«Non rientra nella mia lista dei desideri. Ma te le immagini le montagne russe con la mia faccia?».

Le colleghe elogiano la sua generosità, come Willow Shields, che interpreta nella saga la sorella minore di Katniss, quella per cui s’immola nei giochi della fame. 
«Con lei in realtà mi sono limitata ai consigli sui ragazzi, non ha bisogno di aiuto sul lato recitativo, perché è brillante, sveglia e di talento». 

Cosa le ha consigliato?
«Di seguire sempre il suo cuore, è l’unica verità che conosco… oltre a non rispondere subito ai messaggini dei ragazzi: va bene farli aspettare almeno mezz’ora, magari fingendo che la batteria sia morta. Anche la pazienza come strategia non è da scartare (Ride - ndr)».

A Venezia centinaia di persone si sono accampate a dispetto del maltempo al lato del tappeto rosso di Venezia. Urlavano il suo nome anche se a pochi centimetri di distanza c’era un’icona come Michelle Pfeiffer…
«È un onore incredibile, anche perché nutro una stima immensa per lei… e anche per il suo personaggio nel film, di cui sarei diventata volentieri amica. Quando gliel’ho confessato sai cosa mi ha risposto? “Perché sei una stramba”». 

C’è chi dice che si sente sotto assedio davanti al pubblico. È vero?
«Quando ero piccola desideravo solo poter recitare, tutto il resto è arrivato dopo. E se è diventato il mio mestiere il merito va ai fan che me lo permettono. Nei loro confronti ho solo parole di gratitudine, soprattutto quando vengo a sapere che passano ore in attesa di conoscermi».

Lo sa che la sua amica Emma Watson, Hermione di “Harry Potter”, ha detto che non farà più selfie con il pubblico per non essere geolocalizzata
«Sai una cosa? Per quante foto possa fare e per quanti autografi possa firmare c’è sempre un limite. Se ad esempio mi trovo al ristorante o al negozio di alimentari per fare la spesa vorrei sentirmi libera e serena, senza provare un senso di colpa nel dire di no. Sembro un’ingrata, ma ci sono degli spazi che vorrei fossero miei, come quando mi stravacco sul sedile di un aereo o esco in pigiama. Sto chiedendo un lusso incredibile, ma vorrei potermelo permettere».

 



EROINA MODERNA

Jennifer Shrader Lawrence a soli 27 anni ha già conquistato un Premio Oscar e due nomination, diversi record come attrice più pagata di Hollywood (l’ha da poco spodestata l’amica Emma Stone) e contratti a svariati zeri con stilisti del calibro di Dior. Potrebbe andare in pensione e avrebbe comunque ottenuto una carriera che la maggior parte delle colleghe riesce appena a sognare in una vita. Alterna blockbuster come “X-Men” (tornerà nei panni di Mistica in “Dark Phoenix”) a film indipendenti come “Madre!”, diretto dal nuovo fidanzato Darren Aronofsky e presentato all’ultimo Festival di Venezia. È tornata al Lido dopo quasi dieci anni dalla vittoria del Premio Marcello Mastroianni per “The Burning Plain”. Di recente l’abbiamo vista nel dramma futurista “Passengers” con Chris Pratt e nel rivoluzionario “Joy” con De Niro, dopo la collaborazione ne “Il lato positivo”, che le ha fruttato l’Academy Award come miglior protagonista femminile. Ha incarnato l’icona moderna del femminismo in “Hunger Games” e a breve la vedremo nei panni di un’affascinante spia in “Red Sparrow”, oltre che in “Bad Blood”, in cui è un’imprenditrice di una compagnia di biotecnologie di rara competenza.  


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