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Michela Andreozzi: Sono una primipara attempata

Da “Non è la Rai” alla sua prima regia per parlare di donne e attese, ma sempre con ironia

Ven 27 Ott 2017 | di Angela Iantosca | Interviste Esclusive
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Ha recitato in film e serie tv, ha calcato il palcoscenico, ha scritto testi per “Domenica In” e “Non è la Rai”: poliedrica, comunicativa, ironica, Michela Andreozzi ha dato alla luce il suo primo figlio. Il nome? “Nove Lune e mezza”, film da lei diretto nelle sale da metà ottobre: «Sono una primipara attempata. Dopo i 40 mi sono messa per la prima volta dietro la macchina da presa e dopo nove mesi ho partorito!».

La storia parla di due sorelle, Livia e Tina: la prima non desidera avere figli, la seconda tenta da anni di restare incinta, senza risultato. Quando Tina inizia a perdere la testa, Livia decide di rimanere incinta per lei. 
«L'idea è nata perché volevo raccontare le donne di oggi, capire a che punto stanno, raccontare un po' di 'sorellanza', partendo da un tema molto caldo, la maternità. Non tutte desiderano figli, ma non è detto che tu non sia materna. Le donne lo sono sempre, per una naturale predisposizione all'accudimento. La domanda che ci siamo posti è: cosa accade se chi non li vuole può averli e chi li vorrebbe non può?».

Tu che idea hai in merito? 
«Non sono a favore dell'idea della compravendita e dello sfruttamento del corpo. Ma il punto è un altro: se io decidessi di offrire una parte del mio corpo gratuitamente, come atto di pura generosità, perché non posso farlo? In Italia non si può. Ti posso donare un rene, ma non l'utero. E se io rimango incinta, non posso darti il figlio, se non tramite una lunga pratica di adozione che non necessariamente porterà mio figlio a te».

Ti ha cambiato questo film?
«Sì! Quando fai un film è davvero come fare un figlio: durante la gestazione e quando viene alla luce scopri di saper fare delle cose, di avere delle risorse, una creatività che non sapevi di avere… Io ho deciso di non avere figli, ma sentivo l'urgenza di raccontare le madri, anche quelle che quando lo diventano non sono così felici o serene, anche se non fanno altro che parlare di pappine e culetti da lavare...».

Non posso non farti qualche domanda su “Non è la Rai”.
«E' stata un’esperienza durata nove anni, dietro le quinte. Allora studiavo all'Università e mi vergognavo un po' di essere lì. Poi avevo un brutto rapporto con me stessa: ero cicciotella, avevo l'apparecchio, mi vestivo di nero, avevo i capelli cortisimi. Ogni tanto Boncompagni mi mandava in onda, ma io preferivo scrivere. Era un lavoro che mi permetteva di frequentare l'Università e frequentare la scuola di teatro. Mai avrei immaginato di sfondare nel teatro. Ogni tanto doppiavo le ragazze: prestavo la voce a sette ragazze, tra cui Nicole Grimaudo».

Perché hai lasciato?
«Ad un certo punto ho preso sicurezza e mi andava stretto stare dietro le quinte. Ho cominciato con il teatro e per vivere facevo l'ufficio stampa di una casa discografica. Poi con mia cugina ho messo su un duo comico e dopo pochi mesi ci hanno prese a “Facciamo Cabaret”, quello che poi è diventato “Zelig”».

Qual è il tuo territorio?
«Il mio territorio è l'umorismo. Credo però che un attore debba saper far tutto, limitare significa rimanere nell'ambito italiano dove è strano anche che una donna faccia tante cose. Invece credo ci siano tanti talenti femminili sprecati in Italia: noi donne abbiamo una marcia in più, ma chance in meno. Eppure non vogliamo quote rosa: vogliamo quote umanità».

Per te recitare è mettersi una maschera o conoscere altro di te?
«Per me recitare è un incontro tra quello che sono io e il personaggio. È un incontro tra due personalità. Quando reciti devi essere un bambino, autentico».

Come mantieni un equilibrio in un lavoro in continuo cambiamento?
«Posso dirti che sono estremamente disciplinata: faccio meditazione tutte le mattine, mangio in un certo modo, nuoto tutti i giorni. Sono metodica, ho dei punti fermi. Non bevo, non fumo. In una vita che è fuori controllo, aiuta molto la stabilità. Detto questo, ho grande rispetto per chi ha un lavoro fisso, che rappresenta un po' lo zoccolo duro della società e sono consapevole che non ho scoperto la penicillina, ma che faccio solo intrattenimento».

 



NATA IL 4 LUGLIO

Nata a Roma il 4 luglio del 1969, mentre perfeziona gli studi di recitazione, si laurea in Lettere e filosofia e prosegue gli studi di sceneggiatura. Inizia a lavorare in tv nelle redazioni di “Domenica In” (RaiUno) e “Non è la Rai” (Canale5), dove presta la voce ad alcune ragazze del cast. Nel 1996 crea con Francesca Zanni il duo comico Gretel & Gretel, partecipando a “Zelig” e “Quelli che il calcio”. Da sola partecipa a “Colorado” (Italia1) e in radio nel 2009 debutta con “Brave Ragazze”con Federica Gentile. In tv è protagonista in “La squadra”, “7 vite”, “Il commissario Manara”, “Distretto di Polizia”, “Rimbocchiamoci le maniche”. A teatro la dirigono Gigi Proietti, P. Tiziana Cruciani, Federico Moccia… Al cinema debutta con “Basilicata Coast to Coast”, di Papaleo. Viene diretta da Brizzi, Pieraccioni, Bruno, Genovese, Vanzina, Ruffini. Ad ottobre ha debuttato alla regia di “Nove lune e mezza” una commedia con C. Gerini, G. Pasotti, S. Fresi. A febbraio sarà protagonista di  “Sconnessi”, commedia per la quale ha partecipato alla sceneggiatura. 


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