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Giocattoli: la fine di un’era

Cresce il numero dei genitori che per calmare i propri figli dà loro telefoni e tablet... Cosa accadrà all’industria dei giocattoli?

Ven 27 Ott 2017 | di Barbara Savodini | Bambini
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Li fa stare buoni a tavola, imbambolati a guardare video su Youtube, ma soprattutto li fa stare fermi, dando così un po’ di tregua a mamma e papà. Non c’è neppure bisogno di specificare che stiamo parlando dello smartphone, perché la stessa scena, identica, si replica ogni giorno nei ristoranti, ma anche nelle case di tutto il mondo. Bastano un paio di concessioni ai più piccoli per capire il funzionamento del telefono e delle applicazioni principali e da quel momento in poi i giocattoli passano immediatamente in secondo piano. Qualche genitore cerca di resistere il più possibile, qualcun altro cede al primo capriccio ed ecco che costruzioni e macchinine, bambole e pentoline perdono attrattiva ancor prima di essere riuscite a suscitare un vero interesse. L’unico oggetto del desiderio diventa, sin dai 12-18 mesi, quel giocattolino proibito che mamma e papà tengono sempre in mano e che contiene tutto quanto fa impazzire i bambini: l’ultima puntata di Masha e Orso, la sigla dei Pj Masks, ma anche le colorate e ipnotiche pubblicità di tanti prodotti alimentari destinati a ripresentarsi, come un deja vu, negli scaffali dei supermercati ad altezza passeggino. 

I colossi dei giocattoli in crisi
Una piccola abitudine che cambia equivale a un colosso che crolla nel mondo globalizzato. Come se, all’improvviso, a una montagna venisse a mancare il sostegno e si sgretolasse, mandando in frantumi l’intero sistema e in rovina migliaia di famiglie. E se a crollare è il big del settore, vuol dire che il processo è irreversibile. Dopo che la danese Lego ha chiuso in negativo annunciando 1.400 licenziamenti, anche Toys R Us ha iniziato la procedura per la protezione dalla bancarotta, per aggirare il rischio di essere schiacciata da un debito di cinque miliardi di dollari. Il colosso, fondato a Whashington nell’immediato dopoguerra, si era poi velocemente espanso in tutto il mondo. Sfogliare un catalogo grosso quanto un libro nel periodo pre natalizio o passeggiare la domenica con mamma e papà nello show room era diventata una tradizione, anche in Italia per i nati fino agli anni Duemila. L’avvento di Amazon ha dato la prima sferzata al mercato (anche i giochi ormai si acquistano su internet), ma è stato l’avvento dello smartphone a decretarne la morte. 

Effetti non solo economici
Mentre i giocattoli tradizionali, pensati per le varie fasce d’età, stimolano i bambini a parlare meglio, a camminare prima o a riconoscere i colori, le nuove tecnologie li conducono in un mondo chiuso e anti-comunicativo, dal quale poi, spesso, è difficile uscire. I pericoli possono essere tantissimi: disturbi del linguaggio e comportamentali,  ritardi nell’apprendimento a difficoltà relazionali sono solo i più comuni. Non hanno dubbi gli esperti del Centro psicopedagogico per l’educazione e la gestione dei conflitti (Cppp), che predicano moderazione e attenzione da almeno cinque anni. 



Bambini e tecnologie: 5 curiosità

• Secondo il Cppp le applicazioni da smartphone per i neonati sono solo marketing senza alcuna validità scientifica e, anzi, gli effetti non sono ancora stati studiati con attenzione. 

• L’utilizzo della tastiera può comportare un ritardo nel corretto apprendimento della scrittura di almeno due anni. 

• Qual è l’età giusta per familiarizzare con la tecnologia? Secondo gli esperti tra la fine delle scuole materne e i primi anni di elementari.

• Il mondo virtuale crea disinteresse verso il mondo reale e il bambino tende a isolarsi.

• Secondo uno studio della Boston University School of Medicine cercare di calmare i propri figli con lo smartphone è un grave errore: si interferisce sul piano emotivo e i bambini non imparano a controllare le emozioni. 




A 2 anni un'ora al dì sul cellulare

Secondo i dati snocciolati nell'ambito dell'annual meeting  del Pas (Pediatric Academic Societies), entro il primo anno di vita ben un bambino su sette utilizza lo smartphone almeno un’ora al giorno, ma le percentuali sono in netto aumento. Con la crescita il tempo speso dai piccolissimi su questi dispositivi elettronici aumenta: il 26% dei bambini entro i 2 anni e il 38% di quelli di 4 anni ne fa uso almeno un’ora al giorno. Sull’abitudine i genitori sembrano non porsi troppi interrogativi. Soltanto il 30% di loro ha dichiarato di averne parlato con il pediatra.


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