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Cambio Vita: Anna è una buona notizia

Guido Marangoni: ingegnere, comico e papà di Francesca, Marta e di Anna, una bimba con un cromosoma in più

Ven 27 Ott 2017 | di Angela Iantosca | Attualità
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Quando ti dicono “Sei unico” è un complimento. Quando ti dicono “Sei diverso” sembra una offesa. In realtà il concetto è lo stesso, perché l'unicità indica diversità e ognuno di noi è unico, irripetibile, diverso. Me lo ha fatto notare Guido Marangoni, un ingegnere con il sogno di fare il comico, ma che pensava che mai ci sarebbe riuscito, perché balbuziente, e che poi nel suo tragitto ha conosciuto Anna, sua figlia, una bimba con un cromosoma in più, che sta insegnando a lui e alla sua famiglia e a chi li incontra che la diversità è un limite che esiste solo negli occhi di chi guarda. A settembre ha pubblicato “Anna che sorride alla pioggia – storia di calzini spaiati e cromosomi rubati” (Sperling&Kupfer), che racconta la sua storia con un’ironia disarmante e commovente.

Perché scrivere un libro su Anna?
«Perché volevo raccontare che Anna è una buona notizia, anche se la sindrome di Down è una grande rottura!».

Chi è Anna?
«È la mia terza figlia, dopo Francesca e Marta. Anna, per chi non la conosce, potrebbero colpire subito per gli occhietti a mandorla, che denotano la sindrome di Down, la trisomia 21. Quando ce l'hanno annunciata ha occupato tutto, perché quando te lo dicono fa un po' paura, occupa tutti i pensieri. Quando la dottoressa ce lo ha detto, io ho cominciato a fare i pensieri che fanno tutti: ma la disabilità non è qualcosa che riguarda gli altri? Avevamo già perso una bambina che aveva un cromosoma in meno, Sofia. Ora, per pareggiare, arrivava una bambina con un cromosoma in più! Ma il massimo è stata mia moglie che alla dottoressa ha risposto domandando se fosse maschio o femmina, perché questa era la vera notizia che voleva avere! Mia moglie era già andata oltre, era già arrivata alla persona, già pensava ad Anna come persona e non come anomalia genetica. Perché Anna è una bambina che ha anche la sindrome di Down. Non è la sindrome di Down».

Eppure qualcuno te lo aveva annunciato...
«Quando avevo 17 anni incontrai Madre Teresa di Calcutta. Allora pensavo a tutto tranne che a formarmi una famiglia. Ricordo che si avvicinò al mio gruppo e disse, guardandomi dritto negli occhi “quando un giorno aspetterai un figlio, qualsiasi cosa succeda non avere paura”. Quando la dottoressa ci diede la notizia ripensai a quella frase... e la compresi».

Cosa vi sta insegnando Anna?
«Quello che ci sta insegnando e che con forza vuole dire è: papà ok c'è la sindrome di Down, ma qui ci sono io… Anna è per noi e per tutti quelli che la incontrano una opportunità, ma esattamente come lo siamo tutti noi. Oltre alla sua disabilità esplicita, ci sono in lei tante altre cose. Mi piace proprio dire disabilità esplicita perché in ognuno di noi ci sono disabilità nascoste che proviamo a celare».

Per questo dici di cercare tracce di disabilità nella nostra vita?
«Normalmente le evitiamo o le nascondiamo, perché pensiamo che esplicitandole diamo il fianco a chi ci vuole far del male. In realtà, se ci pensiamo, i nostri incontri più profondi li abbiamo avuti quando abbiamo condiviso la nostra parte più fragile, non quella più figa! Quindi cercate tracce di disabilità nella vostra vita, non perché 'magari ci sono': ci sono sicuramente! Cercatele e condividetele. Quando incontriamo una disabilità esplicita – se volete vi presto Anna e vi fate un giro  – di solito distogliamo lo sguardo, perché ci hanno insegnato ad evitarla. Anna ci sta insegnando che se abitiamo quella zona di imbarazzo è tutto più semplice, ci si incontra più facilmente. Anche se lei non sta facendo nulla di particolare, perché come tutti i bambini mangia, dorme e scacazza!». 

Facciamo un passo indietro e torniamo alla tua adolescenza: tu avevi il sogno di diventare comico, ma pensando di non potere a causa delle balbuzie, hai deciso di diventare ingegnere. 
«Io sono balbuziente e ora sto facendo finta di non balbettare, perché non abbiamo tanto tempo. In testa sto balbettando, ma sto riuscendo ad ingannare il mio cervello. Comunque questa mia dimensione molto fragile mi ha fatto soffrire. Il mio sogno era fare l'attore comico, ma per le balbuzie era più semplice stare davanti ad un computer e scrivere con le dita piuttosto che salire su un palco. Ma il giorno della discussione della tesi di laurea, una cosa sui server per la quale avevo a disposizione dieci minuti, non so quanti ne ho impiegati, tra l'imbarazzo generale: è stata quella l'unica volta che ho pensato che non mi piaceva tanto vivere. Immaginati, eravamo all'Università di Padova con tutti quei professoroni… Lì ho cominciato ad assaporare l'imbarazzo». 

Ma poi il comico lo hai fatto portando in scena proprio le tue balbuzie!
«Dopo aver scoperto che con un microfono in mano, su un palco smetto di balbettare, il primo dicembre del 2007 sono andato in scena con il mio primo spettacolo scritto, diretto e interpretato da me. Lo spettacolo si chiamava “Punti di viSta, Spunti di vita”. Sul palco portavo un condensato delle mie paure e delle mie certezze, collegando tutto con un filo unico: ridere di me e ridere con me».

Nel libro parli di potenza e fragilità.
«È una cosa che ho scoperto sia nel raccontare le mie balbuzie che con questo libro, il condividere le fragilità. Perché la vera potenza è la condivisione. Quando si è in sintonia ci si sente di raccontare anche la propria fragilità».

Le buone notizie non fanno notizia in questa epoca. Eppure tu hai aperto una pagina Facebook che si chiama “Buone notizie secondo Anna”. 
«È stata un’esigenza, perché è sempre una buona notizia una nascita. E credo sia necessario che il web sia contaminato da buone notizie e da punti di vista diversi. Per questo abbiamo deciso di raccontare le buone notizie per merito di Anna, che è uno spasso e ha una grande risonanza. Questa iniziativa ha intercettato tante persone, sia nell'ambito di gruppi che hanno a che fare con la sindrome di Down sia altre persone completamente a digiuno e che mi interessa raggiungere». 



IL PAPA' DI ANNA

Guido Marangoni è nato e vive a Padova. Ingegnere informatico, è specializzato nello sviluppo di App, nella sicurezza informatica e tutela dei minori on-line, e su questi temi tiene conferenze e incontri con studenti, insegnanti e genitori. È sposato con Daniela, è papà di Marta, Francesca e Anna, una bimba con un cromosoma in più nata tre anni fa, con la quale ha aperto la pagina Facebook “Buone notizie secondo Anna”. A settembre 2017 ha pubblicato “Anna che sorride alla pioggia” (Sperling&Kupfer).


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