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Serra de’ Conti e la cicerchia

In uno dei gioielli meglio conservati delle Marche, il lavoro di un gruppo di agricoltori ha portato alla riscoperta del sapore della regina dei legumi

Ven 27 Ott 2017 | di Domenico Zaccaria | Attualità
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Da un lato c’è uno dei borghi più belli del Centro Italia, con il suo centro storico di impianto duecentesco, racchiuso da un’imponente cinta muraria dominata da dieci torrioni. E dall’altro lato c’è la regina dei legumi poveri marchigiani, che dopo aver rischiato l’estinzione si è riappropriata del suo scettro e ora non ha alcuna intenzione di cederlo. Il legame tra Serra de’ Conti e la cicerchia -  originaria del Medio Oriente, già apprezzata dai Greci e ampiamente utilizzata dagli Antichi Romani, che la chiamavano “cicerula” - è antico almeno quanto la storia della cittadina adagiata sulle alture della Valle del fiume Misa, nel cuore delle terre del Verdicchio. 

Dall’estinzione alla rinascita
E' stata la tenacia di un gruppo di agricoltori locali, che ha fondato nel 1996 la Cooperativa “La Bona Usanza”, a permetterne la salvaguardia e la valorizzazione; nelle Marche tradizione vuole che la cicerchia si semini nel “giorno cento” dell’anno, ovvero all’inizio di aprile: un tempo averla in dispensa costituiva una garanzia per l’imminente inverno, perché ha un buon apporto proteico, pochi grassi e molti amidi. Praticamente scomparse agli inizi degli anni ‘90, oggi le coltivazioni di cicerchia si sviluppano su 16 ettari di terreni, per una produzione rigorosamente a basso impatto ambientale: questo legume sorprende infatti per la sua versatilità in cucina e per il gusto che riesce a regalare a moltissime ricette, dagli antipasti fino ai contorni.

Altre perle locali
A Serra de’ Conti, nel giro di pochi anni, insieme alla cicerchia sono state riscoperte diverse altre perle della gastronomia del territorio che erano finite nel dimenticatoio. è il caso del lonzino di fico, un salamino preparato con fichi fatti asciugare al Sole e impastati con anice, mandorle e noci tritate, avvolto in foglie di fico e legato con filo di lana; oppure del fagiolo solfino, piccolo e rigonfio, dal colore simile allo zolfo e dalla buccia finissima, o del granoturco quarantino “12 file”, coltivato nelle campagne marchigiane fino agli anni sessanta. E ancora della sapa, il nettare d’uva che si ottiene dalla lenta bollitura del mosto, dell’agresto, un aceto dolce a base di mosto cotto, e della dolce cipolla di Suasa.

La festa della cicerchia
Intorno alla cicerchia è partito insomma un prezioso lavoro di riscoperta dei sapori di un tempo in un borgo dal fascino magico, dove nell’ultimo fine settimana di novembre viene organizzata una festa dedicata proprio alla regina dei legumi poveri. Un’occasione per scoprire i gioielli che Serra de’ Conti custodisce gelosamente da anni, a partire dal Museo delle Arti Monastiche, una struttura unica nel suo genere che racconta oltre cinque secoli di vita claustrale, attraverso gli oggetti della vita quotidiana e delle attività manuali delle monache. Meritano una visita anche il Chiostro di San Francesco annesso al Palazzo Comunale, il Monastero di Santa Maria Maddalena e il percorso panoramico di San Paterniano. Tra antiche ricette e tesori artistici di notevole interesse, da gustare e ammirare immersi fra le dolci colline marchigiane, una gita a Serra de’ Conti permette di appagare davvero tutti i sensi. Non resta quindi che mettersi in viaggio!


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