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Donne coraggiose

Una ragazza con la sua impresa ricuce vite sfilacciate; una giornalista racconta il risveglio delle donne al tempo di Trump

Ven 27 Ott 2017 | Attualità
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Indice:

• La moda che ricuce vite sfilacciate

• Parità sul lavoro? Yes we can

• Tiziana Ferrario: "Orgoglio e pregiudizi"

 

 

La moda che ricuce vite sfilacciate

Una ragazza e la sua impresa con le donne vittime di violenza 

di Francesco Buda

Ricucire vite sfilacciate, ridare colore a chi è stato ingrigito dall'emarginazione, facendo venir fuori il bello e la forza della femminilità, attraverso relazioni interpersonali e imprenditoriali. Materiali di scarto che diventano capi e accessori di moda femminile. 
Il Made in Italy migliore che mette insieme il gusto per il bello, l'alta capacità sartoriale e la genialità anche ecosostenibile, insieme al nostro grande cuore. Succede  a Verona, si chiama ProgettoQuid. Una cooperativa ideata e avviata con successo da Anna Fiscale, 29 anni, e il 'pallino' per l'economia etica. Con questa laureatissima e concretissima ragazza, tutti insieme, manager, creativi, sarte e altri lavoratori, producono bellezza e qualità sostenibile. Un esempio emblematico che saper fare il bene fa bene anche al mercato.  
 
BUSINESS, DIGNITÀ, AMBIENTE: SI PUÒ FARE!
A trasformare in bellezza e dignità quel che butterebbero altre aziende, anche importanti griffe dell'abbigliamento, sono un'ottantina di persone, la maggior parte donne. Circa tre quarti di questi lavoratori e lavoratrici hanno storie di carcere, immigrazione ed emarginazione, tratta di esseri umani, prostituzione ed altri terribili traumi. «La maggior parte lavora con contratto a tempo indeterminato e lo stipendio di ciascuno supera la paga minima - spiega con una giustificata punta d'orgoglio Anna -. Provengono da quasi tutti i continenti, oltre all'Italia, dall'Est Europa, Africa, Cina, Bangladesh». Nato nella primavera del 2013 con 5 addetti, in pochissimi anni ProgettoQuid ha fatto numeri da favola: i 90mila euro del primo fatturato sono diventati un milione l'anno scorso. «Contiamo di arrivare a due milioni a fine 2017», racconta l'ideatrice, affiancata da Ludovico Mantoan, il 34enne socio cofondatore ed amministratore delegato. In crescita non solo il volume d'affari, ma pure le risorse umane. «Accanto al fatturato, ogni anno sono aumentati considerevolmente i beneficiari che lavorano con noi ed anche i metri di tessuti di rimanenza recuperati». L'organico ha superato le 70 persone e per la fine di quest'anno puntano ad 80 lavoratori effettivi. 

UN RICCO BILANCIO UMANO
Mettersi insieme, con amore, coraggio, intorno ad un progetto creativo e valido diventa un motore per il business ed un lievito sociale. 
«In termini imprenditoriali e finanziari siamo particolarmente soddisfatti, perché i risultati che abbiamo raggiunto ci permettono di mostrare che si possono coniugare elementi etici, sociali ed ambientali con principi di mercato e caratteristiche del mercato della moda, senza trascurarne nessuno. Questo sta a significare la molletta che abbiamo come logo: la volontà di tenere tutti gli elementi che danno al nostro progetto quel quid in più», spiega Anna Fiscale. La fiducia che dà con la sua impresa a chi ci lavora genera nuovi rapporti e migliora la vita a chi viene da storie complicate e di esclusione. «L'inclusione derivata dal trovare un lavoro adeguato ha portato a risvolti che vanno oltre il mero mondo lavorativo, supportando un'effettiva integrazione nella comunità di riferimento e lo sviluppo di relazioni positive». Relazioni positive, però, anche con chi deve guardare a quattrini, banche, libri paga e concorrenza. 

PARTECIPAZIONE E INDIPENDENZA
Domandiamo ad Anna: qual è la 'ricetta' per un'azienda solidale e di successo, in un mercato come quello attuale? «La creazione di una forte rete solida con tutti gli stakeholder del territorio, sia i partner commerciali che quelli solidali, sociali e le realtà a supporto di realtà eco-friendly. Lo stretto rapporto con tutti è la chiave per comprendere la strada da percorrere e per raggiungere risultati in cui il successo sia condiviso da tutti». 
Niente a che fare con certo assistenzialismo che invece rende passivi, affossa la creatività e non risolve. «Il nostro progetto favorisce l'autonomia, diamo ai nostro collaboratori la possibilità di diventare indipendenti, sul piano economico, lavorativo e relazionale, cosicché possano sviluppare competenze spendibili nel mercato del lavoro». Tra non molto, spera Anna con il suo team, si trasferiranno in una sede produttiva più grande potendo assumere più persone. E poi un laboratorio sartoriale maschile nel carcere Montorio di Verona, dove già gestisce un laboratorio femminile.         

 


L’UNICA AL FORUM MONDIALE

Anna Fiscale con ProgettoQuid sono stati gli unici italiani invitati a parlare al Forum mondiale dell'impresa sociale 2016 ad Hong Kong. Nel 2014 ha vinto il Premio europeo per l'innovazione sociale. 

 

 

Parità sul lavoro? Yes we can

L’Associazione “Winning Women Institute” rilascerà un bollino alle aziende fondate sul principio dell’uguaglianza di genere

di Domenico Zaccaria

Aumentare la presenza femminile all’interno delle aziende a tutti i livelli. Facile a dirsi, meno a farsi. Da tanti anni in Italia si dibatte sulla parità di genere nei luoghi di lavoro, ma i risultati sono a dir poco scoraggianti. Ora, però, il nostro Paese ha la possibilità di mettersi al passo con i principali partner europei con la nascita dell’Associazione Non Profit “Winning Women Institute”, la prima che si occuperà di Certificazione di Pari Opportunità negli ambienti lavorativi. Si prefigge l’ambizioso obbiettivo di cambiare in modo più equo i rapporti di forza nelle politiche aziendali. Lo farà - come già avviene in molti Stati del Vecchio Continente - attraverso un bollino da rilasciare alle aziende che diffonderanno il principio della gender equality: una certificazione per colmare il gap salariale e per monitorare, indirizzare e sensibilizzare i comportamenti delle imprese, dei dipendenti e dei consumatori sul tema della diversità di genere. 

GLI OBIETTIVI
Sono tre i principali parametri che saranno valutati per il rilascio del bollino: la volontà di abbattere la carente percentuale di donne nelle cariche di maggiore prestigio, gli interventi contro la differenza salariale fra uomini e donne che ricoprono lo stesso ruolo e la volontà di azzerare la distanza tra le opportunità di carriera e le esigenze di vita quotidiana. 

L’ITALIA INDIETRO IN EUROPA
Si tratta, d’altronde, di un tema di strettissima attualità che è stato inserito tra le priorità della Strategia Europea 2020. Il Belpaese ha assolutamente bisogno di muoversi in questa direzione, dal momento che il nostro tasso di attività femminile (55.2% nel 2016) è fra i più bassi d’Europa: solo Macedonia e Turchia fanno peggio. E se, come ha stimato la Banca d’Italia, basterebbe far salire quel dato al 60% per ottenere quasi “meccanicamente” un aumento del 7% del Pil, il Fondo Monetario Internazionale ha rilevato che l’aumento di donne ai vertici delle società è associato di frequente a una migliore performance finanziaria. 

LA CERTIFICAZIONE
Il 22 settembre si è riunito per la prima volta a Milano il Comitato scientifico dell’Associazione, che riunisce figure di spicco nel mondo delle imprese e della cultura. 
«La Certificazione - ha spiegato il presidente dell’Assocazione Enrico Gambardella - non sarà scontata, anzi sarà estremamente selettiva e darà ancora più risalto alle aziende che riusciranno ad ottenerla. Sarà un bollino di assoluto valore per i dipendenti, gli azionisti, i clienti, i fornitori e soprattutto per i consumatori finali». Si punterà in questo modo a creare un circolo virtuoso, intervenendo direttamente sul mercato, con la speranza di innescare un profondo cambiamento culturale. La strada è insomma tracciata: ora non resta che seguirla.      
 

 

Orgoglio e pregiudizi

Il risveglio delle donne ai tempi di Trump, raccontato dalla giornalista Tiziana Ferrario

di Angela Iantosca

Questo viaggio comincia una mattina a Washington, il 21 gennaio 2017, giorno della marcia storica di un milione di donne contro il presidente Trump, attraversa gli Stati Uniti ed arriva in Italia. Un viaggio ricco di incontri e storie appassionanti, molte sconosciute. Un viaggio che Tiziana Ferrario compie da anni tutti i giorni: da giornalista e, prima di tutto, da donna che vuole comprendere il mondo intorno a sé. 
In “Orgoglio e pregiudizi” (Chiarelettere), parla della condizione femminile in Usa: qual è la situazione? 
«Gli Stati Uniti sono un paese vastissimo con situazioni molto diverse da uno stato all'altro. Le donne americane stanno riscoprendo la voglia di far sentire la propria voce e di contare di più. La sconfitta della Clinton e l'arrivo di un presidente dall'approccio machista come Trump hanno risvegliato gli animi e in questo momento migliaia di donne si stanno preparando a scendere in politica a tutti i livelli alla ricerca di una rivincita. Sarebbe bello se questo fermento ci fosse anche nel nostro paese».
Michelle Obama e Mrs Trump: quanto una first lady può aiutare o danneggiare la donna comune con il suo agire?
«Le first ladies hanno una grande responsabilità negli Stati Uniti. Sono degli esempi. Michelle ha scelto di avere un'immagine forte, molto presente, ma evitando di essere divisiva. Ha puntato sulla lotta all'obesità, sulla vita sana, sulla coltivazione dell'orto, sul movimento. Nell'ultima fase della presidenza Obama si è schierata apertamente al fianco di Hillary Clinton e ha fatto discorsi molto politici, rivelando un grande carisma. Se n'è andata dopo 8 anni con una popolarità altissima e in tanti si chiedono se deciderà di fare politica in prima persona. Melania Trump ha un profilo più basso. Sembra ancora alla ricerca di una sua identità come first lady. La sua è un'immagine spenta, offuscata anche dalla presenza della figlia di Trump, Ivanka, molto attiva su più fronti».
Un miraggio la parità di salari, un miraggio la parità di presenza. Perché? 
«Le donne devono imparare l'arte di negoziare. Per gli uomini è naturale chiedere un aumento o una promozione. Alle donne spesso basta sentirsi dire "sei stata brava". Non va bene, perché questa disparità ci porterà ad avere non solo stipendi più bassi, ma anche minori ruoli di responsabilità e pensioni meno consistenti. Bisogna essere più consapevoli del proprio valore. E bisogna imparare sin da piccole. Le mamme e i papà hanno grandi responsabilità nel far crescere figlie sicure. Nel mio libro cerco di dare qualche consiglio».
Sono di poche settimane fa le notizie sulle molestie alle donne da parte di uomini di potere. Dove sbagliamo?
«Intanto nel dividerci. Le donne devono essere più solidali tra loro. Inutile accapigliarsi sulle cose che ci dividono, meglio puntare su obiettivi comuni. Il dibattito italiano sulla scandalo sessuale di Hollywood è molto triste. Sui giornali americani sul banco degli imputati ci sono  il potente produttore molestatore seriale e le persone che sapevano e hanno taciuto. In Italia il dito è puntato contro le vittime che hanno denunciato tardi. Qualcuna lo ha fatto anche sùbito, ma non è riuscita ad avere giustizia, finché due testate autorevoli come il New York Times e il New Yorker si sono mobilitate e hanno fatto un’inchiesta seria al loro fianco, facendo scoppiare la bomba e facendo dilagare lo scandalo. Qui stiamo ancora a discutere se ci sono donne che si offrono e sui no che potrebbero dire. Va estirpato il sistema del ricatto sessuale in cambio di lavoro e non solo nel dorato mondo del cinema, ovunque».
L’Unicef denuncia che 84 milioni di adolescenti tra i 15 e i 19 anni hanno subìto violenze da parte del marito o del partner. Cosa possiamo fare come giornaliste?
«Non deve cessare l'impegno come giornalisti di indagare e dare voce ai più deboli che in alcuni casi possono essere anche delle star di Hollywood. Se si spezza il malcostume ai piani alti, anche a quelli bassi avviene il cambiamento e i nostri luoghi di lavoro saranno più sicuri per tutte le donne».
C'è qualcosa che ha reso difficile la sua condizione di donna-giornalista?
«Tutte le carriere professionali hanno alti e bassi. Se fossi stata un uomo avrei sicuramente fatto meno fatica».
È da poco scomparsa Daphne, uccisa da una bomba a Malta.
«è un grande dolore che una giornalista venga uccisa per le sue inchieste contro la corruzione. Non si dovrebbe morire per il proprio lavoro. Ed è grave che accada a Malta  un paese europeo crocevia di traffici poco chiari. L'assassinio di Daphne è un grido di allarme per tutti noi. Quello che lei scriveva non è cosi diverso da quello che altri giornalisti italiani coraggiosi  denunciano nelle loro inchieste. Una decina nel nostro paese è costretta a vivere sotto scorta, altri subiscono minacce tutti i giorni. Dobbiamo onorare Daphne aiutando suo figlio Matthew a ricercare la verità sul suo assassinio. Le autorità maltesi devono fare chiarezza su mandanti ed esecutori. è un loro dovere se vogliono stare in Europa come paese democratico».                                              

 


Donna e giornalista

Tiziana Ferrario, giornalista, inviata, conduttrice Rai, negli ultimi anni ha vissuto come corrispondente a New York seguendo il passaggio dalla presidenza Obama a quella Trump. Raccontando le tensioni e le divisioni crescenti nel paese, è rimasta colpita dalla ventata di orgoglio emersa tra le donne americane, che hanno rialzato la testa chiedendo parità e difesa dei loro diritti, considerati a rischio. Dopo aver documentato per anni come inviata di politica estera guerre e crisi umanitarie dagli angoli più remoti del pianeta, ha deciso di sviscerare un tema che sente di estrema urgenza, indicato anche dalle Nazioni Unite tra gli obiettivi da raggiungere entro il 2030: la parità di genere, sfida incompiuta di questo secolo. Ha un marito che vive in Africa Australe, che raggiunge quando può, e un figlio ingegnere, giramondo come i suoi genitori. Nel 2006 ha scritto “Il vento di Kabul”, pubblicato da Baldini Castoldi Dalai.
 
 

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