acquaesapone Bambini
Interviste Esclusive Viaggi Editoriale Inchieste Io Giornalista TV/Cinema A&S SPORT Zona Stabile Rubriche Libri

Un 3° bimbo e pochi soldi, che paura!

“Avevo già fissato la data per l’aborto, poi sono andata da quelle volontarie... “

Gio 30 Nov 2017 | di Patrizia Lupo | Bambini

Quando mi sono accorta di essere incinta ero arrabbiata, tanto. Il pensiero di avere un altro figlio mi spaventava. Non c’era un lavoro stabile, né soldi, neanche la tranquillità della salute, perché la piccola aveva avuto dei problemi. Per me i figli sono tutto, ma in quel momento proprio non me la sentivo di metterne al mondo un altro. Mio marito invece lo avrebbe voluto e ci scherzava. Però poi ero io che mi sarei dovuta alzare di notte, ricominciare da capo con pannolini e tutto quanto, non lui! Si discuteva, ma la mia decisione l’avevo presa, avrei abortito, anche perché da poco avevo messo su una piccola attività economica. 

Si fa presto a dire “faccio l’aborto”, però... quando poi devi  confrontarti, cominci a riflettere. Quella mattina dopo aver parlato con l’ostetrica avevo tanti dubbi, perché cominciavo a rendermi conto del passo che stavo facendo. Ero già mamma, sapevo cosa significava. Perciò anche se avevo già fissato la data per l’aborto ed ero un po’ scettica, accettai comunque la proposta dell’ostetrica di parlare con gli operatori del Segretariato Sociale per la Vita Onlus, un’associazione che aiuta mamme in difficoltà come me. Da loro mi sono sentita subito accolta e non giudicata per la mia decisione. Mi ha colpito poi quel loro atteggiamento propositivo nel cercare soluzioni per risolvere i miei problemi. Il più importante: la salute del bambino. Grazie a loro, ho potuto avere la consulenza di un professore che mi ha rassicurato tanto. Per l’aspetto economico poi mi offrirono l’aiuto del Progetto Gemma, un sostegno di 18 mesi per  affrontare le spese del bambino; mi informarono di aiuti economici previsti dallo Stato per noi che avremo tre figli e che possono aiutarci con generi di necessità per neonato. E la mia piccola attività? Ho messo insieme un po’ tutto e ho capito che era più un mio desiderio che qualcosa su cui contare davvero. E ci ho rinunciato, perché ho deciso che conta di più un figlio. Si dice che ogni bambino nasce con il suo fagottino, anche il mio Jacopo, che ha portato - anche se  c’è voluto un po’ di tempo - un lavoro stabile a mio marito. Ora siamo sereni e soprattutto felici di avere nostro figlio. 


Condividi su: