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Abiti usati: un tesoro che fa bene all’ambiente

Le recenti inchieste lo hanno dimostrato: servono leggi che garantiscano le realtà trasparenti. Perché donare è importante, ma bisogna scegliere bene

Gio 30 Nov 2017 | di Domenico Zaccaria | Attualità
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Se l’abito (nuovo) non fa il monaco, quello usato può fare tanto per l’ambiente e per la solidarietà. Tra cambio di stagione, regali di Natale e saldi, dai nostri armadi uscirà presto un piccolo tesoro che troppo spesso non viene adeguatamente valorizzato. Basti pensare che, a fronte di un acquisto medio annuo di abiti pari a circa 16 chili per abitante, la raccolta di indumenti usati raggiunge solo i 2 chili: molti vestiti inutilizzati rimangono negli armadi o peggio finiscono in discarica, dove generano percolato e gas metano, con conseguenti costi economici e ambientali. 

Dal 2003 a oggi la raccolta si è assestata intorno alle 110mila tonnellate annue, evitando così l’emissione in atmosfera di 400mila tonnellate di Co2 equivalente e risparmiando 462 miliardi di litri di acqua. Ma dove vanno a finire i capi una volta recuperati? Vengono riutilizzati o rivenduti principalmente sui mercati africani, sostenendo in questo modo le economie locali e finanziando con il ricavato progetti umanitari. Sono circa 3 milioni gli italiani che abitualmente lasciano i propri indumenti nei contenitori gialli: ma a livello di quantitativi di raccolta ci sono nazioni come la Francia e la Germania che ci doppiano.

 
TRAFFICI ILLECITI
Colpa delle recenti inchieste, che hanno evidenziato gli interessi sempre crescenti delle cosche? Con ogni probabilità sì. Perché il mandato del cittadino che, consegnando i propri abiti, è convinto di contribuire con la propria azione a un progetto solidarietà, alle volte viene disatteso; anzi, capita che i vestiti raccolti finiscano per alimentare traffici illeciti, come hanno dimostrato le inchieste sulla Terra dei Fuochi e su Mafia Capitale. Un business che fa gola, considerando che il giro di affari si aggira sui 300 milioni di euro. Eppure la soluzione al problema ci sarebbe e passa necessariamente per un’azione politica che incrementi il livello di trasparenza dell’intera filiera. 
 
COME COMPORTARSI?
Già, la trasparenza: ad oggi, nei bandi di gara comunali per l’assegnazione dei punti di raccolta degli abiti usati, non sono previsti criteri specifici. A parte rare eccezioni, a chi si presenta non viene richiesto un certificato antimafia, né chiarimenti sull’utilizzo che di quei vestiti verrà fatto. La logica conseguenza è che, accanto ad Onlus e cooperative “sane” che effettivamente controllano tutte le fasi della filiera – raccolta, stoccaggio, igienizzazione, vendita – per realizzare le azioni di solidarietà auspicate dai donatori, si presentano soggetti che alimentano la pratica del contrabbando, il riciclaggio di denaro sporco e il traffico illecito di rifiuti. Di conseguenza i Comuni devono assumersi la responsabilità non solo di evitare che i capi usati finiscano in discarica, ma anche di assegnare il servizio di raccolta a realtà che garantiscano l’effettiva chiusura del cerchio di un percorso virtuoso. Al contempo, i cittadini possono scegliere di conferire i propri vestiti solo nei contenitori gialli, nei quali è esplicitato il soggetto che poi li raccoglierà e il progetto per il quale li utilizzerà: è meglio diffidare sempre dalle generiche insegne “consegna di abiti usati”, dove non sono presenti né nomi, né numeri di telefono del gestore del contenitore stesso. L’equazione, in definitiva, è piuttosto semplice: più la filiera sarà controllata da soggetti che non praticano il lucro, più aumenterà la quota effettivamente destinata a programmi di solidarietà. Con buona pace della criminalità organizzata. 



 


Clothes FOR LOVE

 

L’organizzazione umanitaria Humana People to People Italia lancia Clothes for love, i nuovi contenitori per la raccolta di abiti usati completamente digitalizzati. La struttura a forma di cuore vuole evidenziare la generosità che accompagna la donazione, ma l’elemento davvero distintivo è il touchscreen digitale che consente di ottenere informazioni sul conferimento dei vestiti, sulla filiera e sul progetto beneficiario. Dopo la donazione, è inoltre possibile selezionare dal monitor un buono sconto (stampato in tempo reale) per l’acquisto di prodotti sostenibili, come alimentari bio, lampadine a basso consumo o prodotti di botteghe locali. 

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