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Car sharing: sopravviverà all'inciviltà?

Sesso in auto, droga, incuria, sporcizia e sosta selvaggia mettono a dura prova le compagnie e i costi di gestione lievitano a dismisura

Gio 30 Nov 2017 | di Angela Iantosca | Attualità
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Tra foto e descrizioni assurde, sfogliarlo è un bel divertimento, ma, quando la lettura diventa ragionata, ecco che scatta il sentimento del contrario e la riflessione sulla società in cui viviamo diventa amara e beffarda: è umorismo in pieno stile pirandelliano quello che trasuda dalle pagine del dossier delle compagnie di car sharing in Italia, un libro nero in cui ciascun funzionario incaricato annota i comportamenti da prevenire, sanzionare o segnalare alle forze dell’ordine. Dopo un primo sorriso, inevitabile alla vista di immagini che mostrano tacchi a spillo conficcati nel tettuccio di una mini car o motorini incastrati in un micro baule, non si può far a meno di riflettere sull’inciviltà di chi dovrebbe invece fare tesoro di uno strumento pensato per promuovere la mobilità sostenibile e che ha già contribuito a ridurre del 30% le emissioni di C02 nelle grandi metropoli (ma in merito a questi dati gli studi sono ancora contrastanti). L’effetto di tanta incuria e del più totale menefreghismo all’italiana? A lungo andare è inevitabile che i costi di gestione crescano e con essi sia destinato a lievitare anche il prezzo orario di utilizzo.
 
Il crimine sceglie il car sharing
Stando a quanto riportato sui dossier delle  più importanti compagnie che operano in Italia, il crimine ama il car sharing, divenuto fondamentale per le più disparate operazioni malavitose. C’è chi ha pensato di creare decine di profili diversi per effettuare le consegne di droga in giro per la città e chi ha utilizzato le auto destinate alla condivisione per dare vita a un maxi giro di prostituzione.
C'è chi è riuscito a sfruttare le piccole vetture senza pagare, ma, una volta scoperto, è finito in carcere perché destinatario di un’ordinanza di custodia cautelare mai eseguita e c’è persino chi ha invitato a bordo tutti i suoi amici, sei persone più il conducente in un’auto omologata per due, e si è schiantato contro un muro. Ma non solo, la flotta di mini auto ha suscitato l'attenzione di svariate bande di ladri, che, in più di un'occasione, le hanno rubate o private dei pezzi più facili da ricettare. 
 
Pulizia? No se l'auto non è mia
A far lievitare i costi di gestione, tuttavia, è la necessità di lavare, se non addirittura cambiare le tappezzerie delle vetture puntualmente ogni weekend. Chi alza il gomito e si sente male, del resto, non pensa a restituire l’auto così come l’ha trovata, tanto meno si interessa di questo aspetto chi la utilizza per fare sesso (lasciando fazzoletti e preservativi ovunque) o chi, dopo un’abbuffata di hamburger, patatine fritte e Coca Cola, rovescia la bibita o guida con le mani intrise d’olio. La scoperta peggiore, però, l’ha fatta chi è stato costretto a documentare sul libro nero della compagnia la presenza di feci umane rimaste in auto per giorni e giorni. 
 
Un esercito di sbadati
Quando l’auto non è di chi la guida stare attenti è decisamente un optional. A tutte le compagnie è capitato di dover andare a recuperare mezzi intrappolati in mercati rionali tra decine di bancarelle, nei parchi e persino in cancelli privati, anche se tale operazione costituisce reato. La lista degli oggetti abbandonati in auto, poi, è davvero esilarante: dal turista che ha dimenticato la borsa di Gucci appena comprata, alla signora che ha lasciato una torta di compleanno a macerare nel portabagagli per giorni e giorni. Il caso più assurdo? È successo a Roma, dove un giovane ha richiesto l’intervento della compagnia perché rimasto bloccato in auto: nemmeno il tempo di spegnere il veicolo che un Suv aveva parcheggiato in doppia fila mentre l’altra porta era bloccata da un palo. Per liberare il ragazzo e fermare  il contatore che continuava a scorrere è stato necessario smontare il portabagagli.                           
 

 
A dicembre del 2016 una Fiat 500 Enjoy è riaffiorata dalle acque del fiume Stura, all’altezza di corso Vercelli a Torino. Nessuno sa come il mezzo sia finito in acqua, probabilmente molto tempo prima. Sul caso è stata aperta un’inchiesta. 
 

 

Sembra nuovo, ma ha già 20 anni

 
È stato un decreto del Ministero dell’Ambiente a dare il via al car sharing nel lontano 1998, subito salutato con entusiasmo da turisti, giovani, ambientalisti e da chiunque non potesse permettersi un’auto. La prima città a testare le vetture condivise è stata Milano nel 200, subito seguita da Roma, Firenze e Torino che ad oggi detengono l’89% del totale dei mezzi adibiti a tale funzione. Ad oggi in 26 città è attivo un servizio station based (bisogna riportare l’auto alla base), ma sono solo sette i centri che offrono anche l'opzione a flusso libero (la vettura può essere lasciata ovunque in città).
 
 
Tutti i numeri del car sharing
 
650 mila sono gli italiani iscritti ai vari servizi esistenti
5.800 le vetture coinvolte
19 euro è l’abbonamento annuo più economico
6.8 milioni i noleggi effettuati sino ad oggi
29 le città italiane in cui è presente il car sharing
 
Il car sharing in Italia
 
56% al Nord
 39% al Centro 
 5%  Sud e Isole


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